ANNE TYLER.
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RISTORANTE NOSTALGIA.
Parte 2.
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Titolo originale: Dinner at the Homesick Restaurant. 1982.
Traduzione di: Antonella Barina.
1992. Ugo Guanda Editore, PARMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Libero Giacomini.
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RISTORANTE NOSTALGIA.
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Ezra organizz una cena di festeggiamento la sera prima del matrimonio di Jenny, un venerd. Ma gioved sera Jenny telefon a Cody, a casa sua. Era una telefonata urbana: disse che era solo a pochi isolati pi in l, in un albergo con Sam Wiley. Ci siamo sposati ieri mattina, disse, e ora siamo in viaggio di nozze; per cui dopo tutto la cena non si far.
Be', com' successo tutto ci? chiese Cody.
C' stato un piccolo dissapore tra la mamma e Sam.
Ah, ho capito.
La mamma ha detto... e Sam le ha risposto... e allora io sono intervenuta dicendo: "Oh, Sam, perch non ci limitiamo a..." Solo che mi dispiace per Ezra: so quanto si  dato da fare.
Ormai dovrebbe essersi abituato, disse Cody.
Aveva intenzione di cucinare un maialino da latte.
Ezra aveva notato (si chiedeva Cody) che la famiglia, tutta insieme, non era ancora riuscita a portare a termine neanche una delle sue cene? Che a met della cena litigavano e se ne andavano, o a volte non riuscivano neanche a incominciare a mangiare? Be', doveva averlo notato per forza; ma si rendeva conto che era un'abitudine, una cosa ricorrente? No, forse considerava ogni cena come un'unit a se stante, indipendente dalle altre. Forse nella sua mente non le aveva mai collegate tra loro.
Forse era proprio un idiota.
Bisognava ammettere che una volta - per festeggiare il
nuovo lavoro di Cody - erano riusciti ad arrivare fino al dolce;
per cui se non avessero ordinato il dolce si sarebbe potuto
dire che il pasto era stato portato a termine. Ma sta di fatto
che quel dolce lo avevano ordinato, e che era stato lasciato ad
afflosciarsi nei piatti, quando Perla aveva accusato Cody di
farlo apposta a mettere su un'impresa il pi lontano possibile
da casa. C'era stato un piccolo litigio pieno di fierezza; la
conversazione si era interrotta; e Cody se ne era andato: per
cui a rigore neanche quella cena poteva considerarsi finita.
Perch Ezra continuava a provarci?
Forse era meglio chiedersi come mai tutti loro continuavano
ad andarci.
In effetti loro forse si vedevano pi spesso di quanto non
facessero le famigliole felici. Era come se dovessero continuare
a ritornare su quello in cui non riuscivano. (Il che voleva
dire che se mai avessero portato a termine una cena, si sarebbero
alzati e salutati per sempre?)
Quando Jenny ebbe riattaccato, Cody si sedette sul divano
e sfogli la posta del mattino. Per qualche motivo si sentiva
turbato. Si chiedeva come aveva fatto Jenny a sposare Sam
Wiley, un tipo artistoide, piccolo, magro, con lo sguardo furbo,
vanitoso. Si chiedeva se Ezra avrebbe annullato del tutto
la cena o l'avrebbe semplicemente rimandata a dopo il viaggio
di nozze. Immagin Rut nella cucina del ristorante, che infarinava
cosce di pollo con le sue ditine grinzose. Scorse un annuncio
pubblicitario per l'assicurazione sulla vita, e si chiese
come mai nessuno dipendesse da lui: nemmeno quel tanto da
richiedere i soldi dell'assicurazione nel caso che morisse.
Apr una busta su cui c'era scritto offerta eccezionale!
e vi trov tre campioni di carta da lettere ed un modulo lucido
per ordinarla. Uno dei campioni era blu, con in alto impresso
in rilievo le iniziali lmr. Su un altro c'era scritto paola in
lettere merlettate, con la P intrecciata a un viticcio di convolvolo,
e il terzo era uno di quei fogli di carta da lettere che
una volta ripiegati si trasformano in busta. Sulla linguetta
c'erano stampate delle farfalle e nome ed indirizzo del mittente:
Signora Harold Alexander III, 219 Saint Beulab Boulevard,
Dallas, Texas. L'osserv attentamente per un momento,
poi prese una penna dalla tasca della camicia e incominci a
scrivere con una calligrafia insolita, tutta piegata, sinistrorsa:
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Cara Rut,
due righe solo per mandarti un saluto da parte di tutti noi.
Come va il lavoro? Che te ne pare di Baltimora? Harold dice
di chiederti se hai gi trovato un ragazzo, perch stanotte ha
fatto un sogno stranissimo: ti ha sognato con un tipo alto,
con i capelli neri e gli occhi grigi, vestito di grigio. Io gli ho
detto, be', spero proprio che il sogno si avveri!
Stiamo tutti bene, anche se la settimana scorsa Linda ha
fatto un giorno di assenza: una caso di compitinclassite,
 sembrato a me, ah ah! Dice di mandarti un sacco di baci e
abbracci. Scrivici due righe prestissimo, capito?
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A Cody sembr di aver trovato il tono giusto proprio verso
la fine, ma purtroppo non aveva pi spazio. Firm la lettera
con un Bacioni, Sue (la signora Harold Alexander in),
la chiuse, l'affranc e mise l'indirizzo. Poi la infil in una busta
di lavoro e scrisse un biglietto al suo vecchio compagno
di stanza dell'universit, che abitava a Dallas, chiedendogli
di imbucare la busta allegata nella pi vicina cassetta delle
lettere.
Quel week-end non torn a casa, e in compenso riusc a sognare
Rut: ella stava aspettando l'arrivo del treno di Cody,
ed egli la vedeva sul binario, che sbirciava dentro tutti i finestrini
degli scompartimenti, mentre il treno era ancora in moto.
Aveva una tal voglia di raggiungerla, di vedere l'espressione
del suo viso rilassarsi quando fosse riuscita a scorgerlo,
che la chiam forte, con il risultato di svegliarsi. Ud il suo
urlo riecheggiare nel buio: non si trattava del nome di Rut,
dopo tutto, ma di un suono da sonno senza significato. Per ore,
dopo, cerc di ricalare nel sogno, ma ormai lo aveva perduto.
La mattina dopo inizi un'altra lettera, sul foglio intestato
Paola. E con calligrafia tutta arricciolata scrisse:
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Cara Rut,
vecchia mia, non ti fai proprio pi sentire dagli amici?
L'altro giorno ho detto a mamma: mamma, quella Rut Spivey
si  completamente dimenticata di noi.
Qui le cose non vanno molto bene: immagino che tu abbia
saputo che io e Norman non stiamo pi insieme. So che
ti stava simpatico, ma non hai idea di quanto fosse noioso, a
volte, sempre cos lento e silenzioso, mi faceva venire i nervi.
Rut, stai alla larga da quegli uomini pallidi, biondi e pensierosi,
perch sono una vera delusione. Trvati qualcuno di scuro
e interessante, che ti porti in un sacco di posti dove non sei
mai stata. Non sto scherzando, so quel che dico.
La mamma ti manda i suoi saluti e chiede se vuoi che ti
cucia qualcosa: non si pu proprio pi muovere, ormai, con
quell'artrite alle ginocchia,  costretta a starsene in poltrona
e quindi ha molto tempo per cucire. A presto,
Paola.
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Sped questa seconda lettera dalla Pennsylvania, dove il
marted successivo and a visitare una fabbrica di casse da
imballaggio. Il mercoled poi, da New York, sped il foglio di
carta da lettera blu con in cima le iniziali lmr.
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Cara Rut,
l'altro giorno sono andata a pranzo con Donna e mi ha detto
che stai con un tipo davvero niente male.  stata un po'
vaga nei particolari, ma quando mi ha detto che si chiama
Tull ed  di Baltimora, mi sono resa conto che deve trattarsi
di Cody. Qui lo conosciamo tutti, e lo adoriamo:  davvero
una brava persona nell'intimo, e per anni  stato mal giudicato
da gente che non lo capisce. Be', Rut, vedo che sei pi furba
di quanto non mi aspettassi: ho sempre pensato che ti saresti
trovata uno di quei biondini da quattro soldi, ma mi
rendo conto che sbagliavo.
Aspetto di sapere da te i particolari. Con affetto,
Laurie May.
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Con quell'ultima lettera hai proprio esagerato, gli disse Rut.
Ma di che stai parlando?
Stava seduto sullo sgabello della cucina e la guardava tagliare
a pezzetti la carne. Questo sabato era andato direttamente
al ristorante - senza passare per casa, senza fermarsi
alla fattoria - sperando di trovarla cambiata, in qualche modo,
confusa, che le lanciasse forse di tanto in tanto un'occhiata
indagatrice. E invece aveva un'aria arrabbiata. Sbatt la
mannaia sul tagliere. Ti rendi conto, gli chiese lei, che
ho perfino risposto al primo biglietto? Non volevo che nessuno
si preoccupasse, per cui l'ho rimandato indietro dicendo
che non era mio, che doveva esserci stato uno sbaglio. Sono
uscita apposta e ho comprato un francobollo per spedirla. E
avrei anche rimandato indietro la seconda, ma non aveva l'indirizzo
del mittente. Poi arriva la terza e, be', hai esagerato.
Mi cpita spesso, disse Cody con aria dispiaciuta.
Rut sbatt forte la mannaia. Cody ebbe paura che gli altri
- a quest'ora ancora solo Todd Duckett e Giosia - pensassero
che c'era qualcosa che non andava, ma non si voltarono
neanche. Ezra era nella sala davanti che scriveva il men della sera sulla lavagna.
Mi spieghi qual  il problema? gli chiese Rut. Ce l'hai
con me? Mi consideri una rozza di campagna e non vuoi che sposi tuo fratello?
Certo che non voglio che tu lo sposi, disse Cody. Ti amo.
Eh?
Non era in un momento simile che aveva programmato di dirglielo, ma and avanti comunque, di getto, come se fosse
stato ubriaco. Parlo seriamente, disse, sento per te una
spinta, un'attrazione... Devo averti. Non faccio che pensare a te.
Lei lo fissava, a bocca aperta, facendo coppa con una mano
per prendere i pezzetti di carne e metterli in una padella.
Non riesco a esprimermi molto bene, suppongo, disse lui.
Esprimere cosa? Ma di che stai parlando?
Rut, davvero, ti amo. Veramente, disse. Mi sto ammalando
per causa tua. Non riesco neanche a mangiare, guardami!
Sono dimagrito pi di cinque chili.
Per dimostrarlo tir su le braccia: la giacca gli pendeva
larga sui fianchi. Ultimamente aveva ristretto di un buco la
cintura, e i vestiti non gli andavano pi a pennello, ma sembravano
sgualciti, incavati, come appesi.
 vero che sei piuttosto pelle ed ossa, disse Rut lentamente.
Anche le scarpe mi vanno troppo larghe.
Ma che ti ha preso? chiese lei.
Non hai ascoltato una parola di quel che ho detto!
Per causa mia, hai detto. Mi sa che mi stai prendendo
in giro.
Rut, te lo giuro... fece lui.
Sei abituato alle ragazze di New York, alle modelle, alle
attrici; puoi avere chi ti pare.
Ma io voglio te; e ti avr.
Si ferm a studiarlo un attimo. Per la prima volta sembr
che si fosse finalmente aperto uno spiraglio: stavano dialogando.
Poi lei disse: Qui bisogna che ti facciamo rimettere
su i chili che hai perso.
Egli emise un gemito.
Vedi? fece lei. Non mangi mai quel che ti offro.
Non ci riesco, disse lui.
Credo che tu non abbia assaggiato neanche una volta un
piatto cucinato da me.
Mise da parte la padella e si diresse verso la grossa marmitta
nera che stava bollendo lentamente sui fornelli. Verdura
di campagna, disse sollevando il coperchio.
Davvero, Rut...
Ne vers un po' in una scodellina di terracotta e la mise
sulla tavola. Siediti, disse. Mangia. Quando l'hai provata
ti dico il segreto.
La scodella era fumante, e aveva un profumo cos intenso
e aromatico che bast gi a farlo sentire fin troppo sazio.
Accett il cucchiaio che lei gli porgeva, lo immerse nella minestra,
riluttante, e ne mand gi una cucchiaiata.
Be'? fece lei.
 buonissima, rispose.
E in effetti era deliziosa, se solo a uno gli importavano
queste cose. Non aveva mai mangiato una minestra cos buona;
c'erano tocchi di verdure fresche e il brodo era ricco e
denso. Ne prese un'altra cucchiaiata. Rut gli stava sopra, con
i pollici nelle tasche dei blue jeans. Zampe di pollo, disse.
Cosa?
Il suo segreto sono le zampe di pollo.
Abbass il cucchiaio e guard nella scodella.
Mangia, gli disse. Metti su un po' di carne.
Immerse di nuovo il cucchiaio.
Dopo di che gli port un'insalata di erbette che aveva coltivato
nel terrazzo di sopra e un cestino di pane che aveva
cotto al forno quel pomeriggio: una ricetta di casa, disse.
Cody mangi tutto, e fino a che non ebbe finito ella continu a
guardarlo. Nel mettergli accanto dell'altro burro per il pane,
si allung vicina sopra di lui, ed egli sent il calore che
emanava.
Ora erano arrivati altri due cuochi, e un ragazzo cinese
stava rosolando dei funghi neri, ed Ezra faceva andare un
miscelatore vicino al lavandino. Rut si sedette accanto a Cody,
poggiando gli stivali militari sul piolo della sua sedia e
cingendosi le costole con le braccia. Cody si tagli un enorme
spicchio di torta e concesse un pensiero anche al cibo: al fatto
che nella vita delle altre persone esso avesse un significato
inspiegabilmente ricco. Non si potrebbe classificare la gente,
egli si chiese, unicamente in base al suo atteggiamento nei
confronti del cibo? Bastava vedere Perla: una mamma che
non nutre, nel vero senso della parola. Anche quando lui era
piccolo, ed essi dipendevano totalmente da lei per essere nutriti...
Dio mio! se solo uno accennava al fatto di avere fame,
lei subito si faceva vedere occupata ed esausta, nervosa, affannata,
distratta. Cody se la ricordava quando tornava a casa
dal lavoro, la sera, e si tormentava, tutta irritata, in cucina:
le scatolette ruzzolavano gi dagli armadietti e le cadevano
addosso, fagioli, carne in scatola, tonno sott'olio, piselli in un
barattolo grigioverde. Il pi delle volte cucinava con il cappello
in testa, e quando bruciava qualcosa piagnucolava:
bruciava cose che nessuno si sarebbe mai immaginato che si potessero
bruciare e ne serviva altre mezze crude, aggiungendo
di testa propria ingredienti che non c'entrano niente, come
l'ananas a pezzetti nel pur. (Qualunque cosa, bastava
che fosse avanzata, poteva essere gettata in padella con qualsiasi
altro alimento). L'unico condimento che concepiva era
il sale ed il pepe; l'unica salsa, la minestra di funghi Campbell,
non diluita. Fino a che non fu cresciuto, Cody aveva sempre
pensato che il roast-beef dovesse essere filaccioso: non
una cosa che si affetta, ma un oggetto asciutto, coriaceo, che
si separa con la forchetta, un trefolo dall'altro, e clang! si lascia
cadere nel piatto.
Quando eri malato per, se lo rammentava, potevi contare
su di lei perch ti portasse delle cose liquide: del t caldo,
per esempio: in questo era brava. E consomm in scatola; tutte
cose leggre, acquose. Poi si fermava sulla porta, con le
braccia conserte, mentre lo bevevi. A Cody torn in mente
anche il fatto che quando gli altri mangiavano o bevevano,
ella aveva sul viso un'espressione di leggero disgusto: di per
s mangiava poco, spesso giocherellava con il cibo, e implicitamente
dava ad intendere un certo biasimo per chi dimostrava
d'avere fame o di essere troppo interessato a quello che
gli veniva servito. Il bisogno: disapprovava il bisogno nella
gente. Quando c'era un motivo di discussione in famiglia, lei
il pi delle volte faceva di tutto per affrontarlo durante la cena.
Addentando la crosta friabile, buonissima, della torta di
Rut, Cody consider i tre figli allevati da sua madre: Jenny,
per esempio, con le sue diete a base di acqua e limone e foglie
di insalata, che non si concedeva mai un dolce, a volte
saltava del tutto i pasti, come se avesse sempre davanti agli
occhi quell'aria di disapprovazione di sua madre. E anche Cody
non era molto diverso, a dir la verit. Sembrava che per
lui il cibo non contasse niente; erano gli altri ad averne bisogno,
ed era quindi per fare piacere a loro che quand'era in
compagnia di qualcuno, o nei pranzi di lavoro, gentilmente
ordinava un pasto anche per s: per tenere loro compagnia.
Ma nel suo frigorifero c'era solo latte per il caff e limone per
il gin and tonic. Non faceva mai la prima colazione, e spesso
si dimenticava il pranzo; a volte poi nei pomeriggio provava
come un senso di rodimento allo stomaco, e allora mandava
fuori la sua segretaria a comprargli qualcosa da mangiare.
Che cosa vuole di preciso? chiedeva lei, e lui rispondeva:
Qualsiasi cosa, non mi importa. A volte gli portava una
pasta, a volte un panino con l'uovo, o una salsiccia con pane
di segala: per lui andava sempre bene. Nella maggior parte
dei casi nemmeno lo notava che cos'era: gli dava un morso,
continuava a dettare, e lasciava che il resto venisse buttato via
dalla donna delle pulizie. Una ragazza con cui una volta era
andato a cena aveva sostenuto che questo era sintomo di una
qualche mancanza. Vedendolo pulire il pesce senza poi riuscire
a mangiarlo, e notando che aveva rifiutato il dolce e che
poi con aria benevola, tollerante, aveva aspettato che lei finisse
il cioccolato, lo aveva accusato di... come l'aveva chiamata?
Incapacit di godere. Mancanza della capacit di provare piacere.
Egli allora non aveva capito come si potessero trarre
tante conclusioni da un unico pasto. E tuttora non era d'accordo con lei.
S, si poteva dire che solo Ezra era riuscito a sfuggire a tutto
ci. Ezra era cos impermeabile... cos duro di comprendonio,
in realt, che nulla sembrava toccarlo. Mangiava di cuore,
sia che si trattasse di cose cucinate da sua madre che da
lui; e gli piaceva tutto quello che gli veniva offerto, soprattutto
il pane: avrebbe dovuto stare attento al peso, invecchiando.
Ma soprattutto era portato a nutrire gli altri: ti metteva
un piatto davanti, e poi stava l, con il volto in attesa, le
mani avvinghiate sotto il mento, a seguire i movimenti della
tua forchetta. C'era qualcosa di tenero, quasi di affettivo,
nell'atteggiamento che assumeva nei confronti di chi mangiava
quel che aveva cucinato lui.
Proprio come Rut, pens Cody.
E le chiese un'altra fetta di torta.
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La mattina, adesso, la chiamava da New York, spesso buttando
gi dal letto la padrona di casa; e anche Rut, quando
rispondeva, aveva ancora la voce rauca da sonno (o era tuttora
dovuta a perplessit?) Ogni volta ci metteva un po' ad animarsi
alle sue domande, e all'inizio era molto stringata. S,
stava bene. Al ristorante tutto okay. La cena ieri sera non
era male. E poi (allungando gradatamente le frasi, come se
ogni volta gli si arrendesse di nuovo) gli diceva che quella
pensione incominciava a logorarla: inquilini striscianti che a
tutte le ore giravano silenziosamente in pantofole, senza per
andare mai da nessuna parte, la padrona di casa eternamente
piantata davanti alla Tv. Costei, vedova, era convinta che le
sopracciglia di Perry Como volgessero all'ins perch di natura
aveva una voce da basso e raggiungere note cos alte gli
provocava un dolore costante; ella aveva inoltre sentito dire
che anche Arthur Godfrey era stato affetto da un dolore continuo
per anni, sempre con un sorriso coraggioso sulle labbra,
e roteando sul suo sgabello, perch anche il minimo passo lo
trafiggeva come un coltello. S, per la signora Pauling tutto
era un dolore continuo; la vita era un dolore continuo, e Rut
aveva incominciato a guardarsi intorno e a chiedersi come faceva
a sopportare un posto simile.
Durante i week-end - la sera del venerd e del sabato -
Rut si muoveva rapida per la cucina del ristorante sbattendo
quarti di bue e montando chiare d'uovo. Ezra lavorava pi
silenziosamente; e Cody stava seduto al tavolo di legno. Ogni
tanto Rut gli metteva qualche nuovo piatto davanti e Cody
mangiava ubbidiente: ogni boccone era una dichiarazione
d'amore. Rut lo sapeva: era tesa e vigile; e gli lanci delle
occhiate penetranti, di traverso, mentre egli tirava su con la
forchetta uno dei suoi gnocchi, ed egli stava attento a non lasciare
nulla nel piatto.
La domenica mattina, poi, gialle mattine estive nella pensione
di Rut, egli suonava il campanello e l'attirava a s appena
veniva ad aprire. Ogni volta che la baciava aveva la strana
impressione che una parte di lei le fosse rimasta alle spalle
e continuasse a girovagare per casa, vivace ed allegra e ancora
inafferrabile, sollevando i coperchi delle pentole, sbattendo
le porte degli armadietti, canticchiando, scuotendo la
testa e pulendosi le mani sui blue jeans.
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Non ho capito, rispose loro Ezra.
Aspetta che ricomincio da capo, disse Cody.
Ed Ezra continu: Cos', uno scherzo? Che cos'?
Rut e io... incominci a dire Cody.
Ma Rut lo interruppe: Ezra, tesoro, ascolta, e fece un
passo avanti. Aveva addosso un vestito blu che Cody le aveva
comperato per il viaggio e un paio di scarpe con i tacchi
alti fatti a striscioline sottili. Anche se era un'accecante giornata
d'agosto la sua pelle aveva un'aria fredda, secca, incipriata,
e le lentiggini spiccavano nitidamente. Disse: Non
 certo stata una cosa programmata; non abbiamo mai avuto
la minima intenzione, n io n Cody, nessuno dei due.
Ezra era in attesa, evidentemente ancora non capiva. Era
indietreggiato fin contro i grossi vecchi fornelli del ristorante,
come per ritrarsi alla loro notizia.
Si pu dire che  successo cos, disse Rut.
Non vi rendete conto di cosa dite, gemette Ezra.
Ezra, tesoro...
Non fareste mai una cosa simile. Non  vero.
Vedi, non so come sia successo, ma io e Cody... e avrei
dovuto dirtelo prima, ma continuavo a pensare, be', questo 
solo un... voglio dire,  una sciocchezza; lui  cos raffinato,
non  una persona per me; si tratta solo di un... sogno a occhi
aperti, vedi...
Ci deve essere una spiegazione, disse Ezra.
Mi dispiace davvero tanto, Ezra.
Sono sicuro che fra un minuto capisco tutto, disse lui.
Datemene solo il tempo. Aspettate un minuto. Lasciatemi
pensare.
Essi aspettarono, ma egli non disse pi nient'altro. Si premette
due dita sulla fronte, come se dovesse risolvere un
complicato indovinello. Dopo un po' Cody tocc il braccio di
Rut, e lei disse: Be', Ezra, ciao, e tutti e due se ne
andarono.
Una volta in macchina ella pianse un po': senza fare scene,
ma tirando su con il naso silenziosamente e con la testa girata
verso il finestrino. C' qualcosa che non va? le chiese
Cody.
Lei fece segno di no con il capo.
Sei sicura di volere andare avanti in questa faccenda?
Fece segno di s.
Avevano in programma di andare a New York in treno
(idea di Rut, che in treno non c'era mai stata), e poi l di sposarsi
con una cerimonia civile. I parenti di Rut, aveva detto
lei, erano quasi tutti morti, o non gliene importava gran che
della cosa, per cui non c'era motivo di sposarsi nella sua cittadina.
Mentre i parenti di Cody... be', non c' bisogno di
dirlo. Per un pochino di tempo tanto valeva che rimanessero
a New York: tra breve le acque si sarebbero calmate.
Rut si tolse un guanto, che lungo le cuciture era gi diventato
grigio, lo appallottol e l'us per asciugarsi gli occhi.
Vicino alla stazione Cody trov un parcheggio con tariffe
settimanali. Viaggiare in treno creava un sacco di problemi,
ma ne valeva la pena per fare piacere a Rut. Ella si stava gi
riprendendo e gli chiese se secondo lui ci sarebbe stata una
carrozza ristorante (una carrozza per mangiare la chiamava).
Cody rispose che supponeva di s. Prese lo scontrino
che gli porgeva il parcheggiatore e usc da dietro il volante,
brontolando un po'; ultimamente aveva ripreso qualche chilo
intorno alla vita. Estrasse la valigia di Rut dal baule. Lei non
era abituata ai tacchi alti e gli zoppicava dietro barcollante,
dando di tanto in tanto una forte raschiata sul pavimento.
Spero di farci presto la mano a questi aggeggi, disse a
Cody.
Non devi mica portarli per forza, lo sai.
S che devo, rispose lei.
Cody la pilot in stazione. La frescura improvvisa, piena di
echi, sembr stordirla, facendola piombare nel silenzio: stette
l a guardarsi intorno, mentre Cody and allo sportello
dei biglietti. Una signora in cima alla fila stava discutendo sul
prezzo da pagare, e un uomo con un vestito bianco azzimato
volse lo sguardo verso Cody in segno di esasperazione per
l'attesa: Cody fece finta di non vederlo; si volt come per
controllare la lunghezza della coda dietro di lui, e una giovane
donna grassottella con un bambino gli sorrise all'istante,
prontissima, dicendo: Cody Tull!
Eh?
Sono Jane Lowry, ti ricordi di me?
Jane! Jane Lowry! Be', sono proprio contento di vederti,
che piacere... e questa  la tua bambina?
S; saluta il signor Tull, Betsy. Il signor Tull e la mamma
andavano a scuola insieme.
Cos ti sei sposata, disse Cody avanzando nella fila.
Be', che...
Ti ricordi il giorno che ti sono venuta a trovare senza essere
stata invitata? chiese lei, ridendo, e nel modo in cui
inclinava la testa egli rivide un barlume della ragazza d'un
tempo; in passato aveva dei capelli bellissimi, e ancora adesso,
bench li portasse corti, rivelavano schegge di luce d'oro.
Avevo una tale cotta per te, disse lei. Dio mio! Mi sono
comportata in modo proprio ridicolo.
Hai giocato a dama con Ezra, le ricord Cody.
Ezra?
Mio fratello.
Avevi un fratello?
S che ce l'avevo; ce l'ho. Hai giocato a dama con lui tutto
il pomeriggio.
Che strano; pensavo che avessi solo una sorella. Come si
chiamava? Jenny. Era cos magra, l'ho invidiata per anni.
Poteva mangiare tutto quel che voleva senza che si vedesse.
Che cosa fa Jenny adesso?
Sta facendo una specializzazione in medicina. Ed Ezra
manda avanti un ristorante.
A quei tempi, disse Jane, il mio pi grande desiderio
era di svegliarmi una mattina e scoprire che ero diventata
Jenny Tull. Ma mi ero dimenticata che tu avessi un
fratello.
Cody apr la bocca per parlare, ma l'uomo vestito di bianco
se ne era andato e ora toccava a lui allo sportello. Quando
ebbe finito con i biglietti, Jane era ormai passata all'altra fila
e stava comprando i suoi.
Non la vide pi - anche se la cerc sul treno - ma era strano
come ella lo avesse rituffato nel passato. Mentre ondeggiava
sul sedile accanto a Rut, con quella manina ruvida tra le
sue, senza avere gran che da dirle, frammenti di ricordi sepolti
lo fecero trasalire. L'odore del gesso durante le lezioni
di geometria; la sensazione dolce, intensa, dell'ultimo giorno
di scuola in primavera; lo schiocco della mazza da baseball
sul campo di ricreazione. Si ritrov in una sera d'estate, in uno
di quei posti in cui in macchina si andava a mangiare un hamburger,
con le sue luci accecanti circondate dalla notte, l'odore
caldo, salato, unto delle patate fritte, e gli amici scherzosi sul
marciapiede. Ud una sua ragazza di tanti anni fa, la sua voce
monotona e insoddisfatta: Mi chiedi di andare al cinema e
io dico di s, poi cambi idea e vuoi invece andare a giocare a
bowling, quando io accetto, tu per dici, aspetta, facciamo
un'altra sera, come se tutto ci che riesci a ottenere si trasformasse
subito in qualcosa che non vuoi... Ud sua madre
che diceva a Jenny di non stare scomposta, a Cody di
non bestemmiare, e chiedeva ad Ezra perch non affrontava
coraggiosamente il bullo del quartiere. Cerco di vivere come
una sostanza liquida, aveva risposto Ezra, e Cody (che cercava
di vivere come una roccia) era scoppiato a ridere; riusciva
ancora a sentirla quella risata. Ud Ezra chiedere: Perch
i cetrioli non pizzicano pi? e: Cody, non vuoi fare la
strada con me fino a scuola? Vide Ezra mirare con una
freccia dalla penna rossa, e il suo polso screpolato, infantile
prendere un'angolazione goffa: lo vide precipitarsi al telefono
- Rispondo io! Rispondo io! - allegro e speranzoso, di
anni e anni pi giovane. Gli rivenne in mente Carola, o si
chiamava Caterina? che elencava i difetti di Ezra - un uomo
materno, aveva detto; come aveva detto? - e gli pass per la
testa che il motivo per cui si era disinteressato a lei era che
in realt ella non aveva capito Ezra; non si era resa conto di
che si trattava veramente. Poi Rut gli strinse la mano e disse:
Ho intenzione di andare in treno per sempre;  tanto pi
bello dell'autobus. Non trovi, Cody? Cody? Non trovi? Il
treno gir intorno a una curva, emettendo un fischio acuto,
sottile, che lo colse di sorpresa. Per un attimo credette davvero
che quel suono fosse una musica: la melodia di un flauto,
un gorgogliare di note, il frammento di una canzoncina
che fluttuava nel vento e gli spezzava il cuore.
...
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...
SPIAGGE LUNARI.
...
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...
Due o tre volte all'anno Perla va alla fattoria per assicurarsi
che tutto sia in ordine.  suo figlio Ezra a portarla in macchina
l, e lei prende con s una scopa, una paletta per la spazzatura,
degli stracci, un sacchetto della drogheria per l'immondizia,
un secchio e una scatola di detersivo. Ezra le chiede
perch non le lascia alla fattoria quelle cose, ma ella sa che
non sarebbero al sicuro; se le porterebbero via i trasgressori.
I trasgressori: i bambini, le coppie di innamorati, le bande
adolescenti. La manda in bestia pensarci. Mentre la macchina
esce dalla strada principale e sferraglia su per il viale tutto
pieno di solchi che porta alla casa, lei gi se la immagina la
sporcizia che hanno lasciato: lattine di birra gettate tra le erbacce,
pezzi di carta igienica appesi ai cespugli. Questo tratto
di terra  stato lasciato andare e la vegetazione  aggrovigliata
e selvaggia, irsuta, grafitante, senz'ombra alcuna dal sole infuocato.
Incastrati nella polvere della strada luccicano tappi
di bottiglie. Lo slargo di dietro (non rasato a macchina, ma
falciato a mano da Jared Peers, una o due volte d'estate) 
cosparso di piatti e di bicchieri di carta, di tovaglioli, di sacchetti
di panini vuoti, cannucce a strisce rosse e quei vermetti
di carta a fisarmonica, particolarmente duri a morire, in cui
le cannucce erano un tempo incartate.
Ezra parcheggia la macchina sotto una quercia.  una
vergogna. Un peccato e una vergogna, dice Perla scendendo.
Porta un vestito di tela crespa a strisce bianche e blu,
facilmente lavabile, e le scarpe pi vecchie che ha; in testa un
cappello di paglia a tsa larga. Le protegger i capelli dalla
polvere, tutti tranne due riccioli sbiaditi, biondastri, che le
incorniciano le tempie.  un delitto di stato, dice guardandosi
intorno, mentre Ezra tira fuori dalla macchina l'armamentario
per le pulizie. La casa  a due piani, d'un grigio
spettrale, scolorito. La trave in alto nel tetto  tutta imbarcata,
il portico davanti ha ceduto e ci sono molte finestre rotte,
sempre di pi ogni volta che viene.
Le torna in mente il giorno in cui Cody le ha mostrato per
la prima volta il posto: Immagina quante cose ci si possono
fare, mamma. Pensa alle possibilit. Aveva in programma
di sposarsi e di far crescere l la sua famiglia, di darle tanti
nipoti. Teneva anche del bestiame, pagando Jared Peers
perch se ne occupasse finch lui non vi si fosse trasferito.
Ma erano passati anni ormai, e tutto quel che ne rimaneva,
di quegli animali, era una coppia di galline spennacchiate,
ormai inselvatichite, che chiocciavano nel cespuglio di more dietro alla stalla.
...
.
...
Lei ha la chiave della porta di dietro, tutta deformata, ma
non ce n' bisogno: il lucchetto manca e la serratura arrugginita
 l aperta, penzolante. No! Di nuovo! dice, girando
il pomello ed entrando con cautela. (Un giorno o l'altro ci
sorprender qualcuno l dentro, che le far saltare le cervella
per essere entrata). La cucina odora di stantio, di freddo,
anche se  una giornata cos calda. C' una mosca che ronza
sulla tavola, una chiazza di ruggine sul fondo del lavandino,
e appesa alla finestra un'unica tenda di plastica sporca, ridotta
a brandelli. Il linoleum accanto agli armadietti  consunto,
e ha perso i disegni.
Ezra la segue, carico di arnesi per le pulizie: li appoggia per
terra e si asciuga il viso con la manica della camicia da lavoro.
Le ha detto tante volte che non riesce a capire l'utilit di tutto
ci: perch pulire solo per poi pulire di nuovo la volta
dopo? Qual  il motivo, vorrebbe proprio saperlo. Perch
fare tutta 'sta fatica, che cos'ha in mente? Ma Ezra  una persona
condiscendente, e se lei si impunta lui non insiste. Si
passa le dita tra i capelli, ora di un giallo scuro, striato, per
via del sudore. Prova il rubinetto della cucina, che prima
scoppietta e poi fa sgocciolare un po' d'acqua color rame.
Sul pavimento c' una mezza dozzina di bottiglie vuote.
Guarda! E guarda qua! fa Perla, dando un piccolo colpo,
con la punta del piede, a un pacchetto di Marlboro. Cerca di
strofinare via una bruciacchiatura dal tavolo e pudicamente si
volta dall'altra parte quando Ezra tira su con la scopa un qualcosina
di gomma che  meglio non nominare e lo getta nel
sacco della spazzatura.
Cody, aveva continuato a dire Perla in passato, puoi
pagare qualcuno che venga a buttar via questi mobili; non li
vorrai certo tenere per te. Cody, c' un vestito della domenica
nell'armadio della camera da letto, e delle scarpe in cima alle
scale della cantina, un vecchio paio di scarpe grosse, da giardino,
tutte infangate. Devi pagare qualcuno che venga a portarti
via questa roba. Ma Cody non le aveva dato retta...
non ci andava quasi mai laggi. Stava quasi tutto il tempo a
New York, e senza dirlo a nessuno, Perla si aspettava che l
sarebbe rimasto. Quale delle ragazze che frequentava sarebbe
stata disposta ad una vita in campagna? Dai retta a me, fai
attenzione a chi ti sposi, gli aveva detto. Nessuna delle
tue ragazze che io ho conosciuto fa per te: tutte queste reginette
di bellezza, con i capelli neri, appariscenti.
E invece, se solo si fosse sposato una di quelle ragazze! Se
gli fosse bastato solo quello! Ma un pomeriggio Ezra era entrato
in cucina e si era bloccato l, come se stesse male.
Cosa c' che non va? gli aveva chiesto. Lo sapeva che c'era
qualcosa. Ezra? Perch non sei andato a lavorare?
Si tratta di Cody, aveva risposto.
Cody?
Si era stretta le braccia al petto, immaginandolo morto: il
pi difficile, il pi distante dei suoi figli, di cui ora non avrebbe
mai risolto l'enigma.
Ma Ezra aveva aggiunto:  andato a sposarsi.
A sposarsi, aveva ripetuto lei lasciando cadere le braccia.
Be'? E con chi?
Con Rut.
La tua Rut?
La mia Rut.
Oh, tesoro, aveva detto lei.
Non che non ne avesse avuto sentore. Aveva visto la cosa
procedere per settimane, se ne rendeva conto, ma non l'aveva
esattamente visualizzata come una possibilit di matrimonio:
piuttosto come un'impennata, un flirt, una delle tante
beffe di Cody. Avrebbe forse dovuto accennarlo a Ezra? Non
l'avrebbe ascoltata, era cos ingenuo, cos innamorato: Rut
era il centro del suo mondo, chiss per quale motivo. E comunque,
chi lo avrebbe mai immaginato che Cody avrebbe
fatto diventare cos seria la cosa? Lo fa solo per dispetto,
tesoro, aveva detto a Ezra. E aveva ragione, tra l'altro, come
aveva avuto ragione anche le altre volte che lo aveva sostenuto...
quelle altre volte! Quegli illogici battibecchi, quei litigi
infantili, quei contrasti, gli scherzi che gli faceva! Cody,
smettila immediatamente, gli aveva ripetuto tante volte.
Credi che non veda quel che stai facendo? Lascia in pace tuo
fratello. Ezra, non ci badare, lo fa solo per dispetto. A quei
tempi Ezra le dava retta e faceva s con la testa, sperando di
poterle credere; stravedeva per suo fratello pi grande. Ma
questa volta le aveva risposto: Che cosa vuoi che mi importi
perch lo ha fatto? L'ha fatto, e basta; l'ha portata via.
Se  vero che una persona pu essere semplicemente portata
via, tesoro, e comunque, siamo franchi, tu non la vuoi.
Ezra si era limitato a guardarla, con una faccia cupa, torva,
il dolore in persona. Lei lo sapeva bene cosa stava provando:
non ci era forse passata anche lei? E le erano ritornati ricordi
del periodo in cui suo marito se ne era andato: le era parso
di essere tutta una ferita, allora, un buco profondo, cavo, circondato
dai brandelli di quel che era stata in passato.
Con la scopa raduna tutta la sporcizia al centro del pavimento,
raccoglie le bottiglie ed i pacchetti di sigarette, mentre
Ezra attacca dei pezzi di cartone alle finestre rotte: egli lavora
senza fermarsi, con tenacia. A un certo punto lei alza gli occhi
e vede che il sudore gli ha formato una chiazza a forma
di aquila sul dorso. Su altre finestre, rotte in passato, ci sono
altri pezzi di cartone: fra un po' di mesi, le viene in mente,
lavoreranno al buio;  come se piano piano, una finestra dopo
l'altra, si stessero sigillando dentro.
...
.
...
Quando Cody era tornato con Rut, dopo la luna di miele,
aveva un aspetto migliore del solito, florido, bruno, ben vestito,
ma Rut aveva sempre la sua solita aria alla buona: un topolino
muschiato con i capelli rossi irti e le lentiggini, la pelle
sottile come carta velina, sempre soggetta a screpolature ed a
macchie rosa, e quel suo corpicino sottile, con un'aria ridicola
nel vestito matronale marrone che doveva essere stato comprato
apposta per l'occasione. (Anche se poi negli anni successivi
Perla avrebbe scoperto che tutti i vestiti di Rut le
facevano quell'effetto: niente sarebbe pi sembrato naturale
su di lei come quelle tutine da ragazzino che portava quando
stava con Ezra). Perla li aveva osservati tutti e due molto
attentamente, scrutandoli a fondo, ansiosa di arrivare a una
qualche conclusione sul loro matrimonio, ma non avevano
fatto trapelare alcun segreto. Rut se ne era stata l seduta con
le palme delle mani giunte, e Cody aveva tenuto il braccio
allungato sullo schienale del divano, senza toccarla, ma almeno
rivendicandone il possesso. Egli aveva continuato a parlare
a lungo della fattoria; erano diretti proprio l, ci si sarebbero
trasferiti quella notte stessa. La stagione era troppo
avanzata per seminare il giardino, ma almeno avrebbero ptuto
ripulire un po' il posto e incominciare a fare progetti per
la primavera successiva. Rut avrebbe avviato le cose, mentre
Cody tornava a New York. Rut aveva fatto di s con il capo
a questa spiegazione di Cody, si era schiarita la gola e aveva
armeggiato un po' con la tasca della giacca. Perla aveva pensato
che stesse cercando uno dei suoi piccoli sigari, ma dopo un
attimo aveva smesso di frugare e ricongiunto le mani. E in
effetti Perla non l'avrebbe mai pi rivista fumare.
Poi era arrivato Ezra: non fischiettando, come in passato,
ma stranamente silenzioso, come era stato fin dal giorno della
partenza di Rut. Appena varcata la soglia si era fermato
a guardarli. Ezra, aveva detto Cody con tono disinvolto,
e Rut si era alzata in piedi tendendogli la mano. Sembrava
spaventata, e questo l'aveva resa pi simpatica a Perla, almeno
un po'. (Lei per lo meno si rendeva conto dell'enormit di
quello che avevano fatto). Come te la passi, Ezra? aveva
detto Rut tremante, ed Ezra aveva risposto... oh, una cosa o
l'altra, era riuscito a mettere insieme qualcosa. Poi era rimasto
l in piedi per un po', passando da un piede all'altro, e rispondendo,
mentre loro parlavano del pi e del meno. Per
cui in superficie sembrava che prima o poi le cose si sarebbero
anche potute risistemare. S, dopo tutto la scelta del
proprio compagno era uno stadio cos irrilevante, cos breve
nella storia di una famiglia.
Ma Ezra non suonava pi il flauto e continuava ad avere
un'aria esausta e bastonata, e ogni sera se ne andava a dormire
senza dire niente pi che buona notte, mamma. Era addolorata
per lui, moriva dalla voglia di dirgli: Ezra, credimi,
quella ragazza non  nulla! Tu vali una dozzina di Rut
Spivey! E una dozzina di Cody, a essere onesti, anche se Cody
 mio figlio... Anche se,  ovvio, amava Cody teneramente.
Il fatto era che fin da piccolo egli l'aveva respinta; e sua
sorella era in qualche modo stata cos evasiva; per cui chi le
rimaneva, a lei, se non Ezra? Ezra era tutto quel che aveva;
l'unico che le consentiva di avvicinarsi. A volte, quand'era
bambino, si era preoccupata che potesse morire giovane: una
delle ironie della vita, portarti via quel che hai di pi caro.
Lo aveva guardato, a volte, camminare faticosamente gi
per la strada, per andare a scuola, con la testa giallo papera
china nei suoi pensieri, e tutt'a un tratto era stata colpita dal
presentimento che quella fosse l'ultima volta che lo vedeva.
Quando poi tornava, pieno di notizie sugli amici e le partite
di pallone, come sembrava invece reale, banale, perfino irritante!
A volte, tanti anni prima, quand'era piccolo, le si arrampicava
sulle ginocchia e le metteva quelle braccine sottili
intorno al collo e lei si inebriava del suo profumo di biscotti
caldi e pensava:  di questo, davvero, che si tratta.
Questo  lo scopo della mia vita. Poi, un po' riluttante, lo
lasciava scivolare di nuovo via. (Loro sostenevano che era una
donna possessiva, invadente; quanto poco la conoscevano).
Da bambino aveva un modo di parlare cinguettante, che le
metteva tanta allegria, risonava per la casa come il trillo dell'acqua...
quando aveva incominciato a cambiare? Crescendo
era diventato un ragazzino timido e introverso, che si guardava
intorno con quegli occhi grigi e luminosi e non diceva quasi
nulla. Si era preoccupata vedendo che non dimostrava un
interesse particolare per nessuna amica. Vuoi fare venire
qualcuno a casa? Invitare qualcuno a cena domenica? Egli
scuoteva la testa, senza dire una parola; arrossiva e abbassava
le lunghe ciglia. Vedendo quel rossore, Perla si chiedeva
se ci pensava molto alle ragazze, e a quel tipo di cose. Suo padre
era gi andato via e Cody, che aveva tre anni pi di lui,
non era di nessun aiuto, sempre in giro da qualche parte dietro
alle sue coetanee. Poi da grande Ezra era diventato... be',
a dire la verit non molto diverso da quando era ragazzino.
In un certo senso era rimasto un eterno ragazzino, non era mai
diventato fanatico e presuntuoso come la maggior parte degli
uomini, aveva continuato a essere mite e malinconico, a mandare
avanti soddisfatto quel suo ristorante e a tornare a casa
la sera stanco ma sereno.
Era stato uno choc quando le aveva presentato Rut: era
come un piccolo monello! Ma chiaramente Ezra la adorava.
Mamma, vorrei farti conoscere la mia... farti conoscere
Rut. Perla aveva messo un po' avanti le mani, all'inizio,
tirandola per le lunghe; forse non era riuscita a darle il benvenuto
come si deve. Be', chi poteva darle torto? E ora, visto
come sono andate le cose, chi pu accusarla d'avere sbagliato?
Ma non riesce a fare a meno di pensare, tuttavia... Se lei
fosse stata un po' pi incoraggiante, forse si sarebbero sposati
prima. Si sarebbero forse sposati prima che Cody potesse architettare
il suo brutto scherzo. O se avesse accettato di rendersi
conto di come stavano le cose... S, ora non fa che chiederselo,
di continuo: se avesse messo Ezra in guardia dalle
macchinazioni di Cody, fermato quella situazione che non era
tanto un corteggiamento quanto piuttosto un lento franare,
una specie di continuo ricomporsi e precipitare degli eventi...
Certo  ridicolo pensare che quel che aveva fatto lei potesse
avere avuto importanza. Non era stata colpa di nessuno.
(O se mai solo colpa di Cody, che  sempre stato bellicoso e
competitivo, un gareggiatore nato, che ha sempre dovuto vincere
tutto, anche quel che non vuole, come una ragazzetta rossa
pi piccola del normale, di gran lunga al di sotto dei suoi
standard abituali).
...
.
...
Apre il salotto della fattoria perch prenda un po' d'aria,
c' cattivo odore, e lascia la porta d'entrata socchiusa, stando
bene attenta a non mettere piede sul portico, che sotto il suo
peso potrebbe benissimo cedere. Si ricorda che verso la fine
della settimana successiva alla luna di miele aveva chiesto a
Ezra di portare a Rut dei rimasugli vari per la fattoria, dei
tegami che aveva in pi, della biancheria, una spazzola per
tappeti che non le serviva. O gli aveva proposto la cosa anche
per qualche altro motivo? Altrimenti avrebbe potuto accompagnarlo,
andare a far visita alla sposa come tutte le brave
suocere. Per favore, non ne ho voglia, aveva detto
Ezra, ma lei aveva insistito: Vai, tesoro. Non che avesse
qualcosa in mente a livello consapevole - davvero, assolutamente
niente - ma sta di fatto che in sguito, quella mattina,
mentre si gingillava sui piatti da lavare, si era concessa un
piccolo sogno a occhi aperti: Ezra che si avvicinava a Rut,
alle sue spalle, e l'abbracciava, Rut che protestava solo un po',
prima di crollargli tra le braccia... Si poteva ancora annullare
quel che era stato fatto? La situazione che tutti loro avevano
contribuito a creare?
Ma al suo ritorno Ezra si era dimostrato chiuso e controllato
come sempre, e aveva solo detto che Rut la ringraziava dei
tegami e della biancheria, ma le rimandava la spazzola perch
nella fattoria non c'erano tappeti.
Poi, il sabato, Cody era entrato come un tornado con tutte
le cose che Ezra aveva portato a Rut. Cos' tutta 'sta roba?
aveva chiesto a Perla.
Dio mio, Cody, tegami e biancheria, lo vedi bene
anche tu.
Com' che Ezra li ha portati laggi?
Gliel'ho chiesto io, aveva risposto lei.
Non lo accetto! Non accetto che lui venga a gironzolare
per la fattoria!
Cody,  venuto perch gliel'ho chiesto io, credimi, gli
aveva detto.
Ci credo, s, aveva risposto Cody.
Aveva cercato di convincere Ezra a tornarci la settimana
dopo - per portarle il tappetino della stanza da pranzo e ancora
una volta la spazzola per tappeti - ma lui si era rifiutato.
Non mi sento a mio agio l, aveva detto. Non c' motivo.
Che scopo c'? E lei aveva pensato che forse aveva ragione.
S, si era convinta, lascia che Rut si chieda che fine ha
fatto Ezra! Le persone che ci lasciano o prima o poi se ne
pentiranno. Si era immaginata Rut da sola nella fattoria, a vagare
di stanza in stanza, e a guardare triste fuori delle finestre
spoglie.
Il week-end successivo Perla aveva chiesto a Ezra di portarla
l in macchina: egli non poteva davvero rifiutarsi, perch
costituiva il suo unico mezzo di trasporto. Entrambi, senza
discutere la cosa, si erano messi i loro abiti migliori; abiti formali,
da ospiti. Avevano trovato la casa chiusa e abbandonata.
Un cane da caccia solitario dava dei colpetti a un osso
nello slargo di dietro, ma sicuramente non apparteneva al luogo.
Tornata a casa, Perla aveva chiamato Cody a New York: Non venite pi alla fattoria?
Siamo piuttosto impegnati.
E Rut non si ferma pi l durante la settimana?
La voglio qui con me, aveva risposto. Dopo tutto, ci siamo appena sposati.
Be', quando verrete a trovarci?
Molto presto, tra poco, sicuramente verremo tra un po'...
Ma non erano venuti; e se erano andati alla fattoria, non lo
avevano fatto sapere a Perla, e lei era troppo orgogliosa per
chiederlo di nuovo. L'estate era finita, e le foglie erano diventate
di tutti i colori, ma Ezra continuava a trascinarsi
sempre uguale. Tesoro, gli diceva Perla come quando
era bambino, non vorresti invitare qualcuno a casa? Qualche
amico a cena? Chi vuoi tu. Ma Ezra rispondeva di no.
Ogni tanto Perla richiamava Cody a New York: egli era
gentile, ma si teneva sul vago. Rut, se rispondeva lei, dava
risposte nervose e sembrava un po' fuori di testa. Poi in ottobre
erano passate due intere settimane senza che nessuno rispondesse
al telefono; Perla si era detta che forse erano andati
alla fattoria, e aveva pregato Ezra di indagare. Ma quando
alla fine egli aveva acconsentito, non aveva trovato nessuno
laggi. Qualcuno ha rotto quattro finestre, le aveva riferito,
tirando dei sassi, o sparandoci contro. La cosa l'aveva
spaventata: il mondo li circondava minaccioso; anche qui, tra
le strade che le erano familiari, non si sentiva pi al sicuro.
E chiss cosa poteva essere successo a Rut e a Cody: potevano
anche essere morti nel loro appartamento, vittime di un furto
o di un qualche strano incidente, di quelli che succedono a
New York, senza che nessuno scoprisse i loro corpi per
settimane. Ecco cosa succede quando rompi tutti i legami con
la tua famiglia! Non  giusto; se non con gli altri, almeno con
la tua famiglia devi continuare a provare.
Aveva continuato a telefonare freneticamente, giorno dopo
giorno, spesso lasciando squillare il telefono trenta o quaranta
volte. C'era qualcosa di rasserenante in quel suono ripetitivo,
a distanza: almeno era in collegamento con qualcosa,
anche se solo con un oggetto nell'appartamento di Cody.
Alla fine egli aveva risposto; era verso la fine di ottobre.
Lei era stata cos colta alla sprovvista che non aveva saputo
cosa dire: era come se il suono monotono del telefono le fosse
diventato sufficiente. Cody... aveva esclamato.
Mamma.
Cody, dove sei stato?
Avevo da occuparmi di una cosa nell'Ohio. Ho portato
Rut con me.
Sono settimane che non rispondi al telefono, e siamo venuti
a cercarvi alla fattoria e abbiamo trovato delle finestre
rotte.
Maledizione! Pago apposta Jared proprio per evitare che
queste cose succedano.
Non hai idea di come mi sono sentita, Cody. Quando ho
saputo delle finestre, mi sono sentita... Stai lasciando che quel
posto vada a scatafascio, e non riusciamo a vederti pi.
Ho un lavoro a cui pensare, mamma.
Credevo che una volta sposato ti saresti trasferito gi
nella zona di Baltimora. Stavate sistemando la fattoria e
piantando il giardino e tutto il resto.
S, certo. Questa  di certo una possibilit, aveva detto
Cody. Manda Ezra a sistemare quelle finestre, me lo fai
'sto favore? E digli di parlare con Jared. Non posso permettermi
che quel posto si svaluti.
Va bene, Cody, aveva risposto lei.
Poi gli aveva chiesto delle feste i primi di novembre.
Verrete gi? Sai che a Ezra fa tanto piacere averci al ristorante.
Ezra e il suo ristorante...
Per favore. Vi abbiamo visto cos poco, gli aveva detto.
Be', forse.
E cos a novembre erano tornati, Cody con un'aria elegante
e disinvolta, Rut con un aspetto assurdo in quel largo vestito
blu riccamente ornato: aveva i capelli cos corti e ispidi
e la testa cos piccola che il vestito sembrava inghiottirla; e
barcollava su quei tacchi alti. Evitava ancora di incontrare lo
sguardo di Ezra.
Che cosa avete fatto voi due? Perla aveva chiesto a
Rut, mentre si dirigevano al ristorante nella Cadillac di Cody.
Niente di particolare.
Stai ripitturando l'appartamento di Cody?
Ripitturandolo? No.
Non ci siamo quasi mai stati, aveva detto Cody. Sto
accettando lavori lunghi. A dicembre incomincer a riorganizzare
una fabbrica di tessuti in Georgia, una cosa grossa,
per cinque o sei mesi. Ho pensato che forse Rut potrebbe venire
con me; potremmo prendere in affitto una casetta. Non
vale la pena di andare avanti e indietro.
A dicembre? Ma allora perderete il Natale, aveva detto
Perla.
Cody aveva fatto una faccia sorpresa: E perch lo dovremmo
perdere?
Voglio dire, verrete lo stesso a Baltimora?
Be', no; suppongo di no, aveva risposto. Ma siamo
venuti adesso per queste feste.
Perla aveva deciso di non dire nient'altro: aveva anche lei
la sua dignit.
Si erano seduti al solito tavolo di famiglia, circondati da
una discreta folla. (A quei tempi - erano gli inizi degli anni
'60 - la giovent trasandata aveva appena scoperto il ristorante
di Ezra, con il suo legno al naturale e il suo cibo fresco
e genuino, e vi si accalcava ogni sera). Era triste che Jenny
non fosse potuta venire: passava le feste con i suoceri. Ma
almeno Rut ripristinava il loro numero abituale. Perla le aveva
sorriso attraverso la tavola; poi Rut aveva detto: Mi d
una sensazione proprio buffa mangiare dove un tempo
cucinavo.
Vuoi fare un giro in cucina? le aveva chiesto Ezra. Ai
ragazzi farebbe piacere vederti.
Eh, non mi dispiacerebbe, aveva risposto lei. Era la
prima volta da quando si era sposata che lo guardava direttamente
negli occhi; o per lo meno la prima di cui Perla si fosse
accorta.
Quindi Ezra aveva strisciato indietro la sedia e si era alzato,
conducendo Rut in cucina. Perla si era accorta che la cosa
non faceva affatto piacere a Cody: si era fermato di botto
mentre spiegava il tovagliolo e li aveva fissati, traendo perfino
il respiro, come per obiettare. Poi doveva averci ripensato,
perch aveva scrollato il tovagliolo con rabbia, ma senza
dire niente.
E cos, era intervenuta Perla, quando vi trasferite alla
fattoria?
Alla fattoria? Non lo so, aveva risposto lui. Le cose
sono cos cambiate. Il tipo di lavoro che faccio  tutto cambiato.
Aveva di nuovo guardato verso la cucina.
Ma avevi progettato di far crescere la tua famiglia l. Non
facevi che parlarne.
S, be', e questi contratti lunghi, aveva detto, come se
non l'avesse ascoltata.
Ti stava cos a cuore l'idea.
Ma egli continuava a guardare gli altri due; non era per
nulla interessato a quel che stava dicendo lei. La cucina era
completamente aperta, e non poteva nascondere il minimo segreto.
Perch allora Cody era cos nervoso? Ezra e Rut stavano
parlando con uno dei cuochi, con le spalle rivolte alla
sala da pranzo; Ezra gesticolava, parlando. A un certo punto
aveva sollevato le braccia, tenendole aperte; un braccio era
dietro a Rut, ma senza toccarla, senza sfiorarle la spalla,
sicuramente senza cingerla o nulla del genere. Nonostante ci,
Cody si era alzato di scatto dalla sedia. Cody! aveva detto
Perla. Aveva raggiunto la cucina a grandi passi, con il tovagliolo
appallottolato in pugno. Perla si era alzata e gli era
corsa dietro, arrivando in tempo per sentirlo dire: Andiamo,
Rut.
Andiamo?
Non sono venuto qui per vedere te ed Ezra fare gli amiconi
in cucina.
Rut aveva un'aria spaventata: sembrava che la faccia le
fosse diventata pi appuntita.
Vieni, aveva detto Cody, prendendola per il gomito.
E poi rivolto a Perla e a Ezra: Arrivederci.
Oh, aveva fatto Perla correndo loro dietro. Cody,
che cosa vai pensando? Come ti puoi comportare in modo
cos sciocco?
Passando, Cody aveva afferrato con violenza il cappotto di
Rut da un gancio d'ottone; aveva aperto la porta, trascinato
Rut per la strada, e se l'era richiusa alle spalle.
Ezra aveva detto: Non riesco a capire.
E Perla: Ma perch va sempre a finire cos? Perch finiamo
sempre per litigare? Non ci amiamo forse l'uno con
l'altro? A parte tutto il resto, non ci auguriamo sempre il meglio
a vicenda?
Certamente, aveva detto Ezra.
La sua risposta era cos calma e sicura che se ne era sentita
confortata. Sapeva che un giorno o l'altro le cose avrebbero
funzionato. Si era lasciata ricondurre al tavolo, e avevano cenato
loro due, con un po' di tacchino, sull'ampia distesa di
quella tovaglia bianca.
...
.
...
Al piano di sopra ci sono quattro camere da letto, con pochi
mobili e un odore di muffa. I letti hanno un'aria cos affossata
che evidentemente neanche le coppie di innamorati ne
sono state attratte. Nessuno li ha toccati, i piumini grigi, sporchi,
sono ancora belli lisci; ma sotto una delle finestre c' un
uccello morto. Perla grida gi dalla tromba delle scale: Ezra?
Ezra, vieni qui immediatamente. Porta la scopa e il sacco
della spazzatura.
Ubbidiente Ezra sale le scale, e guardando in gi lei si accorge,
con una fitta di dolore, che i suoi bei capelli biondi gli
si stanno assottigliando in cima al capo. Ha trentasette anni
ormai, trentotto a dicembre; forse non si sposer mai, forse
non far mai nient'altro che mandare avanti quello strano ristorante,
con il suo guazzabuglio di cibi, le cameriere inesperte,
i cuochi stranieri con le carte poco in regola. In un certo
senso si pu dire che Ezra  stato vittima di una tragedia,
anche se minima agli occhi del mondo. Si pu dire che lui e
Rut, insieme, sono stati vittime di una tragedia: hanno subto
qualcosa, qualcosa  stata tolta loro. L'hanno perduta.
Sono perduti. E non serve a niente dire che Cody in realt
 un uomo molto amabile, che  intelligente e spiritoso e
d'animo gentile, verso tutti tranne che verso Ezra.
Si pu quasi dire che anche Cody  stato vittima di una
tragedia.
Nel 1964, quando era andata a trovarli nell'Illinois, ella
aveva percepito a casa loro l'atmosfera esile e tesa di un matrimonio
infelice. Non di un matrimonio davvero tremendo:
non c'erano segni d'odio, veleno, violenza; ma solo la sensazione
di qualcosa che mancava, come un'impossibilit di sintonia
tra di loro. Sembrava tutto fragile. O era la sua immaginazione?
Forse sbagliava. Forse era dovuto alla casa, l'edificio
di un ranch in un'area valorizzata, preso in affitto per i
quattro mesi o gi di l che servivano a Cody per riorganizzare
una fabbrica di materie plastiche a Chicago. Si trattava
chiaramente di un posto costoso, tutto mochettato, con quei
mobili moderni lunghi e bassi; ma non c'era neanche un albero
nelle vicinanze, neanche un cespuglio od un arbusto, solo
quel brutto cubo di mattoni che si ergeva squallido dalla
piattezza pi totale. E fuori era cos rovente, cos insopportabilmente
caldo, che erano costretti a starsene rintanati in
casa, con la sua aria artificiale, condizionata. Erano imprigionati
da quella casa, dipendevano da essa come gli astronauti
dalla loro navetta spaziale, e quando uscivano era solo per
precipitarsi attraverso un caldo schiacciante nella Mercedes
di Cody, anch'essa con l'aria condizionata. Rut, mentre ogni
giorno svolgeva le sue faccende domestiche, aveva sul viso
quell'espressione a denti stretti di chi  deciso a sopravvivere
a ogni costo. Cody tornava a casa ogni sera annaspando in cerca
di ossigeno - Perla se lo immaginava arrancare a stento attraverso
la soglia - ma sembrava che alla fine tanto sollievo
non lo trovasse. Quando salutava Rut, si sfioravano la guancia
e subito si riallontanavano.
Era stata la prima volta che Perla era andata a trovarli, la
prima e l'ultima, per di pi dopo anni di contatti ridotti al
minimo. Venivano raramente a Baltimora, e non erano mai
pi tornati alla fattoria. Cody non scriveva quasi mai, anche
se telefonava per i compleanni e i giorni di festa. Era pi
come un conoscente, aveva pensato Perla, un conoscente non
particolarmente cordiale.
Un giorno lei ed Ezra stavano percorrendo in macchina una
strada della Virginia occidentale, in gita di piacere, quando
per caso si erano trovati davanti un uomo in pantaloncini da
jogging, che correva lungo il bordo della strada: era alto, scuro
e aveva un movimento delle spalle sciolto e sicuro di s...
Cody! Quaggi, terra di nessuno, per pura coincidenza, Cody
Tull! Ezra aveva schiacciato il freno, e Perla aveva detto:
Ma guarda un po'! Ma udendo la macchina, l'uomo che
correva si era voltato, e dopo tutto non era Cody, ma una
persona completamente diversa, con le mascelle robuste, neanche
lontanamente bello come lui. Ezra aveva riaccelerato, e
Perla: Che sciocca che sono, so benissimo che Cody 
nell'...
Indiana, aveva detto Ezra.
Indiana; chiss perch ho pensato...
Dopo di che erano rimasti entrambi in silenzio per alcuni
minuti, e in quel po' di tempo Perla si era immaginata la scena
se fosse stato davvero Cody: se si fosse voltato, sorpreso,
al loro passaggio. Stranamente ella non aveva immaginato di
fermarsi: lo avrebbe visto spalancare la bocca, stupefatto, nel
riconoscerli attraverso i finestrini, mentre loro lo guardavano
e sorridevano e lo salutavano con la mano, e passandogli
rasente tiravano dritto.
Quando telefonava era allegro e caloroso: Come te la
passi, mamma?
Dio mio, Cody!
Tutto bene? zra come sta?
Al telefono era cos carino nei confronti di Ezra, interessato,
affettuoso, come tutti i fratelli. E nelle rare occasioni in
cui lui e Rut passavano per Baltimora - diretti altrove, una
visita brevissima - sembrava cos contento di stringere la mano
a Ezra, dargli pacche sulle spalle, chiedergli cosa faceva.
Ma questo in un primo momento.
Solo in un primo momento.
Poi: Rut, di che cosa state parlando, tu e Ezra, laggi?
Oppure: Ezra? Ti dispiacerebbe non stare cos vicino a mia
moglie? Quando in realt Ezra e Rut quasi non si rivolgevano
la parola. Erano cos guardinghi l'uno con l'altro che ti
facevano male a guardarli.
Cody, per favore, ma che cosa vai pensando? gli chiedeva
Perla, e lui le si rivoltava contro:  naturale, tu non
te ne puoi accorgere. Ovviamente lui non fa mai niente di male,
vero, mamma? Il tuo adorato figlio. Dico bene?
Alla fine lei ci aveva rinunciato a essere invitata ad andarli
a trovare. Quando Cody le aveva telefonato per dirle che
Rut era incinta, due o tre anni dopo che si erano sposati, Perla
aveva detto: Cody, se per caso le fa piacere, voglio dire
quando nasce il bambino... se le fa piacere che io venga ad
aiutarla... Ma evidentemente non avevano bisogno di lei.
E quando lui aveva telefonato per dire che Luca era nato -
quattro chili e cento; tutto bene - ella aveva detto: Muoio
dalla voglia di vederlo. Davvero, non vedo l'ora. Ma Cody
aveva fatto finta di niente.
Le avevano mandato delle fotografie: Luca sul seggiolone,
biondo e serio. Luca che si muoveva per il tappeto a mo' di
orsacchiotto, non sulle ginocchia, ma appoggiandosi alle mani
e ai piedi. (Anche Cody aveva incominciato a muoversi
cos). Luca che camminava barcollando, stringendo nei pugnetti
grassi due mollette da bucato. Doveva per forza tenere quelle
mollette in mano, aveva scritto Rut, perch cos credeva di
aggrapparsi a qualcosa; altrimenti cadeva. Ora che arrivavano
le fotografie, arrivavano anche delle lettere, in genere scritte
da Rut. La sua grammatica era orripilante e faceva errori di
ortografia. Aveva scritto: Io e Cody suponeremmo che gli
occhi di Luca rimangono blu, ma cosa vuoi che gliene importasse
a Perla dell'ortografia? Le aveva conservate tutte quelle
lettere, e aveva messo le foto di Luca sulla sua scrivania in
piccole cornici dorate, comprate appositamente.
Sarebbe bene, penso, che io venissi a vedere Luca prima che
cresca, aveva scritto loro, ma non aveva ricevuto risposta. Aveva
scritto di nuovo: Andrebbe bene in giugno? Poi Cody le
aveva risposto, dicendo che in giugno si sarebbero trasferiti
nell'Illinois, ma che se proprio voleva, forse poteva venire
in luglio.
E cos in luglio lei era andata nell'Illinois, viaggiando in
un treno carico di soldati giovanissimi, dal viso fresco, diretti
in Vietnam, e aveva passato una settimana in quella casa senza
alberi, barricata contro la forza degli elementi. Anche per
lei fu uno choc scoprire quanto immediato e profondo fosse il
suo amore per il nipote. Non aveva ancora due anni, allora,
era un bambino stupendo, con una testa che aveva quasi una
forma da grande: ben delineata, con quei capelli d'oro tagliati
corti e in ordine. Anche quelle labbra, ferme, diritte, sembravano
da adulto, e aveva un modo di camminare non da
bambino. Manteneva sempre una posizione un po' curva, le
spalle leggermente scese; non c'era niente che non andasse fisicamente,
ma aveva un'aria di rassegnazione quasi comica in
un bambino cos piccolo. Perla aveva passato delle ore seduta
con lui sul pavimento, a giocare con i suoi camion e le sue
macchinette. Bruum, bruum. Ritiralo alla nonna, adesso.
Era colpita dalla sua immobilit. Aveva un vocabolario piuttosto
ricco, ma lo usava solo se necessario; non era di certo
uno che sprecava parole. Era un bambino attento, ma mancava
di allegria. Era felice? Era questa una vita adatta per un
bambino?
Aveva notato che Cody aveva le basette leggermente bianche
e le guance un po' pi coriacee; ma Rut era sempre un
esserino disarmonico, con i capelli troppo corti e i vestiti non
adatti a lei. Non era diventata pi piena, pi morbida con
l'et; era come quelle verdure da supermercato, che da verdi
diventano direttamente avvizzite, senza maturare mai. La sera,
quando Cody tornava dal lavoro, Rut si metteva a spignattare
in cucina, preparando enormi quantit di cibo campagnolo
che Cody quasi non toccava; egli invece guardava
il telegiornale sorseggiando un gin and tonic. Si domandavano
a vicenda: Come  andata la giornata? e Tutto bene?
ma sembravano non ascoltare le risposte. Perla si immaginava
che la mattina, svegliandosi nel loro grande letto matrimoniale,
si chiedessero cortesemente: Hai dormito bene?
Si era sentita oppressa e a disagio, ma invece di guardare dall'altra
parte, aveva per qualche motivo provato il bisogno di
investigare pi a fondo nella loro vita; una sera, li aveva spediti
al cinema, assicurandoli che avrebbe badato a Luca, e poi
si era messa a rovistare tutti i cassetti della scrivania, ma aveva
trovato solo delle ricevute, degli estratti conto e un album
di fotografie delle persone che vivevano davvero in quella casa.
Ad ogni modo, non sapeva neanche lei che cosa cercasse
realmente.
Durante il viaggio di ritorno, sballottata in treno in mezzo
a un altro gruppo di soldati, si era sentita stanca e senza speranza:
sette ore dopo era arrivata a Baltimora con un mal di
testa lancinante. Mentre il treno entrava in stazione, aveva
visto Ezra venirle incontro con quel suo passo lento e pesante,
e aveva provato come una sensazione improvvisa di... be',
riconoscimento: era il modo di camminare di Luca, del piccolo
Luca, tutto serio. La vita era cos triste, aveva pensato, che
quasi non riusciva a sopportarla. Ma mentre baciava Ezra,
quel senso di pena era stato sopraffatto da qualcosa molto simile
all'irritazione. Si era chiesta perch lui lo avesse accettato,
perch aveva lasciato che le cose andassero cos. Traeva
forse qualche soddisfazione dal suo dolore? (Come se stesse
pagando per qualcosa, aveva pensato. Ma per cosa mai avrebbe
dovuto pagare?) In macchina egli le aveva chiesto: Ti 
piaciuto Luca? e lei aveva risposto: Non ci pensi mai ad
andare l e cercare di riprendertela?
Non potrei, aveva detto Ezra, per nulla sorpreso, e aveva
fatto una complicata manovra per uscire dal parcheggio.
Be', non capisco proprio perch, aveva insistito lei.
Non  giusto.  sbagliato.
Non era molto portata per la filosofia, ma durante il tragitto
verso casa aveva fissato il paesaggio cupo di Baltimora
e aveva considerato il problema di quel che  giusto e quel che
non lo : della virt teorica, sospesa nel vuoto; che senso
aveva tutto ci? Arrivati a casa, era scesa dalla macchina ed
era entrata senza dire una parola; poi era salita in camera sua.
...
.
...
Ezra tira su l'uccello morto con un pezzo di cartone e lo fa
scivolare nel sacco dell'immondizia, poi attacca il cartone alla
finestra rotta, da dove doveva essere entrato l'uccello. Perla
intanto raccoglie con la scopa i pezzi di vetro, ne fa una montagnola
e scende al piano di sotto per prendere la paletta della
spazzatura. Vede che la casa ha gi un'aria pi viva, con
gli arabeschi assolati dell'ombra delle foglie che brillano sul
pavimento del salotto davanti alla porta aperta, e l'odore di
erba arroventata che si diffonde per le stanze. Non  mai stata
poi cos pratica, aveva detto Cody al telefono proprio pochi
giorni prima, riferendosi alla fattoria. Era solo un'idea
sciocca di quando ero ragazzo. Ma se la pensava veramente
cos, perch non la vendeva? No, non poteva proprio; lei aveva
passato tanto di quel tempo a scopare quel posto, a prepararlo
per lui, aprendo e chiudendo i cassetti del com, come
se l avesse potuto trovare i segreti di suo figlio. Se la
riesce a immaginarsela Rut in quella cucina, mentre Cody fuori
controlla la staccionata, o fa tutte quelle cose, quali che siano,
che gli uomini fanno nelle fattorie. E se lo vede Luca correre
sul prato con la sua tutina. Ormai  abbastanza grande
da andare a pescare, o fare il bagno nel ruscello dietro al pascolo,
forse anche da occuparsi degli animali. In agosto compir
otto anni. Sono otto? O nove. Ha perso il conto. Non lo
vede quasi mai, e ogni volta che passa per Baltimora con i suoi
genitori, lei deve ricominciare tutto da capo per riuscire a
vincere quella sua timidezza. Ogni volta che viene, i suoi
interessi sono cambiati: prima erano i fucili ad aria compressa,
poi le bilie, poi la collezione di francobolli. L'ultima volta
che lo aveva visto, due o tre anni prima, aveva tirato fuori
l'album dei francobolli di suo marito - con la copertina di
finta pelle marrone diventata grigia per la muffa - per poi scoprire
che Luca era passato ai modelli di aeroplani. Stava costruendo
un jet di legno di balsa, le aveva detto, che poteva
davvero volare, e voleva diventare un astronauta. Quando
sar grande, aveva spiegato, gli astronauti saranno una cosa
normale. La gente prender i razzi come tu adesso prendi
l'autobus, e passer l'estate su Venere. Non andranno al mare,
andranno sulle spiagge lunari. Ma  meraviglioso!
aveva risposto lei. In realt per era troppo vecchia per queste
cose: non poteva stare al passo con i tempi, e solo l'idea
di viaggiare sulla luna le dava un senso di desolazione.
E ora... mah, chi lo sa? Luca si star interessando a qualcosa
di completamente diverso.  passato tanto tempo da che
 venuto l'ultima volta, e lei non  poi tanto sicura che torner.
Durante quella loro ultima visita, Ezra aveva tirato
fuori dell'armadio il suo vecchio flauto di legno di pero e aveva
mostrato a Luca come si suona un motivo. Perla ne sa ben
poco di flauti, ma a quanto pare succede qualcosa - il legno
si secca, o si deforma, o roba del genere - quando non vengono
suonati abbastanza; e questo non era stato suonato per
dieci anni, almeno. Emetteva come un suono scheggiato,
incrinato. Come era trasalita, lei, quando aveva sentito rotolare
fuori alcune vecchie note dopo un silenzio cos lungo! Ezra
e Luca si erano incamminati gi per via Calvert per comprare
dell'olio di seme di lino. Neanche due minuti dopo che se
ne erano andati, Cody aveva chiesto dov'erano. Sono usciti
a comprare dell'olio per il flauto di Ezra, gli aveva detto
Perla. Non li hai visti andar fuori? Cody si era scusato ed
era uscito a camminare su e gi davanti alla casa, mentre Rut
era rimasta in salotto a parlare di scuole. Perla non l'aveva
ascoltata quasi, dalla finestra riusciva a vedere Cody che camminava,
si girava, tornava indietro, con il cappotto che sventolava
sferzando dietro di lui. E aveva indovinato subito quando
Ezra e Luca erano tornati, anche senza vederli, dal modo
in cui Cody si era irrigidito. Dove siete stati? lo aveva
sentito dire. Che cosa avete fatto voi due?
Luca non aveva imparato a suonare il flauto: Cody aveva
detto che se ne dovevano andare subito. Ma Cody!, era
intervenuta Perla, credevo che vi fermaste per la notte!
E sbagliavi, le aveva risposto. Sbagliavi di nuovo. Non
posso stare qui, questo posto non  sicuro. Non vedi Ezra
cosa cerca di fare?
Ma cosa, Cody? Che cosa cerca di fare?
Non vedi che cerca di rubare mio figlio? aveva chiesto.
Come ha sempre rubato tutti? Non vedi?
Alla fine se ne erano andati. Ezra voleva regalare a Luca il
suo flauto, ma Cody gli aveva intimato di non prenderlo, che
gliene avrebbe regalato uno pi nuovo, pi elaborato, pi
bello. Uno che non fosse tutto secco, aveva detto.
Perla ora  convinta che la sua famiglia sia stata un fallimento.
Entrambi i suoi figli sono infelici, e sua figlia sembra
che non riesca a rimanere sposata. Non c' nessuno a prendersi
la colpa di tutto ci, tranne Perla, che ha allevato questi
bambini da sola e ha fatto degli sbagli, oh, un sacco di sbagli.
A volte tuttavia ha la sensazione che si tratti del destino,
che non sia una questione di colpe, affatto. Le sembra che
tutto sia stato stabilito, preordinato, e che ognuno debba recitare
la sua parte. Di certo lei non ha mai incoraggiato volutamente
questa situazione figlio buono-figlio cattivo, ma che
si pu fare quando si ha un figlio che  sempre buono e uno
che  sempre cattivo? E che cosa possono fare anche i figli?
Non vedi? Cody le aveva detto disperato, e lei per un attimo
aveva pensato che le chiedesse di guardare alla sua intera
esistenza, a tutti quegli anni in cui si era sentito ferito e
disorientato.
Spesso, come una bambina che sbircia una festa altrui, lei
scruta ansiosamente le altre famiglie, chiedendosi qual  il
loro segreto. Sembrano cos unite.  forse perch sono pi religiose?
O pi severe, o pi indulgenti? Potrebbe essere il
fatto che fanno degli sport? Che leggono dei libri insieme?
Che hanno degli hobby in comune? Poco tempo prima aveva
per caso sentito una vicina parlare dei suoi progetti per
il giorno di festa che stava arrivando: la sua famiglia avrebbe
fatto un picnic, e ognuno, bambino od adulto che fosse, avrebbe
cucinato la sua specialit. Chi era troppo piccolo per cucinare,
si sarebbe occupato dei piatti di carta.
Perla aveva provato una tale ondata di desiderio che si era
sentita tremare le gambe.
...
.
...
Ezra ha finito di rappezzare il vetro, e Perla fa il giro delle
altre camere da letto per controllare anche l le finestre. In
quella pi piccola, una cameretta per bambini, si avvicina una
vecchietta con il cappello:  Perla nello specchio macchiettato
sopra il com. Si sporge in avanti e segue con il dito il contorno
dei propri occhi. Non la spaventa la sua et, ci si  abituata
ormai. Si  vecchi per tanto pi tempo che giovani,
pensa; e davvero, non  mica poi tanto giusto. Quindi, senza
nessun motivo logico, pensa a una ragazza che era a scuola
con lei, Linda Lou Qualche-cosa: una ragazza cos carina, cos
mutevole, una persona che aveva sempre invidiato. Durante
l'ultimo anno di scuola, Linda Lou era scomparsa. C'erano
state chiacchiere, in sguito confermate, di una sua avventura
con l'unico insegnante maschio della scuola, un uomo sposato;
e di un bambino in arrivo. Come ne era rimasta orripilata
la classe! La cosa li aveva eccitati: il fatto di avere conosciuto
realmente una persona simile, avere preso in prestito
i suoi appunti di storia, averla aiutata a riannodare la fascia
alla vita che le si era slacciata, forse perfino averle sfiorato
la mano per caso: quella mano che poteva aver toccato...
be', chiss che cosa. Le viene in mente, mentre si guarda allo
specchio, che il bambino nato da quello scandalo deve avere
una sessantina d'anni, ormai, capelli bianchi e macchie da vecchiaia
sulla pelle, forse la dentiera, gli occhiali bifocali, il peso
noioso di tutta una vita. Eppure Linda Lou vestita di bianco
le balla ancora in mente, la ragazza pi graziosa della festa
di fine anno.
Non vedi? le aveva chiesto Cody, e Perla aveva risposto:
Non riesco proprio a capirti.
Al che lui aveva scrollato le spalle e gli era tornata in viso
la sua solita espressione divertita. Be', aveva detto, neanch'io,
suppongo. Dopo tutto, che me ne importa, ora che sono
cresciuto. Perch dovrebbe importare ancora?
Non si ricorda se era riuscita a trovare qualche risposta a queste parole.
Si allontana dallo specchio, ed entra Ezra, con in mano il sacco della spazzatura: Finito tutto, mamma.
Ha un aspetto molto migliore, no?
Ha un aspetto bellissimo, le dice lui.
Scendono le scale, chiudono la porta e caricano i loro attrezzi in macchina. Mentre si allontanano, Perla d un'occhiata indietro, come tutte le brave donne di casa che controllano quel
che han pulito, e le sembra che perfino il portico davanti tutto inarcato sia ora pi dritto e pi solido. Ha la sensazione d'avere raggiunto lo scopo. Altri forse ci avrebbero rinunciato,
lasciando che i trasgressori si impadronissero del posto, ma non Perla. La prossima stagione ella torner, e anche quella successiva e quella dopo, ed Ezra continuer ad accompagnarcela in macchina: loro due, sobbalzando gi per il viale, leali e responsabili, per sempre insieme.
...
.
...
LA DOTTORESSA TULL NON  UN GIOCATTOLO.
...
.
...
Il primo che nomina il divorzio si prende i bambini, disse
Jenny. Questo ci ha fatto rimanere insieme tante di quelle
volte che non me le ricordo neanche pi.
Stava scherzando, ma il prete non rise affatto: forse era
troppo giovane per cogliere lo spirito; si limit ad agitarsi a
disagio sulla sedia. Nel frattempo i bambini gli giravano intorno
disordinatamente come un liquido che bolle, che schiumeggia,
e quella in fasce gli sbavava sulle scarpe. Egli ritrasse
i piedi appena un minimo, come per non urtare la sensibilit
della piccola.
Eppure mi pare di capire, disse, dando la sensazione di
cercare le parole giuste, che lei di per s ha gi divorziato,
dico bene?
Due volte, rispose Jenny, con una risatina, ma lui aveva
solo un'aria preoccupata. E Joe, qui, una volta.
Suo marito le sorrise dal divano.
Se non fossi stata cos prudente da mantenere il mio nome
da ragazza, disse Jenny, il mio diploma di medicina sembrerebbe
una di quelle rubriche dove la gente ha cambiato
spesso indirizzo: un continuo cancellare ed aggiungere nomi,
cancellarne ed aggiungerne, un macello! Dottoressa Jenny Maria
Tull Baines Wiley St. Ambrose.
Il prete era uno di quegli uomini biondissimi con i capelli
che sembravano di vetro e un colorito cos vivo che Jenny si
chiese in quale stato fosse la sua pressione del sangue. O forse
era solo imbarazzato. Be', disse, signora, ehm... o
dottoressa...
Tull.
Dottoressa Tull, pensavo solo che l'instabilit... la mancanza
d'una stabilit potesse essere la causa dei problemi di
Slevin. L'avvicendarsi dei padri, si potrebbe forse dire.
Dei padri? Ma cosa dice? chiese Jenny. Slevin non
 mio figlio,  figlio di Joe.
Eh?
Joe  suo padre, e lo  sempre stato.
Ah, mi scusi, disse il prete.
Divent ancora pi rosso... e faceva bene ad arrossire, pens
Jenny, perch Slevin, lento, grassottello, con i capelli biondo
cenere, era ovviamente figlio di Joe. Jenny era piccola e
scura; Joe era un orso massiccio, biondo, con la barba, e con
gli occhi blu all'ingi come Slevin. (Si era sempre sentita attratta
dagli uomini un po' grassi, la facevano sentire in ordine).
Slevin, spieg al prete,  figlio di Joe e di Greta, la
sua prima moglie, e cos quasi tutti gli altri che vede qui. Tutti
tranne Becky; Becky  figlia mia. Gli altri sei sono suoi.
Si chin per togliere alla piccola l'osso del cane. A ogni modo...
ma la moglie di Joe, Greta, lo ha piantato.
Piantato, ripet il prete.
Piantato in asso, disse Joe allegramente. Se n' proprio
andata via da Baltimora. Un giorno ha appioppato i ragazzini
a una vicina, mentre io ero al lavoro, ha affittato un
furgone e se n' andata con tutto quel che possedevamo, tutto
tranne i vestiti dei bambini, che ha lasciato in mucchietti
ordinati sul pavimento.
Perbacco! fece il prete.
S' portata via anche i loro letti. Me lo sa spiegare perch?
S' presa anche la culla e il fasciatoio. L'unica cosa che mi
viene da pensare  che era cos abituata alla vita con i bambini
che non ne riusciva proprio a immaginare un'altra; pensava
davvero che le servisse una culla dovunque andava. La
prima cosa che m' toccato di fare, quando sono tornato a casa
quella sera,  stato di andare a comprare una flotta di letti
al grande magazzino. Devono aver creduto che aprissi un
motel.
Se lo immagina? disse Jenny. Joe con il grembiule;
Joe che prepara le pappette. Be', non sapeva da che parte cominciare,
ovviamente. Del tutto sperso. Come ci siamo conosciuti:
mi ha telefonato a casa nel bel mezzo della notte perch
la piccola aveva la rosolia. Questo per dire quanto poco
ne sapesse: sono vent'anni che i pediatri non fanno pi visite
a casa. Ma io ci sono andata, non so perch; be', abitava solo
due isolati pi in l, e aveva un'aria cos disperata:  venuto
ad aprirmi la porta in pigiama a strisce, cullando la bambina
in braccio...
Mi sono innamorato di lei nell'attimo in cui  entrata,
disse Joe, accarezzandosi la barba; e i riccioli biondi gli si avvoltolarono
intorno alle dita un po' tozze.
Pensava che fossi Madama Abbondanza, disse Jenny,
con una valigetta da medico anzich un paniere di cibo. 
difficile resistere a un uomo che ha bisogno di te.
Il bisogno non c'entrava proprio niente, le disse Joe.
Be', a un uomo che ti ammira, allora. Mi ha chiesto se
anch'io avevo dei bambini, e come facevo quando lavoravo.
E quando gli ho detto che per lo pi improvvisavo, un po'
con delle baby-sitter giovanissime, un po' con delle vecchie signore,
e con mia madre che riempiva i buchi quando poteva,
o mio fratello, o una vicina, o a volte con Becky che campeggiava
nella mia sala d'aspetto con i compiti di matematica...
Allora mi sono reso conto che non era una donna da poco,
Joe spieg al prete. Che non era uno di quei tipi rigidi,
compressi, superseri.
No, disse il prete dando un'occhiata alla stanza. (Era
di certo uno di quei giorni in cui Jenny non aveva avuto tempo
per i lavori di casa).
Jenny continu: Disse che gli piaceva il modo in cui lasciavo
che i bambini mi si arrampicassero da tutte le parti,
mentre sua moglie, negli ultimi anni, aveva incominciato a
trovarli irritanti. Be',  incominciata cos. Avevo promesso a
me stessa che non mi sarei mai pi risposata, che era molto
meglio che io e Becky ci arrangiassimo da sole, perch  la
cosa che mi riesce meglio; ma poi, non so, ecco l Joe, con i
suoi bambini. E l'ultima era cos piccola, e abbandonata cos
da poco, che quando la tenevo in posizione orizzontale, girava
la testa e apriva la bocca; si capiva che se lo ricordava ancora.
A ogni modo, disse, sorridendo al prete, che davvero era
terribilmente giovane: un ragazzino con gli occhioni spalancati,
ecco tutto. Com' che abbiamo incominciato questo
discorso?
Ehm, Slevin, disse il prete. Stavamo parlando di
Slevin.
Gi, Slevin.
Era un pomeriggio d'aprile, bagnato e piovoso, con gli alberi
che si piegavano e sbattevano contro i vetri delle finestre,
e il salotto aveva raggiunto proprio quel punto di semioscurit
in cui nessuno aveva ancora del tutto realizzato che era ora
di accendere la luce. L'aria sembrava densa e granulosa. I bambini
si stavano scaricando come dei piccoli orologi, e incominciavano
ad aspettarsi, un po' nervosi, la cena; ma il prete, che
non aveva figli di suo, non lo not. Si pieg in avanti, congiungendo
le punte delle dita: Sono un po' preoccupato
per il comportamento di Slevin: non  affatto socievole, non
ha amici, sembra imbronciato, introverso. Certo, potrebbe essere
l'et, ma... ha quattordici anni, no?
Tredici, disse Joe, dopo averci pensato un po' su.
Tredici anni, certo un'et difficile... Non starei neanche
qui a parlarne, se non fosse che quando gli ho proposto di fare
una chiacchierata con me, si  divincolato ed  scappato via,
senza pi tornare. Ora salta fuori, signor St. Ambrose, che lei
lo accompagna a messa ogni domenica, ma che lui in realt
ha smesso di entrare: si limita a starsene seduto sulla scalinata
davanti a guardare il traffico. Lei dir che marina la messa,
ma...
Diamine, disse Joe. La domenica mattina mi alzo apposta
per accompagnarlo laggi e lui la marina?
Ma quel che voglio dire ...
Non capisco proprio perch ci voglia andare, a ogni modo;
 l'unico di loro che ci va.
Ma  il suo modo di fare cos introverso che mi preoccupa,
disse il prete, pi che il fatto che venga a messa o no.
Anche se forse non sarebbe una cattiva idea se lei qualche
volta entrasse con lui.
Io? Be', non sono neanche cattolico.
O non so se lei, dottoressa Tull.
I due uomini sembravano aspettare la sua risposta. Jenny
stava pensando al pannolino della piccola, che aveva un rigonfiamento
sospetto, ma cerc di concentrarsi e disse: No,
mamma mia, davvero non avrei la pi pallida... Scoppi a ridere,
coprendosi la bocca con la mano: un gesto che faceva
spesso. A parte il fatto, continu, che era Greta ad essere
cattolica. La mamma di Slevin.
Capisco. Be', l'importante ...
Io non capisco perch Slevin vada a messa. E nella chiesa
di Greta, quella dove andava lei, dall'altro capo della citt.
Ha contatti ora con sua madre?
No, non  mai pi tornata. Un divorzio in quattro e quattr'otto
nell'Idaho e non si  pi fatta viva.
Avete, ehm, dei problemi l'uno con i figli dell'altro?
Con i figli dell'altro? disse Jenny. Be', no. O forse s.
Non lo so. Ci sarebbero, forse; queste cose non sono mai facili,
ovviamente... solo che la vita  cos frenetica qui, che davvero
non ne abbiamo il tempo.
Slevin ama molto Jenny, Joe spieg al prete.
Oddio, grazie, tesoro, disse Jenny.
Lo ha conquistato totalmente; non fa che seguirla dovunque
vada. Sa,  cos fresca e scherzosa con i bambini.
Be', faccio del mio meglio, disse Jenny. Cerco di sforzarmi,
ma non si  mai sicuri, a quell'et sono cos poco
comunicativi.
Forse la cosa migliore  che Slevin passi a trovarmi,
disse il prete.
Se vuole.
Solo per una chiacchierata, direi, niente di pi...
Jenny si rendeva conto che non avrebbe mai funzionato.
Lo accompagn alla porta, agitando le mani nelle tasche
della gonna. Spero, disse, che non si sia fatto un'idea
sbagliata su di noi. Voglio dire, Joe  un padre eccellente, lo
 davvero;  sempre stato buono con Slevin.
S, certo.
Quando lo paragono ad altri padri che conosco io! disse
Jenny. Aveva l'abitudine, con le persone che la disapprovavano,
di parlare un po' troppo, e lo sapeva. Nell'ingresso
disse: Sam Wiley, per esempio, il mio secondo marito, il
padre di Becky. Le prenderebbe un colpo se lo vedesse. Era
un pittore, uno di quei graziosi tipi piccoli, robusti, di cui non
mi sono mai pi fidata da allora. Totalmente incapaci, di cui
non ti puoi assolutamente fidare. Mi ha lasciata prima che
Becky nascesse,  andato a vivere con una modella di nome Adar Bagned.
Apr la porta d'ingresso. Una nebbiolina fresca, piacevole,
fu spinta dentro dal vento e lei tir un respiro profondo.
Che meraviglia! disse. Non  un nome buffo? Per non
so quanto tempo ho cercato di rigirarlo da tutte le parti, pensando
che avesse pi senso se letto all'incontrario. Be', arrivederci
padre. Grazie di essere venuto.
Gli chiuse la porta alle spalle e and a preparare la cena dei bambini.
...
.
...
Sarebbe una casa molto carina, Jenny amava ripetere, se
non fosse che la vasca da bagno del secondo piano sgocciola
attraverso il soffitto della stanza da pranzo. Era una di quelle
casette alte, ordinate, in una fila di case, che lei aveva comprato
nel '64, quando i prezzi non erano ancora alle stelle. A quei
tempi le era sembrata enorme, ma sette anni dopo, con sei
bambini in pi, non pareva pi cos grande. Era scomoda,
sembrava un alveare, mal sistemata: c'erano talmente tante
porte e termosifoni, che era difficile trovare posto per i
mobili.
Stava cucinando davanti a dei fornelli appiccicosi e traballanti,
poi sciacqu la verdura in un lavandino ingiallito, con
intorno una tendina di chintz, e infine mise i piatti sulla tavola,
che sopra aveva incise le iniziali di tutte le famiglie presenti.
Ecco, bambini, prendetevi ognuno le vostre posate,
ora...
A Jacob gli hai dato pi piselli che a me.
Non  vero che ne ho di pi.
Invece s.
No.
S.
Tieni, prendili! Tanto a me non mi piacciono.
Dov' Slevin? chiese Jenny.
Ma chi lo vuole Slevin, quel vecchio brontolone.
Squill il telefono, e Joe entr con la piccola in braccio.
 il tuo Pronto Soccorso, vogliono sapere...
Non sono di turno; stasera c' Dan. Perch chiamano
me?
Ci ho pensato anch'io, ma dicono...
Usc di nuovo, poi torn un minuto dopo per sedersi a tavola
con la bambina in braccio. Ecco la carne per lei, disse
Jenny, passando di corsa. Il suo cucchiaio  sulla...
Usc dalla cucina, sal le scale fino al primo piano, e grid
verso il secondo: Slevin? Nessuna risposta. Continu ad
andar su, sentendosi subito senza fiato. Com'era poco in forma!
Era vero, come sua madre non faceva che ripeterle, che
si era lasciata andare: un delitto, diceva Perla, per una bella
come Jenny. Era vero che aveva assunto un'aria stanca, come
se avesse perso vitalit, con la pelle ormai giallastra, le sopracciglia
ispide, e quella sua grande bocca divertita che era
diventata secca e d'un colore marroncino, ora che non portava
pi il rossetto. I tuoi capelli! si lamentava sua madre.
I tuoi bellissimi capelli! che in realt non erano belli affatto:
un intrico folto, mozzo, con dei fili bianchi e la frangetta
squadrata. Eri cos bella un tempo, diceva Perla, e Jenny
rideva. Le era proprio servita a un gran che la sua bellezza!
Le piaceva pensare che ora la stava consumando... che la stava
come esaurendo. E la cosa le dava una certa soddisfazione, come
una casalinga che diligentemente consumi fino in fondo un
barattolo di qualcosa che non le piace, che non comprer mai
pi, ma che non pu semplicemente buttar via,  ovvio.
Ansimando, afferrandosi la gonna di cotone tra le mani,
arriv al secondo piano: quello dove dormivano i bambini
pi grandi, non il suo territorio, dove c'era un odore stantio
da solaio. Slevin? chiam, poi buss alla porta: Slevin,
la cena!
Apr un poco l'uscio e sbirci dentro: Slevin era sdraiato
sul letto sfatto e con l'avambraccio si copriva gli occhi. Aveva
un'ampia striscia di pancia grassa che gli saltava fuori, come
accadeva quasi sempre, tra i blue jeans e la maglietta.
Ascoltava la musica con le cuffie, ecco perch non aveva sentito.
Jenny attravers la stanza e gli sollev le cuffie dalla testa:
s'ud la voce d'una Janis Joplin in miniatura, che aveva
un che di metallico. Egli sbatt le palpebre e la guard sconcertato,
come uno che si stia svegliando.  ora di cena, gli
disse.
Non ho fame.
Non hai fame? Ma che cosa dici?
Jenny, davvero, non mi va di alzarmi.
Ma lei lo stava gi tirando gi dal letto: un ragazzo robusto,
alto quasi quanto Jenny, e parecchio pi pesante, ma ancora
con una pelle vellutata da bambino. Lo diresse verso la
porta, spingendolo da dietro, con le palme delle mani appoggiate
piatte sulla sua schiena all'altezza delle reni. Sei l'unico
di loro che devo trasportare di peso a tavola, disse, e
spingendolo gi per le scale cant:
Dovettero portare Harry fin sul ferry, dovettero portarlo sulla riva...
Davvero, Jenny, disse Slevin.
Entrarono in cucina, e Joe mise le mani a tromba sulla
bocca, sopra la testa della bambina, e suon: Ta-ta-ra-ta!
Eccolo che si avvicina! Slevin mugugn, mentre gli altri
non sollevarono neanche lo sguardo dal piatto.
Sedendosi al suo posto vicino a Joe, e dando un'occhiata
alla tavolata piena di bambini, Jenny si sent soddisfatta. Erano
bravi, decise, anche quelli pi grandi, che erano stati cos
diffidenti e ostili la prima volta che li aveva conosciuti.
Poi ebbe un pensiero inquietante, le venne in mente che
questa non poteva che essere la sua situazione esistenziale per
sempre. Dopo aver preso la responsabilit di questi bambini,
averli rimessi in carreggiata, e piano piano, con calma, aver
vinto la loro fiducia, non poteva abbandonarli senza rimorsi
di coscienza. Ed eccola qua, per sempre.  una fortuna che
andiamo d'accordo, disse a Joe.
 un'enorme fortuna, rispose lui, e le diede un colpetto
affettuoso sulla mano e le chiese di passargli la senape.
...
.
...
Non  incredibile sentire come le scuole odorino sempre
di scuole? disse Jenny all'insegnante di Slevin. Ci si possono
aggiungere le cose pi moderne, audiovisivi, computer,
ma rimane sempre quest'odore di colla di libri e di quella carta
grigia da pochi soldi che si usava per l'aritmetica, e anche...
che cos' quell'altro odore? C' un altro odore ancora.
Lo conosco, ma non riesco bene a identificarlo.
Prego, si sieda, dottoressa Tull, disse l'insegnante.
Polvere di termosifoni, fece Jenny.
Come?
L'altro odore di cui parlavo.
L'ho chiamata per un motivo preciso, disse l'insegnante
aprendo lo schedario che le stava davanti. Era una donnina
piccola, che di certo non aveva ancora compiuto i trent'anni,
vivace e lentigginosa, con un paio di occhiali con la montatura
di corno che facevano sembrare piccolo quel suo naso appuntito.
Jenny si chiese come avesse imparato a intimidire cos
rapidamente la gente. So che lei ha molto da fare, dottoressa
Tull, ma sono davvero preoccupata per il rendimento
scolastico di Slevin, e ho pensato che era giusto informarla.
Davvero? disse Jenny. Decise che si sarebbe sentita
pi a suo agio se anche lei si fosse messa gli occhiali, anche se
le servivano solo per leggere. Frug nella borsa, facendo cadere
un ciuccio di plastica rosa, ma fece finta di niente.
Slevin  molto, molto intelligente, disse l'insegnante,
guardando Jenny con occhio accusatore. Supera di gran lunga
tutti gli altri.
S, me lo ero immaginato.
Ma la sua media in inglese... disse l'insegnante, dando
una scorsa ai fogli che aveva davanti,  3. Be', forse 4 -.
Jenny fece schioccare la lingua.
Matematica, 5, Storia, 4. E scienze... e ginnastica... Ha
fatto talmente tante assenze che alla fine gli ho chiesto se ha
marinato la scuola. "S, signora", ha detto: se ne  uscito proprio
cos. "Che cosa hai cercato di evitare?" gli ho chiesto.
"Febbraio", mi ha risposto.
Jenny scoppi a ridere, e l'insegnante la fiss.
Al che Jenny si aggiust gli occhiali e chiese: Pensa che
possa essere la pubert?
Tutti questi bambini stanno passando attraverso la pubert,
le disse l'insegnante.
Oppure... non so, noia. L'ha detto lei che  intelligente.
Dovrebbe vederlo a casa! Come maneggia e si diverte con i
macchinari, come cambia i fili agli impianti stereo... Ha un
registratore tutto suo, ha lavorato per averlo e se l' comprato
da solo, un supermodello, di cui su due piedi non mi
viene il nome. Sono cos ignorante in queste cose, quando ha
detto di volere pulire la testina, ho pensato che volesse lo
sciampo; ma Slevin  ferratissimo e...
Il dottor Davies pensa, disse l'insegnante, il dottor
Davies  il nostro vicepreside, pensa che Slevin abbia dei problemi
emotivi dovuti a questioni di adattamento a casa.
Che adattamento?
Dice che la mamma di Slevin lo ha abbandonato e che
Slevin  passato alla sua custodia quasi subito dopo e che si
 dovuto abituare a una madre ed a una sorella completamente
nuove.
Ah, si riferisce a quello, disse Jenny facendo un gesto
con la mano.
Il dottor Davies pensa che Slevin abbia forse bisogno
dell'intervento di un esperto.
Che sciocchezze, disse Jenny. Che cosa vuole che sia
doversi adattare un po'? E a ogni modo questo  successo sei
mesi fa. Non  come se... Santo cielo, guardi mia figlia! Si 
dovuta abituare a sette persone nuove e non si  mai lamentata.
Stiamo tutti cercando di fare del nostro meglio! Anzi,
proprio l'altro giorno mio marito stava dicendo che dovremmo
incominciare a pensare di fare altri figli, adesso. Dobbiamo
averne almeno uno in comune, dice lui, ma io non ne sono
poi tanto convinta. Dopo tutto ho trentasei anni, forse
non sarebbe una cosa molto saggia.
Il dottor Davies pensa...
Per suppongo che se lui ci tiene tanto, be', allora per me fa lo stesso.
Lo stesso! esclam l'insegnante. E all'esplosione demografica non ci pensa?
A che cosa? Mi sta facendo perdere il filo, ecco... quello
che volevo dire era, continu Jenny, che non capisco proprio
perch si debba dare la colpa all'adattamento, alle famiglie
disgregate, ai cattivi genitori, insomma, a tutto questo genere
di cose. Siamo noi gli artefici del nostro destino, no?
Bisogna superare le cose che non vanno, non le si possono
prendere troppo a cuore. Glielo spiegher io a Slevin, gliene
parlo questa sera stessa. Sono sicura che i suoi voti miglioreranno.
Poi si chin per prendere il ciuccio, salut la maestra e se ne and.
...
.
...
Sul muro dello studio di Jenny c'era una placca di legno
laccato con su scritto: la dottoressa tull non  un giocattolo.
Gliela aveva fatta Joe, perch lo rendevano furioso
i graffi e i lividi che Jenny collezionava giornalmente nei giochi
violenti con i suoi ammalati. Fatti portare un po' di rispetto,
le diceva. Mantieni un po' di dignit. Ma la
placca non si vedeva quasi tra le fotografie dei suoi pazienti
(sulla spiaggia, in altalena, sul tavolo ammantato del fotografo,
o dietro a una torta di compleanno) e gli autoritratti
con le matite colorate che le avevano portato. La maggior parte
di loro, comunque, era troppo piccola per leggere. Tir su
Billy Burnham e lo port strillante e ridente all'infermiera che
doveva fargli l'antitetanica. Pu essere, si volt a gridare
alla signora Burnham, che stasera gli faccia un po' male
la... Billy si dimen, e Jenny perse un bottone del camice bianco.
Il neonato degli Albright doveva essere vaccinato, a quello
dei Carroll serviva una nuova ricetta. Quel raffreddore continuo
di Lucy Brandon sembrava proprio un'allergia, e Jenny
spieg alla signora Brandon dove poteva portarla a fare gli
esami. Tutti e due i gemelli Morris avevano le tonsille infiammate.
Chiese all'impiegata che prendeva gli appuntamenti di ordinarle
un sandwich, ma ella rispose: Non va a mangiare
fuori? C' qui suo fratello;  almeno mezz'ora che aspetta.
Mio Dio! Me ne sono completamente dimenticata, disse
Jenny, ed entr nella sala d'aspetto. Ezra era seduto sul
divano plasticato, sommerso dai giocattoli, i cubi per le costruzioni,
i libri illustrati di tela cerata. Ai suoi piedi giocava
una famiglia di bambini che parlavano spagnolo, probabilmente
pazienti del dottor Ramirez, ma non si sarebbe mai
potuto scambiare Ezra per un genitore: i suoi capelli biondi
arruffati erano soffici come quelli di un bambino, indosso aveva
degli abiti da lavoro scoloriti, e la sua faccia era aperta, in attesa.
Ezra, tesoro, gli disse Jenny, mi  proprio sfuggito
di mente, e ora ho il prossimo appuntamento fra venti minuti.
Pensi che potremmo solo mandar gi un panino veloce?
Certo, rispose Ezra.
Egli l'aspett mentre si toglieva il camice e si infilava l'impermeabile;
poi scesero in ascensore fino all'ingresso con i pavimenti
di marmo, e attraverso la porta girevole si ritrovarono
in strada. Una strada inzaccherata, nuvolosa, con un odore
di carbone bagnato, dove la folla passava di corsa e gli autobus
sibilavano e s'udivano in lontananza le campane della cattedrale.
Sono senza parole, disse Jenny, all'idea di portare
proprio te in un locale dove si pu mangiare solo un hamburger nel panino.
Stava pensando al suo ristorante, che sempre la intimidiva
un po'. Ultimamente Ezra aveva trasformato le stanze del
piano di sopra in una serie di piccole sale da pranzo private,
eleganti, come quelle che si vedono nei vecchi film: separ
addobbati di velluto dove il cattivo cerca di sedurre l'eroina.
Sarebbero state perfette per le coppie che festeggiavano il loro
anniversario, aveva detto Ezra. (Come quasi tutti gli uomini
non sposati, parlava del matrimonio in termini cos sentimentali
da assumere toni comici e noiosi). Ma fino a quel
momento solo persone che organizzavano cene di lavoro e
personalit politiche di Baltimora, pesantemente ingioiellate,
avevano chiesto di usare quelle stanze.
Ora Ezra rispose: Il panino con l'hamburger va benissimo;
mi piace da impazzire. E quando per una porta a vetri
entrarono in un locale tutto lucido, piastrellato, con appese
al muro le foto vistose dei veri hamburger e dei frullati di
frutta fatti con le polverine, egli si guard intorno con aria
contenta. Le segretarie facevano grappolo intorno a dei tavoli,
gli edili intorno ad altri. Stanno diventando come delle
aziende agrarie collettive, disse Ezra, tutte queste catene
di locali dove si mangia, dove la gente viene a fare la prima
colazione, il pranzo e a volte anche la cena... proprio come
una comune, o un kibbutz, o una cosa del genere. Fra poco
non avremo pi le cucine a casa, perch basta fare un salto
nel localetto della zona. Ti dir che mi piace.
Jenny si chiese se per caso esisteva qualche locale, dove si
mangia, che non gli piacesse. Perfino alla mensa dei poveri,
sicuramente, si sarebbe rallegrato della fame palese dei clienti;
anche in una bettola che puzzava di urina avrebbe scoperto
delle meravigliose uova marinate che non aveva mai visto
da nessun'altra parte. Quando si trattava di cibo apprezzava sempre tutto!
Mentre egli era al banco a ordinare, lei si sedette al tavolo.
Si tolse l'impermeabile, si lisci i capelli e cerc di grattar via
con il dito una macchia di latte in polvere sulla camicetta. Si
sentiva strana a star seduta da sola, era abituata ad aver sempre
qualcuno intorno, bambini, pazienti, colleghi. Lo spazio
vuoto accanto a lei le fece provare un senso di vuoto, di mancanza
di peso, come se non avesse corpo e da un momento all'altro
potesse levitare verso l'alto.
Ezra torn con i loro panini. E Joe come sta? le chiese sedendosi.
Bene; e la mamma?
Se la cava, ti manda i saluti... ti ho portato una cosa,
disse lui. E scost il piatto per rovistare nelle tasche della
giacca a vento. Alla fine ne estrasse una busta bianca spiegazzata.
Ritratti, disse.
Ritratti?
Foto. Le aveva la mamma; le ho appena scoperte, e ho
pensato che forse ti avrebbe fatto piacere averne qualcuna.
Jenny tir un sospiro. Povero Ezra, stava diventando il custode
familiare: si occupava della madre, conservava il loro
passato e fedelmente telefonava alla sorella per andare a
pranzo con lei. Perch non le tieni tu, disse Jenny. Lo
sai che io le perderei subito.
Ma in molte foto ci sei tu, disse Ezra rovesciando la
busta sul tavolo. Ho pensato che forse piacerebbero ai bambini.
Per esempio qui, da qualche parte... Mischi varie versioni
di una Jenny pi giovane, pi seria. Ecco, disse.
Non ci vedi qualcosa di Becky in questa qui?
Era Jenny con un berretto scozzese e la faccia per nulla
sorridente. Puh, fece lei, mescolando il caff.
Eri proprio una bambina molto carina, disse Ezra, poi
torn al suo panino, ma tenendo la foto davanti a s. Sul retro,
not Jenny, era stato scritto qualcosa a matita, e cerc
di decifrarlo. Ezra se ne accorse e disse: Autunno 1947. Ho
convinto mamma a scriverci su le date, e ora ne mando qualcuna
anche a Cody.
Jenny si immagin la faccia di Cody quando le riceveva, e
disse: Ezra, se devo dirti la verit, non ci sprecherei il
francobollo.
Non pensi che gli piacerebbe raffrontare se stesso da
piccolo con Luca man mano che cresce?
Credimi, fece lei, le brucerebbe. Sai com' Cody.
Forse  cambiato, disse Ezra.
Non  cambiato, disse Jenny, e dubito che cambier
mai. Basta solo accennare a qualcosa, a un piccolo ricordo
innocuo della nostra infanzia, che subito fa quella smorfia
con la bocca. Lo sai bene anche tu come fa con la bocca. Una
volta gli ho detto: "Cody, sei tale e quale ai Lawson". Ti ricordi
la famiglia Lawson? Sono venuti a vivere in una casa
vicino alla nostra, prima abitavano a Nashville, nel Tennessee,
e appena arrivati, proprio la prima settimana, tutti e quattro
i bambini si sono presi gli orecchioni. Al che la signora Lawson
ha detto: "Mi sa che questa citt porta sfortuna". La settimana
dopo le  scoppiato un tubo nel seminterrato e lei ha ribadito:
"Be', questa  Baltimora". Poi la figlia si  rotta un
polso... Quando alla fine hanno deciso di ritornare nel Tennessee,
sono andata a salutarli: stavano caricando il baule
della macchina, e che cosa hanno fatto? hanno sbattuto la
portiera diritta sulle dita del bambino pi piccolo. Sono partiti
che lui urlava e la signora Lawson gridava dal finestrino:
"Non  forse il modo pi appropriato per noi di partire? L'ho
sempre detto che Baltimora porta sfortuna".
Be', sto cercando di seguirti, ma... disse Ezra.
Dipende se fai una lista di tutte le cose oppure no,
intervenne Jenny. Voglio dire, se sommi l'uno con l'altro tutti
i tuoi motivi di risentimento, qualsiasi cosa diventa negativa.
E Cody, non ci sono dubbi, li somma tutti; si sta rovinando
la vita a forza di sommarli. Ma dopo tutto, gli ho detto,
ce l'abbiamo fatta, no? Siamo cresciuti. E tutti e tre siamo
riusciti bene, proprio bene!
 vero, disse Ezra spianando la fronte. Soprattutto
tu, Jenny. Gurdati: un medico.
Via! mi limito a pesare i bambini, rispose lei, ma
quell'osservazione le aveva fatto piacere, e quando si alzarono
per andarsene, prese con s le fotografie per farlo contento.
...
.
...
Joe disse che se avevano un altro figlio lui avrebbe voluto
che fosse una bambina. Si era guardato intorno e aveva notato
che non ne avevano poi mica tante.
Ma come ti viene in mente? chiese Jenny, contando le
femmine sulla punta delle dita: Febe, Beckv, Jane...
Egli stette l a guardarla, mentre la voce di lei si affievoliva.
Jenny si aspettava che dicesse qualcosa, ma non apr bocca,
al che lo incoraggi: Be'?
Sono solo tre.
Si sent un attimo confusa: Me ne sono dimenticata
una?
No, non te ne sei dimenticata una. Se n' dimenticata
una, disse al muro, con uno sbuffo di disapprovazione.
Chiede se se ne  dimenticata una. Che domanda! No che
non te la sei dimenticata. Ne abbiamo solo tre; tre bambine.
Be', non c' nessun bisogno di arrabbiarti cos.
Non sono arrabbiato, mi sento frustrato, disse lui. Sto
cercando di instaurare una conversazione.
E non  quello che stiamo facendo?
S, s...
E allora qual  il problema?
Non rispose, ma se ne stette l sulla porta della cucina,
con le braccia conserte, strette, e volt lo sguardo dall'altra
parte, aggrottando le sopracciglia. Jenny non riusciva bene a
capire, stavano litigando o cosa? Visto che il silenzio continuava,
lei piano piano, impercettibilmente, si rimise ad affettare
i cetrioli per la cena. Abbass il coltello il pi silenziosamente
possibile e scodell le rotelline dei cetrioli in una ciotola.
(Quando aveva incontrato Joe per la prima volta, le aveva
chiesto: Si mette del cetriolo sulla pelle? Del cetriolo?
aveva reagito lei, stupefatta. Ha un'aria cos fredda,
le aveva spiegato, che mi  rivenuta in mente la bottiglia di
latte di cetriolo che mia zia teneva sul suo tavolino da
toilette.)
Due dei bambini, Jacob e Pietro, stavano giocando davanti
al frigorifero con l'ouija, la tavoletta per comunicare con gli
spiriti. Jenny li dovette scavalcare per andare a prendere i pomodori.
Scusatemi, disse, ma siete tra i piedi. Essi
non le badarono, erano tutti concentrati sulla tavoletta. Che
cosa sar da grande? chiese Jacob, appoggiando delicatamente
la punta del dito sulla lancetta. Un alto, un medio, o
un piccolo borghese: che cosa?
Jenny scoppi a ridere e Joe la guard furibondo, poi si
gir e usc scalpitando dalla cucina.
...
.
...
Al telegiornale della sera fecero vedere che un membro dell'equipaggio
di un elicottero, che era stato ucciso nel Laos,
veniva seppellito con tutti gli onori militari. Ai due genitori
veniva offerta una bandiera americana, piegata a forma di
triangolo rigonfio. Erano un signore con i capelli bianchi, il
mento squadrato, e sua moglie, una donnina fragile, che indossava
un impermeabile beige tutto lindo e dei guantini bianchi.
Fu lei ad accettare la bandiera: il marito si era voltato
dall'altra parte e piangeva, e non voleva dire neanche due
parole nel microfono che qualcuno gli porgeva. Signore?
Signore? faceva un giornalista.
Un guanto bianco si allung in avanti e prese il microfono.
Quel che mio marito intende dire, suppongo, dichiar
la moglie con una voce lieve, dall'accento meridionale, 
che ringraziamo tutte le persone che oggi sono qui, e che siamo
sicuri che in qualche modo riusciremo a superare questo
brutto momento. Siamo forti, riusciremo a superarlo.
Che sciocchezze, disse Slevin.
Slevin, disse Jenny. Non sapevo che ti interessassi di
politica.
E infatti non me ne interesso; solo che tirano fuori un
gran mucchio di sciocchezze, le rispose. Lei dovrebbe dire:
"Tenetevela la vostra vecchia bandiera! Mi rifiuto! Non
ne voglio sapere niente!"
Santo cielo, disse Jenny dolcemente. Stava smistando
le foto di Ezra, e gliene porse una per distrarlo: Guarda,
tuo zio Cody a quindici anni.
Non  mio zio.
Certo che lo .
Non  mio zio vero.
Non diresti cos se lo conoscessi. Ti piacerebbe, disse
Jenny. Vorrei proprio che venisse a trovarci.  cos... si
comporta cos poco da fratello o roba del genere; non so. E
guarda qui! disse soffermandosi su un'altra fotografia. Non
era carina mia madre?
Secondo me assomiglia ad una lucertola, disse Slevin.
Ma quando era giovane, voglio dire... non  triste vedere
com'era spensierata?
La met delle volte si dimentica come mi chiamo, disse
Slevin.
Be',  anziana, disse Jenny.
Mica poi cos anziana. Quel che vuol dire in realt  che
non vale la pena di preoccuparsi di me. Vecchiaccia. Sta l
seduta a capotavola con una fetta di pane davanti e appoggia
le mani sul tavolo e si limita a guardarci fissi, a guardare intorno,
con la faccia come una di quelle ventole che girano,
aspettando il burro, ma senza chiederlo, senza dire una parola.
Finch o tu o pap dite: "Mamma, ti passo il burro?" e
lei fa: "Oh, grazie", come se stesse chiedendosi quando ve ne
sareste accorti.
Non ha avuto una vita facile, disse Jenny.
Mi piacerebbe che almeno una volta arrivassimo alla fine
del pasto senza che nessuno glielo passasse il burro.
Ci ha allevato tutti da sola, lo sai, disse Jenny. Non
pensi che debba essere stato difficile per lei? Mio padre ha
preso la porta e l'ha lasciata quando io avevo nove anni.
Davvero? chiese Slevin fissandola.
L'ha lasciata, del tutto. Non lo abbiamo mai pi rivisto.
Carogna, disse Slevin.
Oh, be', fece Jenny, e si mise a sfogliare altre
fotografie.
Ges! 'Sta gente! Cerca proprio di farti fuori.
Be', adesso stai esagerando, gli disse Jenny. Se devo
dirti la verit, non me lo ricordo neanche mio padre. Se lo
incontrassi, non lo riconoscerei. E mia madre se l' cavata bene,
tutto si  risolto. Guarda qua, Slevin: vedi Ezra, che taglio
di capelli all'antica?
Slevin alz le spalle e cambi il canale della televisione.
E vedi com'ero io alla tua et? Gli porse la foto con
il berretto scozzese.
Egli diede un'occhiata e aggrott le sopracciglia, poi disse:
Chi hai detto che era questa qui?
Io.
Non  vero.
S che  vero, sono io a tredici anni: mia madre ci ha scritto la data sul retro.
Non sei tu! fece lui. Il suo tono di voce era insolitamente acuto: sembrava quello di un ragazzino molto pi giovane.
Non sei tu, guardala! Mamma mia, sembra... una in un campo di concentramento, una vittima, Anna Frank!  terribile! Tristissima!
Sorpresa, ella volt la foto e la guard meglio. Era vero, non era una foto particolarmente allegra - c'era una bambina minuta con la carnagione scura e il viso sottile e guardingo - ma non era poi cos terribile come diceva lui. E con ci?
chiese, porgendogliela di nuovo. Egli si tir indietro bruscamente.
 qualcun altro, disse. Non sei tu; tu non fai che ridere e divertirti. No, non sei tu.
Va bene, allora, non sono io, disse Jenny, e si mise a guardare le altre fotografie.
...
.
...
Volevo parlarti del tuo ragazzo pi grande, disse sua madre al telefono. Come si chiama? Kevin?
Slevin, mamma. Ma insomma!
Be', ha rubato il mio aspirapolvere.
Cosa ha fatto?
Domenica pomeriggio, quando siete venuti tutti a trovarci, si  intrufolato nella dispensa e ha rubato il mio aspirapolvere.
Jenny si sedette sul letto e disse: Fammi capire bene.
 tutta la settimana che manca, disse sua madre, e non riuscivo a capire perch. Sapevo che non erano entrati i ladri, e anche se fossero entrati, che cosa se ne pu fare uno del mio vecchio aspirapolvere?
Ma perch dai la colpa a Slevin?
Me lo ha detto la mia vicina, proprio oggi pomeriggio: la signora Arthur. Ha detto: "Era suo nipote quello che ho visto domenica? Un ragazzo un po' robusto? Che ha caricato il suo aspirapolvere nel baule della macchina di sua figlia?"
 impossibile, fece Jenny.
E come fai a saperlo? Come fai a sapere cosa  possibile e cosa non lo ?  poco pi che uno sconosciuto, Jenny. Voglio dire, ti sei presa in casa quei bambini come di solito la gente si prende in casa gli ospiti per il week-end.
Stai esagerando, le disse Jenny.
Be', l'unica cosa che ti chiedo  di andare a controllare in camera di Slevin. Controlla e basta.
Cosa, adesso?
Ho il tappeto ricoperto di batuffoli di lanugine.
E va bene, fece Jenny.
Poggi la cornetta sul cuscino e sal dal primo al secondo piano. La porta di Slevin era aperta, ed egli non era nella stanza, anche se la sua radio vibrava al suono d'un complesso musicale. Scavalc furtivamente lo zaino di Slevin, evit una pila barcollante di riviste di scienza per i profani, apr la porta dell'armadio e si ritrov a fissare l'aspirapolvere di sua madre. L'avrebbe riconosciuto tra mille: un vecchio apparecchio con il sacco per la polvere di stoffa grigia. Aveva il filo arrotolato per bene e non sembrava essere stato danneggiato.
Se Slevin l'avesse smontato per vedere come funzionava, se ne sarebbe probabilmente accorta; o se lo avesse fatto a pezzi, preso da un impeto di rabbia nei confronti di Perla.
Ma eccolo l, tutto intero. Stette a guardarlo perplessa per alcuni secondi. Poi lo tir fuori dell'armadio e lo trascin gi per le scale, dove la voce di sua madre risuonava metallica e
impaziente dalla cornetta del telefono. Jenny? Jenny?
Be', hai ragione tu, disse Jenny. L'ho trovato in camera sua.
Ci fu un attimo di pausa, in cui Perla avrebbe potuto commentare: Te lo avevo detto, ma gentilmente non lo fece.
Alla fine disse: Mi chiedo se in qualche modo non stia gridando aiuto.
E come? Rubando un aspirapolvere?
 proprio un bambino molto dolce, disse Perla. Me ne rendo conto. Forse sta chiedendo uno psicologo o qualcosa del genere.
 pi probabile che stia chiedendo una casa pi pulita, rispose Jenny. I gomitoli di polvere in fondo al suo armadio hanno incominciato a mettere su famiglia.
Si immagin Slevin, disperato, che rubava un intero arsenale di aggeggi per le pulizie: la scopa del vicino, l'Ajax del vicino, raccogliendoli con lo stesso zelo febbrile che dimostrava nel fare la sua collezione di monete con su una testa di indiano. Di botto scoppi a ridere.
Jenny, disse sua madre con un tono di voce triste. Devi proprio prendere tutto come una buffonata?
Ma non  colpa mia se succedono delle cose buffe, rispose Jenny.
E invece lo , senza dubbio, disse sua madre, ma invece di spiegarsi meglio, divenne tutt'a un tratto pi brusca e chiese che le venisse restituito l'aspirapolvere entro l'indomani mattina.
...
.
...
Jenny, Joe e tutti i bambini, tranne la piccola, stavano guardando
la televisione. Per quasi tutti loro era gi passata l'ora
di andare a letto, ma si trattava di un'occasione speciale: l'ultimo
spettacolo della serata era Sapore di miele. Tutti in casa
avevano sentito nominare Sapore di miele: era in assoluto il
film preferito di Jenny. L'aveva visto una volta, ancora nel
1963, e non se l'era mai pi dimenticato: nessun altro film,
diceva sempre lei, era mai stato all'altezza di quello, e ogni
volta che tornava dal cinema, immancabilmente diceva: Be',
non era male, mi pare, ma non era certo Sapore di miele.
Ormai tutti quanti i bambini sapevano finire la frase prima
ancora che lei fosse giunta a met. Non appena entrava le
chiedevano: Era Sapore di miele, Jenny? S o no? e una
volta qualcuno aveva sentito che Febe diceva a Pietro: Be',
s, la nuova insegnante mi piace abbastanza, ma non  certo
Sapore di miele.
Quando seppero che lo facevano alla televisione, tutti supplicarono
di potere stare alzati a guardarlo. I pi grandi fecero
il cacao, e i pi piccoli tirarono fuori le patatine fritte;
Becky e Slevin sistemarono le sedie a semicerchio intorno alla
tv nel salotto.
Lo sai come andr a finire, Joe disse a Jenny. Dopo
tutto questo tempo, anche Sapore di miele non sar pi Sapore
di miele.
In un certo senso aveva ragione. Non che non le piacesse
ancora - s, s, continuava ad assicurare i bambini, era proprio
come se lo ricordava - ma dopo tutto era lei a essere cambiata.
Nel vedere il film, adesso, prov un forte senso di compassione,
mentre allora si era sentita piena di speranza. E non
era strano, non era davvero curioso, che non si fosse mai identificata
nella storia? Nel 1963 era stata interna a pediatria e si
era fatta in quattro per occuparsi della bambina di due anni,
un mese e mezzo dopo che il suo matrimonio era andato in
frantumi. Eppure aveva visto quel film che parlava di una
ragazza incinta, non sposata, che doveva cavarsela da sola, e
se l'era gustato con il massimo del distacco, divorando, sognante,
una scatola di salatini. (E a ogni modo che cosa ci faceva
lei in un cinema? Dove aveva trovato il tempo con tutto
quello che aveva da fare?)
Quando il film fin, spense la televisione e spinse i bambini
a calcioni su per le scale. Quinn, il pi piccolo, che non era
rimasto affatto colpito da Sapore di miele, dormiva profondamente,
e Joe dovette portarlo su in braccio. Anche quelli pi
grandi barcollavano e sbattevano gli occhi. Svegliatevi,
continuava a dire Jenny, venite, adesso, e diede una tirata
a Jacob, che era piombato come un fagotto sull'ultimo gradino
delle scale. Uno per uno li port a letto e diede loro il
bacio della buonanotte. Come sembravano rumorose le loro
stanze, anche ora che c'era silenzio! Il chiasso tumultuoso dei
giocattoli e i vestiti strappati di dosso, i manifesti con i divi
del rock, vibranti, stridenti, le etichette adesive contro la
guerra da attaccare al paraurti dell'automobile, e le bandiere
della loro squadra di baseball. Tre dei bambini si rifiutavano
di usare le lenzuola e dormivano nei sacchi a pelo: bozzoli
a disegni vistosi, con la cerniera lampo, buttati disordinatamente
sopra le coperte; a Febe invece non piacevano proprio
i letti e si appallottolava in una coperta sul pavimento, il pi
delle volte nel corridoio, davanti alla porta dei suoi genitori.
Si sdraiava sulla soglia come una guardia del corpo, e al buio
bisognava stare attenti a non inciamparle addosso.
Voglio che teniate bassa quella radio, disse Jenny, e baci
Becky sul capo. Poi sbirci nella stanza di Slevin, buss
allo stipite della porta aperta ed entr. Come sempre andava a
letto con i vestiti che indossava di giorno - anche il cinturone
istoriato con la fibbia da camionista - e stava sdraiato sopra
le coperte. Gli aveva dato il bacio della buonanotte tutte
le sere da quando aveva sposato Joe, ma egli ancora reagiva
con un fare intimidito, ritroso. In realt lei si limitava ad accostare
la guancia a quella di lui, in modo da consentirgli di
mantenere la sua dignit. Dormi bene, gli disse.
E lui: Ho visto che hai trovato l'aspirapolvere.
L'aspirapolvere, fece Jenny, cercando di guadagnar
tempo.
Mi dispiace di averlo preso, disse Slevin. Tua mamma
sar proprio furiosa, eh? Ma non volevo rubare; davvero.
Avevo solo bisogno di prenderlo in prestito per un po'.
Ella si sedette sul bordo del letto. Avevi bisogno di prenderlo
in prestito per fare che cosa? chiese.
Egli rispose: Be', per... non so. Solo per... Vedi, era l
nella dispensa, ed era proprio come quello di mia madre.
Proprio lo stesso. Sai come succede quando non ci pensi mai
a qualche cosa, o non sai che te la ricordi, e poi tutt'a un tratto
qualcosa te la fa tornare in mente? Me l'ero dimenticato
che aveva quella striscia di gomma lungo i bordi, per non rigare
i mobili, e quel sacco alto, gonfio, che quando ero piccolo
mi faceva paura. Aveva anche lo stesso odore, lo stesso odore
di stoffa, proprio come quello di mia madre. Hai capito
quale? Perci l'ho voluto portare a casa. Ma quando l'ho avuto
qui, be', la cosa non ha funzionato. Era come se avessi perso
il collegamento: non era la stessa cosa, dopo tutto.
Non ti preoccupare, Slevin, disse Jenny. Cielo, tesoro,
non ti preoccupare. Poi ebbe paura che la sua voce avesse
rivelato troppo, che di nuovo si potesse sentire intimidito,
e allora scoppi in una risatina e disse: Vuoi che ti compriamo
un aspirapolvere tutto tuo per il compleanno?
Egli si gir su un fianco.
O lo potremmo far fare di cotone, disse ridacchiando.
Un piccolo aspirapolvere di cotone imbottito da portare a
letto con te.
Ma Slevin si limit a chiudere gli occhi, per cui dopo un
po' gli diede la buonanotte e usc.
...
.
...
Sogn che stava di nuovo con Sam Wiley, il suo secondo
marito e quello che aveva amato di pi. Si era resa ridicola
nel suo amore per Sam. Lo sogn che stava roteando su quello
sgabello alto, di legno, che avevano in cucina nel loro alloggio
all'universit, e che si stava lisciando i riccioli di quei
suoi baffi a manubrio, cantando Let it be. Che non esisteva
neanche a quei tempi.
Apr gli occhi e ud Let it be, che da una delle radio dei
bambini aleggiava per il corridoio buio. Quante volte glielo
aveva ripetuto? Si alz e and in camera di Pietro, a piedi nudi,
inciampando su Febe. Le radio a notte fonda avevano un
suono cos diverso, pens: cos lontano, crepitante d'elettricit,
quasi gracchiante, come se la musica avesse dovuto percorrere
chilometri di rotaie ferroviarie ed autostrade deserte,
oltrepassando recinti di carbone, cimiteri di macchine, torri
di trivellazione, fumaioli delle fabbriche e trasformatori elettrici.
Spense la radio e tir su il sacco a pelo di Pietro in modo
da coprirgli le spalle, poi diede un'occhiata alla piccola in
culla. Infine torn a letto, un po' infreddolita, e si rannicchi
contro la schiena grande e goffa di Joe per riscaldarsi.
Le rivennero in mente le canzoni che cantava Sam e come
si atteggiava a cantante-d'opera, roteando gli occhi, battendosi
il petto, per farla divertire. (A quei tempi lei era una giovane
e coscienziosa studentessa di medicina). Poi si ricord di
quella striscia tenera, dolorante, che il lettino per i malati le
aveva lasciato sulla pancia con il bambino, una volta che Jenny,
allora medico interno, si era piegata su un paziente. Incinta
di sei mesi, sette... Quando era giunta all'ottavo mese il
suo matrimonio era ormai finito e lei vagolava stordita. Si era
resa conto di essere sempre stata destinata al fallimento, di
essere sempre stata una persona poco amabile, di mancare di
una qualche qualit particolare capace di tenere i mariti. Non
ne era mai stata consapevole prima, ma il dolore che provava
in quel periodo era paurosamente familiare... come un sospetto
avuto per tanto tempo e infine confermato.
Indossava dei camici disegnati per i medici uomini con la
vita enorme: non esistevano camici di laboratorio per le madri
incinte. Mentre facevano il giro delle visite, i professori le
lanciavano delle occhiate dubbiose e le chiedevano se davvero
se la sentiva. Delle infermiere amichevoli le portavano tante
di quelle tazze di caff, che alla fine aveva la sensazione quasi
di galleggiar via. Una di quelle infermiere era rimasta con
lei durante quasi tutto il travaglio: le altre donne avevano i
loro mariti, ma Jenny aveva Rosa Perez, che si lasciava stringere
le dita forte quant'era necessario, senza mai lamentarsi.
E come si chiamava quella vicina che le teneva la piccola?
Mary Qualcosa - Mary Lee, Mary Lou - la moglie di un qualche
medico interno, povera quanto Jenny e madre di due bambini
sotto i due anni. Faceva la baby-sitter per quattro soldi,
ma anche quel poco era troppo caro per le finanze di Jenny. E
che vita frenetica! Mesi di turni di notte, trentasei ore di servizio
e dodici di riposo, pronto soccorso, ostetricia, chirurgia
d'urgenza... e anche l'internato non era stato gran che meglio.
Intanto Becky era cresciuta, da neonata era diventata bambina,
un'estranea in realt, una piccola piena di vita con gli occhi
neri lucenti di Sam Wiley, senza apparenti legami con
Jenny. Anche se colpiva, a volte, vederla lanciare quello sguardo
immobile, esaminatore, cos tipico dei Tull. Era possibile,
dopo tutto, che questa piccola estranea costituisse una famiglia?
Aveva imparato a camminare, e a parlare. No! diceva
con quella sua voce risoluta e coraggiosa; e Jenny, che faticosamente
cercava di star sveglia alle tre del mattino, o alle
tre del pomeriggio, qualsiasi breve periodo di tempo avessero
da stare insieme, si nascondeva il viso tra le mani. No!
aveva detto Becky, e Jenny si era preparata a colpire e l'aveva
schiaffeggiata forte sulla bocca, e poi l'aveva scossa fino a che
la testa non le era incominciata a ciondolare, e l'aveva scaraventata
da un lato ed era corsa fuori di casa... dove? (Al cinema,
forse?) In quel periodo gli oggetti le ondeggiavano davanti
e sembravano avere pi spigoli del normale. Era cos
stanca che la sola vista dei cuscini bianchi dei pazienti aveva
su di lei un effetto ipnotico. I suoni le giungevano attutiti,
come se fosse stata sott'acqua; le parole sulle cartelle cliniche
non avevano senso: c'erano tante di quelle k, tante di quelle
g, l'inglese era una lingua cos disarmonica, sillabe corte, blocchi
di consonanti, non se ne era mai accorta prima; come
l'islandese, forse, o come l'eschimese. Con una sberla, durante
la cena, aveva fatto finire il viso di Becky nel piatto con il coniglietto,
e le aveva fatto uscire il sangue dal naso; le aveva
strappato una manciata di capelli. Le era ritornata in mente
tutta la sua infanzia: le botte e gli schiaffi e le imprecazioni
di sua madre, le unghie appuntite di Perla che le si affondavano
nel braccio, mentre urlava: Teppista! Piccolo roditore
schifoso! ed erano riaffiorati stralci di memoria, che non riusciva
bene a piazzare: Cody che afferrava il polso di Perla e
parava i suoi colpi, mentre Jenny indietreggiava contro il muro.
Era cos che andava a finire? Non te ne riuscivi a liberare
mai? Certe cose erano destinate a continuare, una generazione
dopo l'altra? Non aveva notato il bordo del marciapiede
e si era slogata una caviglia e aveva raggiunto il lavoro zoppicando,
con un dolore lancinante. Aveva sbagliato la diagnosi
di un caso di polmonite virale; non si era accorta di una frattura
mista. Aveva portato un bicchiere d'acqua a Becky, nel
mezzo della notte, e poi all'improvviso, senza la minima intenzione,
si era messa a gridare bevila! bevila! e le aveva tirato
il bicchiere in faccia. Becky aveva continuato a tremare ed
a trattenere il respiro per ore dopo quell'episodio, anche nel
sonno, anche se Jenny se l'era tenuta stretta in braccio.
Poi sua madre aveva telefonato da Baltimora dicendo:
Jenny? Non scrivi pi alla tua famiglia?
Be', sono stata cos occupata, avrebbe voluto rispondere
Jenny. Oppure: Lasciami in pace, mi ricordo tutto di
te.  ritornato tutto. Scriverti? E perch dovrei scriverti? Mi
hai danneggiato, mi hai fatto del male. Perch dovrei avere voglia di scriverti?
E invece... aveva incominciato... non proprio a piangere,
ma peggio. Era stata scossa da singhiozzi asciutti, duri, e a
un certo punto le era mancata l'aria; dal petto le era uscito
un rumore stridulo. Sua madre, con calma, aveva detto:
Jenny, riattacca. Hai presente quel divano nel tuo soggiorno?
Vattici a sdraiare sopra: io arrivo non appena Ezra
mi pu accompagnare in macchina.
Perla si era fermata due settimane, consumando l tutte le
sue vacanze. La prima cosa che aveva fatto era stato di telefonare
all'ospedale di Jenny e organizzarle un permesso per
malattia; poi s'era accinta a rimettere un po' d'ordine nella
sua vita. Le rifaceva il letto per bene, con le lenzuola pulite,
le portava il t e dei brodini che la tiravano su, le lavava i capelli
e metteva i fiori sul suo com. Becky, che fino ad allora
non aveva quasi visto sua nonna, si era innamorata di lei.
Perla chiamava Becky Rebecca, e la trattava in modo formale,
rispettoso, come se non fosse del tutto sicura fino a che
punto le fosse concesso arrivare. Ogni mattina accompagnava
Becky al parco dei giochi e la spingeva sull'altalena; il pomeriggio
andavano a fare compere insieme. Aveva comprato a
Becky un vestito vecchio stampo che le dava un'aria solenne
e ragionevole, e un libro con le figure: filastrocche, favole e
La piccola casetta. Jenny se ne era proprio dimenticata della
Piccola casetta: quanto le era piaciuto quel libro, in passato!
Ora le riveniva in mente che da bambina lo aveva richiesto
ogni sera: seduta sul vecchio divano di casa, aveva ascoltato
sua madre che con pazienza infinita glielo rileggeva tre, quattro,
cinque volte. E adesso Becky diceva: Rileggilo! e
Perla ricominciava da pagina uno, e Jenny la ascoltava con la
stessa attenzione di Becky.
Ogni domenica, quando il ristorante era chiuso, Ezra era
venuto in macchina da Baltimora. Nonostante il suo viso innocente,
non era certo una persona aperta, e piuttosto che parlare
chiaro e tondo della nuova fragilit di Jenny, se ne stava
l, sorridendo sereno a qualcosa appena dietro alle spalle
di lei. E questo la confortava: aveva la sensazione che nel
mondo fosse fin troppo diffusa la tendenza ad essere aperti:
tutti che si arrabbiavano e piangevano e rigioivano. Pensava
che Ezra non fosse soggetto agli alti e bassi che turbavano le
altre persone. Le piaceva quando le leggeva i giornali (problemi
in Honduras, problemi a Saigon, disastri naturali ad
Haiti e a Cuba e in Italia) e lei ascoltava da un nido di coperte
blu intenso, con una camicia da notte che conservava ancora
il calore del ferro da stiro di sua madre.
Il secondo fine settimana Cody era arrivato come una raffica
di vento da chiss dove, il luogo in cui era sparito ultimamente.
Viaggiava trasportato da una brezza di soldi e di energia;
Jenny ne era rimasta colpita. Aveva usato il suo telefono
per due ore, da quel bravo uomo d'affari intrigante che normalmente
era, e aveva organizzato di pagarle una baby-sitter
a tempo pieno, una giovane donna magra, di nome Dalila
Greening, che si era rivelata il migliore aiuto che Jenny fosse
mai riuscita ad avere anche in futuro. Poi si era gettato il cappotto
sulla spalla, l'aveva salutata e se ne era andato.
A volte Jenny dormiva per dodici o quattordici ore di fila,
e si svegliava confusa, senza sapere bene dov'era, spaventata
dal silenzio solleticante, illuminato dal sole, del suo appartamento.
Confondeva i sogni con la vita reale. Come  successo?
chiedeva a volte a sua madre, prima di ricordarsi che
non era affatto successo (che non c'era stata una parata dei
membri dell'Ordine del tempio mistico attraverso la sua camera
da letto, che il vecchio signore in realt non pendeva
per i tacchi dall'asta delle sue tende, come un frutto). A volte,
la notte, sentiva delle voci emergere vivide dal buio. Dottoressa
Tull, dottoressa Tull, dicevano in tono pressante, formale.
Oppure: Seicentocinquanta milligrammi di solfato di
chinino... Si sentiva rimbombare nei timpani le proprie
pulsazioni, e allungava una mano alla luce del lampione che
veniva dalla strada e si stupiva di come fosse diventata bianca ed esangue.
Dopo la partenza di sua madre e l'arrivo di Dalila, Jenny
si era alzata ed era tornata a lavorare. Per un po' si era tenuta
su con la stessa delicatezza che avrebbe usato nei confronti
di una tazza ricolma, mantenendosi saldamente in equilibrio,
attenta a non rovesciarsi. Ma aveva visto che stava bene; s,
davvero, bene. Durante i fine settimana Ezra e sua madre venivano
brevemente a trovarla; o Jenny portava Becky gi a
Baltimora in treno: tutt'e due, in occasione di questi viaggi,
si mettevano il loro vestito migliore e poi stavano sedute fermissime,
in modo da non scompigliarselo. Jenny si sentiva
purificata, come se una febbre pericolosa l'avesse svuotata.
E l'estate successiva, anche se avrebbe potuto accettare offerte
pi rimunerative a Filadelfia o a Newark, aveva invece
scelto Baltimora. Si era unita a due pediatri pi anziani di
lei, aveva iscritto Becky a un asilo, e poco dopo aveva comprato
quella sua casa in una fila di altre casette. Continuava
a sentirsi fragile, per, e a tenere a bada dentro di s un nucleo
fluido e tremante. A volte i rumori troppo forti le acceleravano
i battiti del cuore: sua madre che la chiamava all'improvviso,
il suono stridulo del telefono la sera tardi. Allora
si riprendeva per mano e diceva a se stessa che doveva
darsi un attimo di sosta, allentare la presa. Le sembrava che
le persone che ammirava (uno dei suoi colleghi, un uomo sarcastico,
buffo, di nome Dan Charles; e suo fratello Ezra; e la
sua vicina, Lia Hume) avessero questo in comune: guardavano
il mondo a distanza. Era un po' come se fossero ricoperti
da uno strato di qualcosa, avevano un che di indiretto che li
rendeva difficili da afferrare. Dan, per esempio, usava un tono
sempre cos istintivamente canzonatorio, che non si riusciva
mai a chiedergli di sua moglie, che continuava ad entrare
ed a uscire dagli ospedali psichiatrici. E Lia: era capace di liquidare
con una risata i continui fallimenti delle sue folli avventure
finanziarie, come se fossero stati solo dei capitomboli
sul sedere. Sembrava cos intatta, e intoccabile, quando rideva
fra s e s e si copriva la bocca con quella sua mano graziosa
ma poco curata! Jenny la studiava, anzi, si poteva quasi dire
che prendesse appunti, per imparare come si faceva a non affrontare
la vita di petto: per cercare di perdere quella sua intensit.
Sei cambiata, le diceva sua madre (l'intensit in persona).
Sei diventata cos diversa, Jenny. Non riesco bene a
identificare cosa c' che non va, ma c' qualcosa. Voleva che
Jenny si risposasse; sperava di avere almeno una dozzina di
nipoti; non faceva che insistere perch Jenny uscisse, si mescolasse
alla gente, socializzasse, premeva perch si curasse
di pi e incontrasse qualche bravo giovane. Quel che Jenny
per non le diceva, era che non ce la faceva proprio a stare a
badare a queste cose. Si sentiva come priva di struttura, e
quindi gli eventi le scivolavano addosso senza attrito; e il solo
pensiero di quelle conversazioni sentite, che sempre ci sono
in un corteggiamento, le dava un senso di ansia.
Poi aveva incontrato Joe con il suo baluardo di bambini:
con quell'imbottitura, quel fossato, quella barricata che i bambini
gli creavano intorno, e tutti avevano un bisogno impellente
della sua attenzione svelta e capace. Niente conversazione
in quel caso: lei e Joe non avevano quasi mai trovato
un momento libero per parlarsi seriamente. Passavano il tempo
a cercare di farsi sentire al di sopra del frastuono delle
macchinine e degli xilofoni. Non aveva neanche avuto pi il tempo di pensare.
...
.
...
Certo, il valore materiale dell'oggetto  irrilevante, disse
il prete, e sobbalz al rumore stridente che d'un tratto
giunse dalla sala d'aspetto. Non  importante, non  certo
quello che mi preoccupa. Anche se aveva un certo valore storico:
penso che sia stato donato dal fratello di uno dei nostri
parrocchiani, un missionario.
Jenny si appoggi al vetro della receptionist e si port la
mano alla fronte. Be', io non... disse. Che cosa ha detto
che era?
Una zampa di rinoceronte, rispose il prete. A forma
di portaombrelli. O un portaombrelli a forma di zampa di rinoceronte.
Era davvero una zampa di rinoceronte, che veniva
da... be', non so, il paese da cui vengono i rinoceronti.
Un bambino ancora ai primi passi, tutto nudo, si fiond
fuori della porta come un popcorn che scoppiettava isolato,
inseguito da un'infermiera con un ago ipodermico. Il prete
indietreggi per far loro spazio. Siamo sicuri che la mattina
c'era ancora, disse. Ma alle quattro era sparito, e Slevin
era stato l poco prima: gli avevo chiesto di venire a fare
quattro chiacchiere. Solo che ero al telefono quando  arrivato
e dopo che ho messo gi la cornetta era sparito, e con
lui la zampa di rinoceronte.
Jenny disse: Chiss se sua madre aveva una zampa cos.
Come? chiese il prete.
Si rese conto di come la sua frase potesse essere fraintesa
e scoppi a ridere. No, disse. Non volevo dire che sua
madre avesse le zampe... oh, Ges...
Il prete disse: Dottoressa Tull, non si rende conto che 
una cosa seria? Si tratta di un bambino che ha dei problemi,
lo capisce o no? Non pensa che si debba fare qualcosa? Qual
 la sua opinione, dottoressa Tull?
Il sorriso le mor sulla bocca e fiss il prete negli occhi.
Non so, rispose dopo un attimo di silenzio. Tutt'a un tratto
si sent disarmata, come se mancasse qualcosa, come se a
qualcosa avesse rinunciato. Non era stata sempre cos! avrebbe
voluto spiegargli. Ma a voce alta disse: Vede, quello
che voglio dire... Io penso che rubi quel che gli ricorda sua
madre. Aspirapolveri e portaombrelli. La cosa ha senso, no?
Ah, fece il prete.
Mi chiedo a che cosa toccher, la prossima volta, disse
Jenny, e si ferm un momento a riflettere. Se l'immagina!
Pianoforti a coda, lavandini da cucina. Avremo tutto l'armamentario
domestico della madre. I suoi album di fotografie ed
i suoi quaderni delle elementari, la sua compagna di stanza
dell'universit che dorme nel nostro letto, e i suoi ragazzi
dei tempi del liceo in salotto. Si immagin una fila di ragazzi
anni '50, tutti ben vestiti, con i capelli impomatati e le
camicie cos stirate da essere quasi friabili, appollaiati sul
suo divano come manichini, con sulle ginocchia una scatola
di cioccolatini a forma di cuore. Scoppi a ridere; e il prete
emise un mormorio di disapprovazione. Un piccolo elicottero
di plastica blu sfrecci ronzante attraverso la sala d'aspetto e
atterr sui capelli di Jenny.
...
.
...
 SUCCESSO DAVVERO.
...
.
...
L'estate prima che Luca Tull compisse i quattordici anni,
suo padre ebbe un brutto incidente nella fabbrica che stava
ispezionando. Una trave rot intorno al proprio cavo, colp
il padre di Luca e il caposquadra che gli stava accanto e li
sbatt entrambi gi dalla passerella fino al livello sottostante.
Il caposquadra mor, Cody sopravvisse, ma per miracolo, e
rimase ferito gravemente. Per due giorni fu in coma, e c'era
pericolo di danni al cervello, poi riprese coscienza, e con il
suo solito modo di fare sgarbato chiese chi diavolo comandasse l dentro.
Tre settimane dopo torn a casa in ambulanza. I suoi folti
capelli neri erano stati rasati su un lato, e ora c'era una garza
a coprire le ferite peggiori. La sua faccia, di solito magra e
abbronzata, era tutta gonfia su uno zigomo e di diverse sfumature
di giallo per via dei lividi che andavano sbiadendosi.
Aveva le costole fasciate ed un braccio e una gamba ingessati:
il braccio destro e la gamba sinistra, e cos non poteva usare
le stampelle. Era costretto a stare a letto, maledicendo i giochi
a squadre in televisione. Stupidi. Somari. A chi credono di propinarle queste cazzate?
La madre di Luca, che era sempre stata cos energica e vitale,
aveva come perso qualcosa di importante in quell'incidente.
Dapprima, nei terribili giorni del coma, non aveva fatto
che vagare in giro in una fiumana di lacrime: una donna
piccola, pallida, con gli occhi arrossati, e i capelli rossi che
sembravano sbiaditi. Luca diceva: Mamma? e lei non lo
sentiva; o a volte afferrava le chiavi della macchina, come se
non si rendesse ben conto di chi la chiamava, e si precipitava
di nuovo in ospedale, lasciando Luca l solo. Anche quando
Cody usc dal coma, ella non sembr tornare completamente
in s. E quando lo portarono a casa, se ne stette seduta per
ore al suo capezzale senza dire una parola, accarezzando delicatamente
una grossa vena che gli scorreva lungo la parte interna
del polso. Ella guardava i giochi a squadre in tv con un
sorriso tremante. Ges, sentili come gracchiano, diceva
Cody con aria di disgusto, e Rut si piegava in avanti e appoggiava
la propria guancia sulla sua mano, come se lui avesse
proferito qualcosa di meraviglioso.
Luca, che un tempo era stato il centro della vita di Rut,
ora ne ondeggiava ai margini. Era luglio e non aveva niente
da fare. Avevano vissuto l - alla periferia di Petersburg in
Virginia - solo dalla fine dell'anno scolastico, e lui non conosceva
nessun ragazzino della sua et. I bambini dell'isolato
erano tutti pi piccoli, con una vocina esile ed eccitabile. I
loro giochi rumorosi lo annoiavano e anche il pumi pumi scoppiettante
dei loro fucili immaginari. I bambini proprio piccoli
venivano ammucchiati in piscinette di plastica a fiori, che
passavano la mattinata a svuotare, un misurino dopo l'altro,
finch tutt'intorno diventava un mare di fango. Luca non riusciva
a ricordarsi di essere mai stato cos piccolo. Fluttuando
attraverso l'eleganza glaciale, bianca e oro, della casa in affitto
stile coloniale, egli si vedeva riaffiorare nei vari specchi
con la cornice dorata: un ragazzino goffo e non desiderato,
che ondeggiava su un paio di gambe che erano diventate troppo
lunghe per potersi ben destreggiare, con un viso non pi
grazioso come da piccolo, ma ancora non consolidato in qualcosa
di meglio: un viso ovale, fragile, un ciuffo di capelli
biondi striati, una dentatura con la macchinetta che dava alle
labbra un aspetto irregolare e vulnerabile. I pantaloni gli stavano
diventando troppo corti, ma non aveva la pi pallida
idea di dove andare a comprarne dei nuovi: era abituato a
contare su sua madre per queste cose. Ai vecchi tempi era
lei che gli faceva tutto. A dir la verit, al punto che lo innervosiva, a volte.
Ora si preparava la colazione da solo - fiocchi di granturco
e altri cereali - e un panino a pranzo. Sua madre cucinava la
cena, ma era sempre qualcosa di arrangiato in fretta e furia,
neanche paragonabile al suo stile abituale; e la maggior parte
delle volte lasciava Luca a mangiare da solo in cucina, mentre
lei e Cody cenavano su un vassoio in camera da letto. O se
stava con Luca, continuava a parlare di Cody. Non gli chiedeva
mai qualcosa che riguardasse lui, Luca; ma era sempre
tuo padre qui e tuo padre l, mai niente se non tuo
padre: come era bravo a tener duro, come si faceva sempre
coraggio, come aveva sempre potuto fare affidamento su
di lui, fin dai primi tempi che lo aveva conosciuto. Avevo
solo diciannove anni quando l'ho incontrato, disse. E lui
trenta. Io ero una ragazzetta semplice e lui l'uomo pi bello
che si potesse vedere, con un modo di fare cos fine ed addosso
quei vestiti grigi perfetti. A quei tempi io stavo per sposare
Ezra, il fratello di tuo padre. Scommetto che non lo sapevi,
vero? Andavo in giro, facevo tante cose, allora! Poi  entrato
in scena tuo padre. Era un gran bello sfacciato. Non gliene
importava niente di quel che la gente poteva pensare, non
aveva un briciolo di vergogna, si  semplicemente messo in
mezzo e mi ha rivendicata per s. Be', prima ho pensato che
si stava burlando di me: poteva avere chi voleva, tutte le ragazze
che gli piacevano, anche una bellissima. Poi ho capito
che faceva sul serio. Non sapevo da che parte girarmi, perch
volevo bene a tuo zio Ezra, anche se non era cos... voglio dire,
Ezra era una persona molto pi alla buona, molto pi simile
a me, si potrebbe dire. Ma tuo padre entrava nella stanza
e sembrava come, non so, come se in qualche modo l'aria
diventasse viva. Un giorno mi ha messo le mani sulle spalle
e io gli ho detto che, per favore, stavo per sposare Ezra, e lui
ha risposto che lo sapeva. Mi  venuto pi vicino, e io ho
detto che, davvero, Ezra era un uomo tanto, tanto buono, e
lui ha detto s, che lo era; e ci siamo abbracciati come due
persone che dividevano lo stesso lutto, e io ho insistito: "Insomma,
sei quasi mio cognato!" e lui ha risposto: "Ci manca
poco, s", e mi ha baciata sulle labbra.
Luca abbass lo sguardo. Avrebbe preferito che lei non
parlasse di queste cose.
E se anche abbiamo avuto i nostri alti e bassi, continu
Rut, be', voglio solo che tu sappia che non  stata colpa sua,
Luca. Guardami! Non sono altro che una ragazzetta di campagna
cresciuta in un posto sperduto, poco istruita. E non 
neanche poi cos facile andare d'accordo con me; non sono accomodante.
Non devi dare la colpa a lui. Una volta - tu eri
ancora all'asilo, scommetto che non te lo ricordi - l'ho lasciato,
portandoti via con me. Gli ho detto che non mi amava e
non mi aveva mai amato, che mi aveva sposata solo per far
dispetto a suo fratello, Ezra, di cui era sempre stato cos geloso.
L'ho accusato di cose terribili, proprio terribili, e poi
mentre lui era al lavoro ti ho portato alla stazione e...  buffo
da raccontare adesso, ma allora non lo era affatto: mentre stavamo
aspettando seduti su una panchina, un marinaio ha vomitato
nella mia borsa. Quando  stata ora di salire sul treno,
non sono proprio riuscita a mettere dentro le dita e tirare
fuori i biglietti, sempre che fossero ancora usabili; e non ce la
facevo neanche a cercare i soldi per comprarne degli altri. Cos
ho chiamato tuo padre al telefono, chiedendo un gettone a
una suora, e ho detto: "Cody, vieni a prendermi; non  questo
che voglio fare. Oh, Cody", ho detto, "ormai siamo cos intrecciati
l'uno con l'altro, anche se non mi ami affatto, ora
siamo cos avviluppati insieme.  con te che devo rimanere".
E lui ha lasciato il lavoro ed  venuto a prendermi in macchina,
cos solido e sicuro nel suo bel vestito grigio, completamente
diverso dal resto del mondo. Non te lo ricordi quell'episodio?
Te ne sei proprio dimenticato, disse. Fa lo
stesso, suppongo. Luca, quando stai per perdere una persona,
tutto diventa cos chiaro! Ti rendi conto quant' importante,
che non c' nessuno come lui, neanche alla lontana; che  insostituibile.
Ci mette sempre davanti a tutto il resto; voglio
dire, mai in tutto questo tempo ha lasciato me e te a casa,
quando  partito per lavoro; ci porta in tutte le citt dove
deve andare, perch dice che non vuole fare come suo padre:
viaggiare di qua e di l dimenticandosi dei suoi parenti. Non
 vero che ci porta appresso perch non si fida di me.  perch
vuole davvero che stiamo bene. Quando ora ripenso, disse,
a quella prima volta in cui tuo padre mi ha baciata - "Ci
manca poco, s", ha detto. "Ci manca poco che diventi tuo cognato",
e mi ha baciata cos calmo, ma cos deciso, cos insistente,
come se non sentisse ragioni - be', ora mi accorgo che
 l che  incominciata la mia vita! Ma allora non me ne rendevo
conto, non ne afferravo l'importanza. Non sapevo a quei
tempi che una persona pu avere un simile effetto su un'altra.
Ma se lei era cambiata (se perfino Luca era cambiato: sbiadendo
fino a diventare trasparente, pensava lui) Cody era rimasto
assolutamente lo stesso. Dopo tutto, Cody non era
passato attraverso la tensione di quel coma, durante il quale
era in un certo senso distante. Non era stato in ansia di fronte
alla possibilit di morire, quando il rischio c'era, perch non
gli passava neanche per la testa di essere il tipo che muore.
Aveva vissuto l'intera esperienza con il suo solito misto di
noncuranza e bellicosit, e adesso era l che si agitava nel letto,
chiedendosi quando mai si sarebbe potuto alzare. Soprattutto
mi sento furibondo, disse a Luca. Tutto questo maledetto
affare mi ha reso pi furibondo che mai. L'ho sentita
quella trave colpirmi, lo sai? Ho davvero sentito che mi colpiva,
e faceva male, e mentre volavo in aria volevo restituirle
quel colpo, dare un pugno a qualcuno. E ora sembra ancora
che io stia aspettando l'occasione buona. Quando riuscir ad
avere soddisfazione? E non mi venire a parlare di cause in
tribunale e di indennizzi. L'unica cosa che desidero  di vendicarmi
di quella trave.
Mamma chiede se vuoi della minestra, disse Luca,
strofinandosi nervosamente le palme delle mani sulle cosce.
No, non la voglio la minestra. Perch cerca sempre di
farmi mangiare? Ascoltami, Luca. Se oggi tua nonna richiama,
devi dirle che sono tornato a lavorare.
A lavorare?
Non sopporto pi di sentire le sue apprensioni per
telefono.
Ma fino a ora, disse Luca, hai continuato a dirle che
ti sentivi troppo male per ricevere visite. Ieri eri troppo malato
e oggi sei tornato a lavorare? Che cosa penser?
Quello che pensa non mi riguarda, rispose Cody. Non
si era mai dimostrato troppo affezionato alla nonna Tull, che
aveva telefonato da Baltimora ogni giorno da quando era
successo l'incidente. Per quel poco che la conosceva, a Luca
piaceva la nonna, ma Cody diceva che le apparenze ingannano.
Ha un'aria buona, disse ora a Luca. ma tu non
sai che tipo . Non sai che cosa ha voluto dire crescere
con lei.
A Luca sembrava di saperlo (non glielo aveva sentito ripetere
un milione di volte?) ma suo padre ormai aveva preso il
via e nessuno lo avrebbe fermato. Ti faccio un esempio,
disse. Ascoltami bene.  successo davvero. Era cos che
incominciava sempre a parlare della sua infanzia.  successo
davvero, diceva, come se si trattasse di qualcosa di impensabile,
ma quel che raccontava dopo non sembrava mai cos
terribile a Luca. Te lo giuro: tua nonna aveva un'amica
che si chiamava Emmalina, che non aveva visto per anni.
L'unica amica che nominava. Ed Emmalina viveva a... non mi
ricordo. A ogni modo, in qualche posto lontano. Cos un Natale
ho risparmiato i soldi e le ho comprato il biglietto del
pullman per andare nel posto dove abitava Emmalina. Mi sono
fatto in quattro e ho chiesto in prestito i soldi, e li ho anche
rubati, e la mattina di Natale ho dato a mia madre il biglietto.
Avevo diciassette anni allora, ero abbastanza grande
da occuparmi degli altri, e cos le ho detto: "Parti domani, stacci
una settimana, e penso io a tutto quanto finch non torni".
Sai cosa mi ha risposto? Ascolta; non ci crederesti mai. "Ma
Cody, tesoro", ha detto, "dopodomani  il compleanno di tuo
fratello".
Diede un'occhiata a Luca, il quale stava aspettando che
continuasse.
Visto? fece Cody. Il ventisette dicembre era il compleanno
di Ezra.
E allora? chiese Luca.
E allora non avrebbe mai lasciato il suo figliolo prediletto
il giorno del suo compleanno! Neanche per andare a trovare
la sua pi vecchia amica, la pi cara, la sola che avesse, anche
se l'altro suo figlio le aveva regalato il biglietto.
Neanche a me piacerebbe che mamma se ne andasse il
giorno del mio compleanno, disse Luca.
No, no, non hai colto il punto. Non voleva lasciare Ezra,
il suo favorito. Me o mia sorella ci avrebbe lasciati di sicuro.
Come fai a saperlo? gli chiese Luca. Hai mai provato
a regalarle un biglietto il giorno del tuo compleanno? Scommetto
che ti avrebbe risposto nello stesso modo.
Il mio compleanno  in febbraio, rispose Cody. Lontano
da qualsiasi occasione per fare regali. Non so neanche
perch mi ci metto a parlare con te. Sei solo un bambino,
questo  il tuo problema. Non hai la pi pallida idea di quello
che sto cercando di farti capire. Gir il cuscino dall'altra
parte e si riappoggi indietro con un sospiro.
...
.
...
Luca usc in cortile e tir la palla da baseball contro il garage.
Ricadde con un tonfo e rimbalz indietro, luccicando alla
luce del sole. In passato lui e sua madre si erano allenati
insieme a tirare: Rut gli aveva anche insegnato a battere ed a
lanciare la palla portando il braccio sopra alla spalla. Era brava
negli sport ed egli a volte vedeva in lei accenni di quel
maschiaccio scervellato che doveva essere stata in passato.
Ma il fatto di giocare a palla insieme sembrava sempre solo
una fase di preparazione per la partita vera, quella con suo
padre. Era come ripassare all'ultimo momento per un esame.
Poi durante i week-end Cody tornava a casa e gli lanciava la
palla dicendo: Mica male. Proprio mica male, quando
Luca colpendola la mandava lontano. In quei momenti Luca
sapeva bene di assumere un'aria un po' vanitosa nel camminare,
di dondolare le spalle in un certo modo. Era convinto
che crescendo andasse assomigliando di pi a suo padre. Quando
si dirigeva bighellonando in casa, dopo essersi allenato,
passava davanti alla macchina di Cody parcheggiata e chiedeva:
Continua sempre a consumare cos poco? Si metteva
davanti al frigorifero aperto e tracannava il t freddo direttamente
dalla brocca: cosa che sua madre non poteva sopportare.
Ma era ora di lasciarsi sua madre alle spalle: per quanti
anni l'aveva seguita in giro per la casa, irretito dalla sua routine,
trascinando la sua scopetta finta dietro a quella grande di
lei o appoggiando i gomiti sulla sua toletta, per guardarla,
affascinato, mentre si incipriava il naso lentigginoso! Come
era sempre uguale la vita delle donne! Sapeva tutto quello
che gli interessava sapere di quel tipo di vita. Era esausto di
banalit come dosare il sapone del bucato e aspettare l'arrivo
dell'idraulico. Era proprio ora di passare dalla parte di suo
padre. Ma suo padre stava l sdraiato in camera da letto,
maledicendo tutto e tutti. Che diavolo ha questa televisione?
Perch prendersi la briga di comprare una Sony, se non si trova
nessuno che l'aggiusti?
Vedrai, oggi trovo qualcuno che ce la venga a riparare,
rispondeva Rut con la sua nuova, dolce voce fluttuante.
Rut adesso indossava sempre la gonna, perch Cody aveva
detto che era stufo dei suoi pantaloni. Pantaloni di poliestere
che non si rovinano mai, diceva, ed era vero che aveva
un'aria meno elegante della maggior parte delle altre donne,
anche se Luca non era poi tanto sicuro che la colpa fosse proprio
dei pantaloni. Anche con i vestiti c'era qualcosa che non
funzionava: erano troppo grandi, o troppo rigidi, o troppo lucidi;
pi che degli abiti, pensava Luca, sembravano... delle
gualdrappe. Va meglio ora? ella chiedeva a suo padre,
fermandosi speranzosa sulla soglia della porta; piatta nei suoi
mocassini, perch al suo paese, diceva, non le avevano mai
insegnato a camminare con i tacchi alti. Nel frattempo a Cody
era passato il malumore, e diceva: Certo, tesoro, certo, va
bene. Non era sempre di cattivo umore; era il logorio di stare
sdraiato immobile, il disagio continuo. Faceva uno sforzo.
Ma poi, solo due ore dopo: Rut, me lo spieghi perch sono
costretto a vivere in un posto che sembra un piatto di caramelle?
 proprio necessario affittare una casa dove tutto 
bianco e oro e pieno di volute? Pensi che denoti una certa
classe?
Data la sua professione, Cody lavorava da solo. Appena
aveva finito di modernizzare la fabbrica che lo aveva chiamato,
si spostava altrove. Il suo partner, un uomo di nome
Sloan, viveva a New York e inventava gli arnesi che Cody di
volta in volta riteneva necessari: rastrelliere per dividere e
tenere in ordine le cose, arnesi per piegare, strumenti da
usare con una mano sola che svolgono vari compiti. Di conseguenza
Cody non aveva nessun compagno di lavoro che lo venisse
a trovare, a meno che non si voglia contare quell'unica
telefonata carica di tensione che gli aveva fatto il proprietario
della fabbrica dove aveva avuto l'incidente. Ed essi non
conoscevano nessuno dei vicini: erano soli, soli loro tre;
avrebbero potuto essere dei naufraghi. Non c'era da meravigliarsi
se Cody era cos irritabile. Luca e sua madre uscivano
solo una volta alla settimana, per fare la spesa. Facendo marcia
indietro con la Mercedes bianca per venire fuori dal garage,
Rut stava seduta diritta e vigile, senza voltarsi a guardare
alle proprie spalle, gi preoccupata per Cody. Forse avrei
dovuto lasciarti a casa. Se ha bisogno di andare in bagno...
Pu benissimo aspettare, disse Luca tra i denti.
Insomma, Luca!
Lasciagli fare pip a letto.
Luca Tull!
Luca fiss fuori del finestrino.
 stata dura per te, disse sua madre. Bisogna che ti
troviamo degli amici.
Non ho bisogno di amici.
Tutti ne hanno bisogno. Noi non ne abbiamo neanche
uno in questa citt. Mi sento inaridire. A volte mi chiedo,
disse, se questa vita  davvero... Ma non aggiunse
nient'altro.
Quando tornarono a casa, Cody era piacevole ed allegro, come
se in loro assenza avesse preso delle decisioni; o forse la
solitudine lo aveva rianimato. Ho parlato con Sloan, disse
a Rut. Ha chiamato da New York. Gli ho detto, appena
mi tolgo 'sto gesso chiudo con questa fabbrica e me ne vado.
Non ne posso pi di questo posto.
Bene, Cody, tesoro.
Su, portami la mia cartella: voglio appuntare qualche
idea. Ci sono tante cose che posso fare anche a letto.
Ho trovato un po' di quelle pere che ti piacciono.
No, no, solo la mia cartella, e quella penna che  sulla
scrivania dello studio. Voglio vedere se le mie dita ce la fanno
a scrivere.
Disse a Luca: Quel che mi ci vuole  lavorare; ho sofferto
per la mancanza di lavoro. Mi ha reso un po' irritabile.
Luca si gratt il torace e disse: Non ti preoccupare.
Stai attento a trovarti un lavoro che ti piaccia, quando sei
grande. Deve piacerti quello che fai,  importante.
Lo so.
Io per esempio ho a che fare con il tempo, disse Cody,
prendendo la penna biro che gli porgeva Rut. Il tempo 
la cosa che preferisco, pi di ogni altra.
A Luca piaceva moltissimo quando suo padre parlava del tempo.
Sono ossessionato dal tempo: dall'idea di non sprecarlo,
di non perderlo.  come, non so... un oggetto per me; una
cosa quasi tangibile. Se solo potessi raggrupparne abbastanza
tutto insieme, penso spesso. Se potessi spostarlo avanti, indietro
e di lato, capisci? Se solo Einstein avesse avuto ragione e
il tempo fosse una specie di fiume in cui se vuoi puoi entrare
da qualunque punto della sponda.
Faceva scattare dentro e fuori la punta della biro, aggrottando
le sopracciglia nel vuoto davanti a s. Se esistesse una
macchina del tempo la userei, disse. E non mi importerebbe
molto in che direzione: passato o presente, purch sia via
dal nostro tempo; purch sia in un altro posto.
Luca prov una fitta. Ma allora non conosceresti me, disse.
Eh?
Certo che ti conoscerebbe, disse Rut in tono vivace.
Stava aprendo la cerniera della cartella di Cody. Ti porterebbe
con s. Ma bada bene, disse a Cody, se viene anche
Luca devi portare della penicillina, e le sue pillole per la febbre
da fieno, e il dentifricio al fluoruro, capito?
Cody scoppi a ridere, ma non disse n s n no a proposito di portare Luca con s.
...
.
...
Quella fu la sera in cui Cody per la prima volta ebbe la sua
strana idea. Accadde cos all'improvviso: stavano giocando a
Monopoli sul letto di Cody, soli loro tre, e Cody come al solito
stava vincendo e offrendo a Luca un prestito perch potesse
continuare a giocare. Be', no, ho perso, mi pare,
disse Luca.
Ci fu una pausa brevissima, un batter d'occhio. Cody alz
lo sguardo verso Rut, che stava contando i propri contratti.
Sembra di sentir parlare Ezra, le disse.
Lei aggrott le sopracciglia in direzione della strada, fuori
della finestra.
Non hai sentito quel che ha detto? L'ha detto proprio
come Ezra.
Davvero?
Ezra si comporterebbe cos, Cody disse a Luca. Tuo
zio Ezra. Non c'era nessun divertimento a batterlo: non accettava
mai un prestito e non ipotecava assolutamente niente,
nemmeno una stazione o la societ dell'acqua potabile. Si limitava
ad arrendersi, a mollare tutto.
Be', il fatto  che...  chiaro che ho perso, rispose Luca.
 solo una questione di tempo.
A volte viene da pensare che tu sia figlio di Ezra, non
mio.
Cody Tull! Ma cosa ti viene in mente? disse Rut.
Ma era troppo tardi, le parole ormai pendevano nell'aria.
Luca si sentiva infelice; aveva fatto tutto il possibile per finire
la partita. (Sapeva che suo padre non aveva mai avuto una
grande opinione di Ezra). E Cody, anche se non continu a insistere
sull'argomento, rimase in qualche modo insoddisfatto.
Stai seduto pi dritto, continuava a ripetere a Luca. Non
stare curvo, raddrzzati. Ges, sembri un coniglio.
Appena pot, Luca diede la buonanotte e se ne and a letto.
La mattina dopo tutto era tornato normale. Cody lavor
ancora un po' sulle sue carte e parl ancora con Sloan. Rut
cucin un pollo, programmando una buona cenetta fredda estiva.
Ogni volta che Luca gli bighellonava vicino, Cody gli rivolgeva
la parola di buon umore. Perch hai la faccia cos
imbronciata? chiedeva, oppure: Ti annoi, figlio mio?
Suonava buffo sentirsi chiamare figlio mio, Cody di solito
non lo faceva mai.
Pranzarono tutti nella camera da letto: panini e uova sode,
come fosse un picnic. Il telefono, sepolto tra le lenzuola, incominci
a suonare a met del pasto, e Cody disse loro di non
rispondere. Era sicuramente sua madre, afferm. Stettero perfettamente
zitti, come se chi chiamava avesse potuto in qualche
modo sentirli. Quando per il telefono smise di suonare,
Rut disse: Povera, povera donna.
Povera! sbuff Cody.
Siamo proprio tremendi.
Non la chiameresti povera se la conoscessi meglio.
Luca torn nella propria camera e si mise a guardare i suoi
vecchi modellini di aeroplani. La voce dei suoi genitori scivol
lentamente dietro di lui. Ascolta, Cody stava dicendo a
Rut.  successo davvero. Avevo risparmiato tutti i miei
soldi per il compleanno di mia madre: quattordici dollari. Ed
Ezra non aveva il becco d'un quattrino...
Luca frug nel suo bauletto di legno, l'unico pezzo di mobilio
che fosse davvero suo, e che lo aveva seguito in tutti i
loro spostamenti fin da tempo immemorabile. Stava cercando
l'ala di un aereo che mancava. Non la trov, ma trov invece
un astuccio di pelle pieno di bilie: quelle che gli piacevano
un tempo, con delle bollicine effervescenti, come se dentro
ci fosse della gassosa. E una fionda fatta con un pezzo di camera
d'aria. E un piccolo flauto: un flauto di plastica nera
tutto impolverato, con cui, il giorno della festa della mamma,
ancora in prima elementare, aveva suonato Petali di corallo
bianco con i suoi compagni. Riprov a strimpellarla: Petali
di corallo bianco, su un esile stelo... Gli ritornava in mente,
una nota dopo l'altra. Si alz e and a suonarla fino in fondo
in camera dei suoi genitori. Gigli della valle che adornano la
mia...
Suo padre disse: Non la posso soffrire.
Luca abbass il flauto.
Ma lo fai apposta? chiese Cody. Hai proprio deciso
di martoriarmi?
Uhm?
Cody, tesoro... disse Rut.
Mi perseguiti,  vero? Non riesco a liberarmi di lui! Ho
passato met della mia vita con Ezra, il mite, il gentile, e il
suo maledetto piffero di legno; finalmente riesco a sfuggire, e
ora guarda: rieccomi da capo a dodici.  una congiura! Una
specie di complotto: qualcuno deve aver deciso, prima che
nascessi, che avrei trascorso i miei giorni circondato da persone...
pi piacevoli di me; pi piacevoli di natura, senza
neanche sforzarsi di esserlo; persone che gli altri preferiscono;
e dovunque io vada c' sempre qualcosa: quel dannato
sorriso indulgente o una qualche canzone popolare idiota che
vola fuori della finestra...
Cody, Luca penser che sei impazzito, disse Rut.
E tu! continu Cody rivolto verso di lei. Gurdati!
Mio Dio! Alcune persone sono fatte l'una per l'altra, non 
vero? E neanche morti si pu sperare di separarle. Sposata o
meno, hai sempre amato Ezra pi di me.
Cody, ma che vai dicendo?
Ammettilo, disse Cody. Non  Ezra il vero, reale padre
di Luca?
Ci fu un silenzio.
No, non l'hai detto, non puoi averlo detto, fece Rut.
Ammettilo!
Sai benissimo che non la pensi davvero una cosa simile.
Non  la verit? Dimmi! Prometto che non mi arrabbio.
...
.
...
Luca torn in camera sua e chiuse la porta.
Per tutto il pomeriggio rimase sdraiato sul letto, a rileggere
un vecchio libro di cavalli dei tempi della sua infanzia, perch
non aveva nient'altro da fare. La storia adesso gli sembrava
sciocca, anche se in passato gli era piaciuta moltissimo.
Quando sua madre lo chiam per la cena, entr in cucina con
fare molto deciso: d'ora in poi si sarebbe assolutamente rifiutato
di mangiare in camera da letto con Cody. Ma sua madre
aveva gi apparecchiato per due sul tavolo di cucina, e
mentre lui mangiava se ne stette seduta all'altro capo della
tavola piluccando qualcosa. Luca mangi a quattro palmenti
vari piatti freddi, rifiutandosi di incrociare il suo sguardo.
Sua madre era proprio stupida: questo era il problema. Non
gli sembrava di avere mai conosciuto una donna cos debole
e stupida.
Dopo cena torn in camera sua e ascolt un programma alla
radio in cui la gente telefonava a un presentatore dall'aria
stanca dicendo le proprie opinioni: discutevano della guida in
stato di ubriachezza e delle mogli picchiate dai mariti. Fece
buio, ma Luca non accese la luce. Sua madre buss esitante
alla porta, attese un attimo e se ne and.
Poi doveva essersi addormentato: quando si svegli era pi
scuro che mai, aveva il torcicollo, e una donna alla radio stava
dicendo: Non nego di avere firmato quelle carte, ma solo
perch lui non la finiva pi di parlare, perch a forza di
parlare mi ha spinta a farlo. "Basta che lei metta una croce
qui", mi fa...
Intendeva dire il suo autografo, suppongo, disse stancamente
il conduttore del programma.
Quel che , fece la donna.
Poi sotto queste voci, come un sussurro attraverso il muro,
giunsero il brontolio di Cody e le deboli risposte di Rut.
Luca si copr la testa con il guanciale.
Cerc di ricordarsi suo zio Ezra: erano passati alcuni anni
da che s'erano incontrati, e anche quella era stata una visita
cos breve, con suo padre che li aveva portati via in un momento
di collera prima ancora che si fossero ben sistemati.
Cercare di ricordare Ezra era un po' come frugare in quel bauletto:
doveva farsi strada attraverso una dozzina d'altri ricordi,
e varie cose venivano a galla insieme a quel che andava
cercando. Risent l'odore di toast bruciato nella cucina di sua
nonna e gli rivenne in mente la camera da letto di Ezra, che
un tempo era stata di Ezra e Cody insieme, dove alcuni tesori
infantili (un fermalibro a forma di pallone da calcio, un bastone
da hockey tutto sbucciato) erano rimasti al loro posto
per cos tanto tempo da essere diventati invisibili per Ezra.
Egli sembrava sorpreso di vedere che qualsiasi cosa attraeva
l'attenzione di Luca. La vuoi? gli chiedeva, e quando Luca
per educazione rispondeva di no, per non sembrare avido,
Ezra diceva: Per piacere. Non so proprio cosa ci stia a fare
ancora qui. Aveva una stanza grande - una specie di dormitorio
che occupava tutto il secondo piano - ma quel suo odore
viziato di lenzuola usate e di abiti indossati troppo a lungo
la faceva sembrare pi piccola. C'era una serratura nell'interno
della porta del bagno al pianoterra che, Luca si ricordava,
sembrava proprio una piccola noce d'anacardio d'argento; e
tutto il bagno era all'antica, con i soffitti alti, pieno di echi,
il pavimento freddo e un pomello di porcellana nella vasca
con su scritto scarico.
Cerc di visualizzare i suoi cugini - i figli della zia Jenny -
ma riusc a ricordarsi solo un'altra stanza: la camera da letto
disordinata di sua cugina Becky, con un mucchio di animali
imbottiti tutti logori che circondavano fitti il suo letto. Come
faceva a dormire? si era chiesto lui. Ma ella gli aveva spiegato
che riusciva a dormire benissimo; e ogni volta che andava
a passare la notte da qualche parte, aveva detto, si portava
tutto il serraglio con s, in una gigantesca valigia di tela, e
appena arrivava lo tirava fuori e lo sistemava intorno al nuovo
letto, anche prima di estrarre il pigiama; e quasi tutti i
suoi amici facevano lo stesso. Era stato il primo indizio che
Luca aveva avuto del fatto che le bambine erano diverse: ne
era sconcertato e affascinato, e per tutto il resto di quella
breve visita aveva avuto nei confronti di Becky un fare protettivo
(anche se lei aveva un anno di pi ed era di mezza testa
pi alta).
Se Ezra fosse stato davvero suo padre, pensava Luca, allora
lui avrebbe potuto vivere a Baltimora, dove le case erano
scure e misteriose e piene di segreti. Avrebbe avuto tutti i parenti
intorno: una nonna affettuosa, quella buffa della zia Jenny,
quei mucchi di cugini. Ezra lo avrebbe lasciato aiutare nel
ristorante, e gli avrebbe parlato del cibo e di come le persone
hanno bisogno di essere nutrite con cura: Luca riusciva a
sentirlo con quel suo modo di parlare lemme lemme. S, ora
gli era tornato in mente, il ricordo era arrivato a destinazione.
Ezra indossava una camicia di flanella scozzese, d'un azzurro
lavato fino all'oblio. Aveva i capelli biondi... oddio! Era proprio
il biondo di Luca, tutto striato, a strati. E aveva gli occhi
del suo stesso punto di grigio, d'un'intera gradazione pi
chiari di quelli di Cody, e la pelle con quella stessa sfumatura
dorata che la faceva sfumare nei capelli quasi senza
contrasti.
Luca si concesse di credere a qualche inimmaginabile momento
tra Rut ed Ezra, quattordici anni prima. Poi salt veloce
al tempo in cui Ezra sarebbe giunto a reclamarlo: Ormai
sei abbastanza grande da saperlo, figlio mio...
Mentre imbastiva questa scena nel buio, tornando indietro
per correggere una nota falsa o precipitandosi avanti verso i
punti belli, Luca si dimentic di se stesso e si tolse il cuscino
dalla testa. Subito attraverso il muro ud la voce di Cody:
Tutto quel che ho sempre desiderato, Ezra lo ha avuto.
Qualsiasi cosa io abbia desiderato. Anche le cose che pensavo
di avere vinto, Ezra alla fine le ha vinte lui. E non sembrava
neanche che ci provasse, questa era la cosa peggiore.
Tu hai sempre vinto quelle maledette partite di Monopoli,
 vero o no? grid Luca.
Cody non disse nulla.
...
.
...
La mattina dopo Cody sembrava insolitamente quieto. Rut
lo port dal dottore per fargli mettere il gesso con cui avrebbe
potuto camminare: un momento che avevano atteso a lungo,
ma Cody adesso non sembrava molto interessato alla cosa.
Luca dovette andare anche lui per fargli da gruccia. Trasal
quando Cody gli appoggi per la prima volta sulle spalle il
gesso pesante del braccio: ebbe la sensazione dell'incombere
di qualche pericolo. Ma Cody era un peso morto, che camminava
brontolando, ed evidentemente pensava ad altre cose.
Si gett sul sedile della macchina e fiss cupo davanti a s.
Nella sala d'aspetto del medico, mentre Luca e sua madre leggevano
delle riviste, Cody si limit a starsene seduto privo
d'espressione. E quando gli ebbero cambiato il gesso e pot
camminare, torn zoppicando in macchina da solo, ignorando
l'offerta d'aiuto di Luca. Appena arrivati a casa si butt sul
letto e se ne stette l a fissare il soffitto. Cody, tesoro,
ricrdati che il dottore ha detto che devi esercitare quella gamba,
gli disse Rut.
Non rispose.
Luca usc in cortile, e per un po' si mise a calciare l'erba,
come se stesse cercando qualcosa. Dalla casa accanto un gruppo
di bambini piccolissimi, nella loro piscinetta, lo fissava.
Avrebbe voluto urlare: Voltatevi! Smettetela di guardarmi;
non  affar vostro. Ma invece fu lui a girarsi dall'altra parte
ed a uscire dal cortile e ad andare a bighellonare gi per la
strada. Altre piscinette; altri occhioni tondi che lo fissavano
giudicanti. Un cane di razza gallese, tozzo e solenne, procedeva
veloce per il marciapiede, seguito da una signora con un caftano
svolazzante. Toulouse! Toulouse! Il caldo arrivava a
folate. Luca aveva la faccia imperlata di sudore e la maglietta
appiccicata alla schiena; continuava ad asciugarsi il labbro superiore.
Pass davanti a file di case coloniali simili alla sua, e
ognuna aveva alla finestra del salotto un qualche oggetto messo
in mostra come fosse un pezzo da museo: una lampada tondeggiante,
un cavallo di porcellana, un vaso di calendole con il
torcicollo. (E alla sua finestra cosa c'era? Non se lo ricordava.
Stava per dire un albero di fico con i rami penduli, ma quello
era stato in un appartamento che avevano affittato tre o quattro
citt prima di questa). Gli innaffiatori rotavano pigri: era
un sollievo fermarsi di tanto in tanto a guardare l'erba che
assorbiva le gocce d'acqua coperte di lustrini.
Ecco che ora avanzava una signora indaffarata con il neonato
nel passeggino e dei bambini piccoli tutt'intorno. Egli attravers
la strada per evitarli, svolt a destra, e arriv nel
viale principale, con il suo traffico sibilante, i negozi di generi
vari a prezzi scontati, le agenzie immobiliari, i tabelloni pubblicitari
e le stazioni di servizio. Si ferm a un incrocio, per decidere
che direzione prendere: una delle conseguenze del fatto
di cambiare citt cos spesso era che non capiva mai bene
dov'era: era convinto che il suo senso d'orientamento ne
avesse risentito. Non riusciva a comprendere come certe persone
sembrassero avere una specie di mappa mentale dettagliata
della citt in cui vivevano.
Un pullman gli sfrecci accanto con su scritto Baltimora.
E se lo avesse fermato? (Si pu fermare un pullman?) E se ci
fosse salito sopra - sempre assumendo che avesse avuto i soldi,
cosa che non era - e fosse andato fino a Baltimora,
presentandosi al ristorante di Ezra? Eccomi. Eccoti qua,
avrebbe esclamato Ezra. Se solo si fosse portato dietro il denaro!
Pass un altro pullman, ma questo era un locale. Poi si
avvicin un camion enorme, che fren per via del semaforo
giallo. Come se stesse obbedendo a un ordine, Luca tir fuori
il pollice. L'uomo al volante si allung sul sedile e apr la portiera
dalla parte del passeggero. Salta su, disse a Luca.
non si danno passaggi c'era scritto su un cartello appeso
al finestrino, ma le cose non stavano andando cos. Piano piano,
come se qualcuno lo stesse spingendo da dietro, Luca si
arrampic nella cabina: era colma di musica ad alto volume e
di un odore maschile, di pelle, di sudore, che lo mise subito
a suo agio. Sbatt la portiera e si appoggi allo schienale. Il
camionista - un uomo con la faccia tagliente e la barba non
fatta - gli lanci un'occhiata a un semaforo e chiese: Da
che parte sei diretto, figliolo?
Luca rispose: A Baltimora, nel Maryland.
I tuoi lo sanno che ci vai?
Certo, rispose Luca.
L'uomo gli lanci un'altra occhiata.
I miei... vivono a Baltimora, disse Luca.
Be', allora.
Il camion riprese ad andare. Passarono rombando per il
viale dei negozi dove la mamma di Luca andava a fare la spesa.
Un segnale stradale verde oscillava in alto, elencando le varie
destinazioni a nord. Be', fece il camionista sistemando
lo specchietto, ti posso portare fino a Richmond, perch poi
l devo voltare verso Ovest.
Va bene, rispose Luca.
Anche Richmond, dopo tutto, era pi lontano di dove avesse
mai avuto intenzione di arrivare.
Il camionista canticchiava con voce stridula insieme alla radio,
senza mai cogliere del tutto la nota giusta. I suoi sottili
capelli grigi, not Luca, erano stati pettinati da poco e ora
gli stavano appiccicati al cranio in strisce parallele un po' umidicce.
Teneva una sigaretta tra le dita, ma senza accenderla.
Aveva le unghie cos spesse e grinzose che sembravano ritagliate
da un pezzo di velluto a coste giallo.
Nell'estate del '56, disse, facevo proprio questa strada
con mia moglie, col camion d'un supermercato, quando lei
comincia ad avere le doglie. Era solo di otto mesi e lei ti passa
direttamente alle doglie. Dio mio! Me lo ricordo ancora
adesso. Lei fa: "Clemente, mi pare che ci sono". Be', a quei
tempi ero giovane, non avevo esperienza. Pensavo che un
bambino viene fuori cos, un-due-tre. Credevo di non avere
tempo da perdere. E poi, sai come si dice: che un bambino
di sette mesi va tutto bene, ma uno di otto non ce la fa. Non
capisco proprio perch  cos. Comunque do gi sui freni.
Tremo tutto; il piede del freno trema tanto che continuiamo
a sballottare per l'autostrada. Lo vedi quel segnale laggi?
Quello che indica a destra? Vedi quel segnale dell'ospedale?
Be',  l che l'ho portata. Su dritto per quella strada l. Non ci
passo mai da queste parti senza ricordarmelo.
Per educazione Luca guard il segnale dell'ospedale, e poi
gir il collo per continuare a guardarlo dopo che l'avevano
sorpassato: era l'unico modo di rispondere che gli veniva in
mente.
Le doglie sono durate trentadue ore, disse l'uomo. Il
supermercato pensava che mi fossi fregato camion e
rimorchio.
Be', fece Luca, ma il bambino  nato bene.
Certo, rispose il camionista. Una bambina di due chili
e mezzo. Lisa Michela. Si ferm un momento a pensare,
poi disse:  morta dopo, per.
Luca si schiar la gola.
Sindrome da morte improvvisa,  cos che la chiamano
oggigiorno, disse l'uomo, sterzando di scatto intorno a una
roulotte. Sentita nominare?
No, signore, non l'ho mai sentita dire.
Sindrome da morte improvvisa. A sei mesi. Era la luce
della mia vita. Bella come un fiore, anche: mi amava da impazzire.
Tornavo a casa e lei andava subito su di giri: scuoteva
le braccia e le gambe come un mulino a vento, appena mi
vedeva. Poi ha preso ed  morta.
Dio mio, fece Luca.
Ora ce ne ho delle altre, continu lui. Vuoi vederle?
Tira gi il parasole lass in alto.
Luca tir gi la visiera parasole: c'era una foto a colori,
tenuta su da una molletta da bucato di plastica rosa, con tre
ragazzine insignificanti con dei vestiti cos nuovi e inamidati
che doveva essere stata la domenica di Pasqua.
La pi piccola ha la tua et, pi o meno, disse il camionista.
Tu quanti ne hai, tredici, quattordici? Strombazz
a una giardinetta che gli aveva tagliato la strada proprio
davanti. Sono ragazze carucce, ma non so. Non  pi lo
stesso, in qualche modo. Pare che ho perso... l'attaccamento.
Non sono pi capace d'affezionarmici. Cio, mi piacciono;
cavolo, gli voglio bene, ma non ho pi la... mi pare che non
ci ho pi la forza.
Una voce femminile alla radio stava facendo la pubblicit
di una vettura; l'uomo cambi canale e s'ud Barbra Streisand,
esibizionista come sempre. Ma dovresti vedere mia moglie!
Non  incredibile? Vuole bene a quelle ragazzine come
alla prima: ha ricominciato tutto da capo. Io non la capisco
proprio; la guardo e non ci riesco a credere. "Dotty", le faccio.
"Davvero, non  servito a niente;  stato del tutto inutile",
dico. "Come fai a tirare avanti cos?" Vedi me, io non mi
sono mai ripreso cos bene. Passo davanti alla strada dell'ospedale
e sai cosa succede? Quasi credo che se svolto tutto
ritorna come prima: Dotty che si tiene alla mia mano e Lisa
Michela che sta per nascere.
Luca si strofin le palme delle mani sui blue jeans. Il camionista
disse: Be', comunque, da' retta a me!  tanto per
chiacchierare; so che pensi che parlo troppo. E per il resto
del viaggio rimase in silenzio, solo fischiettando tra i denti
quando la radio suonava una canzone che conosceva.
Lo salut vicino a Richmond, allungando un po' il tragitto
per lasciarlo a una rampa d'accesso dell'autostrada subito dopo
un'area di servizio. Stai fermo qui e vedrai che qualcuno
ti carica su subito, disse. Qui vanno piano e si fermano
volentieri. Poi alz la mano con un gesto un po' goffo e si
avvi: a distanza il suo camion non sembrava pi robusto di
un giocattolo, ed era altrettanto lucente.
Ma sembr che portasse via con s un qualche scopo,
un'atmosfera di velocit e sicurezza. Tutt'a un tratto... cosa
ci faceva Luca l? A cosa stava pensando? Si vide solo, nel
bianco bagliore violento del sole, con il pollice teso a un'angolazione
da principiante, su una strada in terra di nessuno.
Non riusciva neanche a visualizzare quanto fosse arrivato lontano.
(Non era mai stato un gran che in geografia). Nonostante
il caldo - era ormai il momento peggiore del pomeriggio -
desiderava una giacca a vento: protezione. Avrebbe voluto
avere con s il portafoglio, non tanto per quei pochi soldi che
conteneva, quanto per quella specie di carta d'identit che
c'era dentro quando l'aveva comprato. Se su quella strada veniva
ucciso, come facevano a sapere chi avvertire? Si chiese
se - senza casa, senza genitori - avrebbe dovuto portare la
macchinetta per i denti tutto il resto della vita. Si immagin
da vecchio, che ogni volta che sorrideva metteva ancora in mostra
quella bocca piena di metallo.
Poi una vecchia macchina, con la coda ad alettoni, gli si
ferm accanto, spalancando la portiera. Vuoi un passaggio?
chiese il conducente. Di dietro un bimbetto con i capelli stopposi
saltava su e gi gridando: Forza! Forza! Sali a fare un
giro. Entra e vieni con noi!
Luca sal, e vide che il conducente gli sorrideva: un uomo
abbronzato, in blue jeans, con delle rughe profonde sotto gli
occhi. Mi chiamo Dan Smollett, disse. Quello sul sedile
di dietro  Sammy.
Io mi chiamo Luca.
Noi siamo diretti a Washington, la cosa ti pu servire?
Va bene, disse Luca. Almeno mi pare, aggiunse ancora
insicuro della sua geografia. Io vado verso Baltimora.
Baltimora!, disse Sammy ancora saltellante sul sedile.
Pap, possiamo andare a Baltimora?
Dobbiamo andare a Washington, Sammy.
Non conosciamo nessuno a Baltimora? Kitty? Susie?
Betsy?
Ora stai un po' fermo, Sammy, per favore.
Stiamo andando in cerca delle vecchie ragazze di pap,
Sammy disse a Luca.
Oh!
Siamo appena stati a Raleigh, dove abbiamo visto Carla.
No, no, Carla era a Durham, gli disse suo padre. A
Raleigh hai visto DeeDee.
Carla era simpatica, disse Sammy. Era la migliore di
tutte. Ti sarebbe piaciuta, Luca.
S?
Peccato che era sposata.
Sammy, a Luca non interessa la nostra vita privata.
Oh, non si preoccupi, disse Luca: a ogni modo, non
era neanche lui ben sicuro se stava ascoltando o no.
Ormai erano tornati sull'autostrada e procedevano nella
corsia interna: forse per via di quel rumore stridente che la
macchina faceva ogni volta che Dan accelerava. Luca non era
mai stato in una macchina cos vecchia. L'interno era d'un
feltro grigio tutto impolverato, per terra era pieno di bicchieri
di carta e sacchetti delle patatine fritte; il cassetto portaoggetti
- senza sportello - era traboccante di mappe che si stavano
sfaldando lungo i bordi, monete sparse, mentine, e trattori
e autocarri in miniatura. Sul sedile di dietro Sammy saltellava
tra coperte e cuscini grigiastri. Stai un po' fermo,
continuava a dire suo padre, ma non serviva a niente.
Diventa sempre un po' agitato nel pomeriggio, Dan spieg a
Luca.
Quanto tempo  che siete in viaggio? chiese Luca.
Tre settimane circa.
Tre settimane!
Siamo partiti subito dopo i corsi estivi: io insegno inglese
in un liceo, e prima di partire ho dovuto tenere un corso di
grammatica.
Guarda qua, fece Sammy, e nel suo successivo rimbalzo
verso l'alto cacci un rotolo di carta in faccia a Luca.
Evidentemente, qualcuno li aveva mangiucchiati, quei fogli: quattro,
stritolati insieme, con delle colonne dattiloscritte di nomi
e indirizzi. Le vecchie ragazze di pap, fece Sammy.
Luca spalanc gli occhi.
Non  vero, disse suo padre. Ma insomma, Sammy.
Poi rivolto a Luca: Quella era la mia classe quando ero in
terza liceo: ragazzi e ragazze. L'ultimo anno hanno fatto una
riunione; io non ci sono andato, ma loro hanno mandato questa
lista di indirizzi.
E ora noi stiamo cercando le ragazze, disse Sammy.
Non tutte le ragazze, Sammy.
Le ragazze con cui uscivi tu.
Mia moglie mi ha chiesto il divorzio, Dan disse a Luca,
come se questo spiegasse tutto. Poi guard ancora in avanti,
e Luca comment con un Ah!. Un'altra area di servizio
fluttu davanti ai loro occhi, una foresta lontana di insegne
Esso e Shell. Un furgone in moto suon cortesemente il clacson
quando Sammy dal finestrino gli fece segno di passare.
Sammy strill e si mise a saltare ancora pi forte sul sedile:
un ammasso di ossa aguzze e di maglietta a strisce, di pantaloncini
che si agitavano da tutte le parti e di scarpe da ginnastica
rotte.
Che classe fai? Dan chiese a Luca.
Sto per iniziare il ginnasio.
Hai mai letto Hemingway? O II giovane Holden? Che
cosa ti danno da leggere?
Non lo so ancora, sono nuovo della scuola, rispose
Luca.
Riusciva ad immaginarselo benissimo Dan come insegnante.
Era il tipo che indossava i blue jeans in classe, uno di quegli
insegnanti informali e amichevoli di cui Luca non si era mai
del tutto fidato. Sarebbe stato meglio che portasse il vestito e
la cravatta, almeno sapevi ben chiaro come stavano le cose.
A Washington, disse Sammy, ci sono due ragazze,
Patty e Lena.
Non chiamarle ragazze, chiamale donne, gli disse Dan.
Patty Sears e Lena Sparrow.
Vado pi forte con le S, spieg Dan. A scuola eravamo
divisi in ordine alfabetico ed erano in classe con me.
Lena abbiamo saputo che  separata, disse Sammy.
Luca chiese: Ma cosa fate quando le andate a trovare?
Cosa c' da fare?
Stiamo l, rispose Sammy. Se ce lo chiedono ci fermiamo
qualche giorno, a giocare con i loro cani e i loro gatti
e i loro bambini. Quasi tutte hanno bambini. E mariti.
Be', allora, fece Luca, se hanno il marito...
Ma noi non lo sappiamo mica finch non arriviamo l,
no? spieg Sammy.
Sammy fa un po' di confusione, disse Dan. Non 
che proprio andiamo a caccia di un rimpiazzo. Viaggiamo, e
basta. Questo divorzio  stato uno choc, e sto solo, be', viaggiando
nel passato. Vado a trovare dei vecchi amici.
Ma solo amiche donne, sottoline Sammy.
Sono ragazze con cui andavo d'accordo, non necessariamente
di cui ero innamorato. E io piacevo a loro, mi trovavano
simpatico e tutto il resto; o almeno cos sembrava. Io
pensavo di s; non lo so. Forse si comportavano cos solo per
gentilezza. Forse sono sempre stato un macello.
A Luca non veniva in mente niente da dire.
Dunque! fece Dan. Hai gi letto II grande Gatsby?
No, non credo.
E Il signore delle mosche? Sei arrivato al Signore delle
mosche?
Non ho letto niente, rispose Luca. Mi hanno cambiato
spesso di scuola; e dovunque vado fanno sempre Silas
Marner.
Questo sembr gettare Dan in una specie di depressione.
Le sue spalle si incurvarono e non disse pi niente.
Sammy finalmente smise di saltare, e si appoggi indietro
con un libro di filastrocche. Le pagine giravano sbatacchiando
al vento caldo che passava da un finestrino all'altro. Sul sedile
tra Dan e Luca svolazzava la lista degli indirizzi di Dan:
non sembrava gran che lunga: quattro o cinque fogli di carta
con due colonne ciascuno; si sarebbe esaurita in breve tempo.
Luca fece: Uhm...
Dan lo guard.
Lei  andato all'universit, vero? disse Luca.
S.
Forse si  anche specializzato.
No, ho fatto solo l'universit.
Non ha degli indirizzi anche di quel periodo?
L'universit non  la stessa cosa, rispose Dan. Non
vorrebbe dire tornare abbastanza indietro nel tempo. Mamma
mia, fece, colpito da un pensiero improvviso. L'universit
 dove ho incontrato mia moglie!
Capisco, disse Luca.
Alla periferia di Washington Dan ferm la macchina e lo
fece scendere. All'orizzonte si intravedevano degli edifici sfumati
e Dan disse che era Alexandria. Alexandria? In Virginia?
chiese Luca. Non capiva che cosa c'entrasse con Washington.
Ma Dan, che sembrava avere fretta, stava gi lanciando
un'occhiata allo specchietto retrovisivo, pronto a ripartire.
Sammy si spenzol fuori del finestrino gridando: Ciao,
Luca! Quand' che ti rivedr? Ci vieni a fare visita quando
troviamo un posto? Scrivimi, Luca!
Certo, rispose Luca, salutando con la mano. Poi la macchina
ripart.
Ormai dovevano essere almeno le quattro, ma a Luca sembr
che non fosse per niente rinfrescato. Gli facevano male gli
occhi a forza di tenerli socchiusi alla luce del sole; i capelli gli
erano diventati duri come spaghi. C'era qualcosa per in quella
strada - gli odori sconosciuti del catrame e del carburante
per i motori diesel, o il rombare del traffico - che per la prima
volta lo convinse che stava davvero arrivando a qualcosa. Era
sicuro che o prima o poi qualcuno lo avrebbe preso su. Tese
il pollice per un po', percorse qualche metro, si ferm e tese
il pollice di nuovo. Si era appena girato per riprendere a camminare,
quando una macchina fren accostandoglisi davanti
sulla corsia di sicurezza. Per l'amor di Dio, grid una donna,
entra subito, hai capito?
Egli apr la portiera e sal: non era proprio una macchina
vecchia come quella di Dan, ma altrettanto sciupata da vedere,
come se fosse stata usata moltissimo. La donna all'interno
era grassoccia e sulla quarantina; aveva gli occhi gonfi e le
lacrime le avevano rigato le guance, ma a lui dava ugualmente
un senso di fiducia: Sembrava sua madre, dal modo in cui
lo rimproverava. Ma sei impazzito? Vuoi farti ammazzare?
Lo sai quante persone depravate ci sono al mondo? Controlla
d'aver chiuso bene la porta; metti la sicura, maledizione: non
siamo nel Paese dei balocchi. Allcciati la cintura di sicurezza,
agganciala come si deve.
Era ben felice di obbedire. Serr la fibbia, d'un tipo particolarmente
complicato, mentre la donna, tirando leggermente
su con il naso, gratt le marce e rientr sparata nel traffico.
Come ti chiami? gli chiese.
Luca.
Be', Luca, sei proprio del tutto idiota? Tua madre lo sa
che stai facendo l'autostop? Dove sono i tuoi genitori in tutto
ci?
Uhm, be', a Baltimora, rispose lui. Suppongo che lei
non sia diretta l.
Ges, no, che cosa ci vado a fare a Baltimora?
Be', da che parte va?
Non so, rispose.
Non lo sa?
Egli la guard: le lacrime le inondavano di nuovo le guance.
Uhm, forse... fece lui.
Rilssati. Non ti preoccupare, ti porto fino a Baltimora.
Davvero?
 meglio che girare a vuoto per il raccordo anulare.
Perbacco, grazie, disse lui.
Oggigiorno lasciano girare da soli i poppanti.
Non sono un poppante.
Non li leggi i giornali? Stupri! Rapine a mano armata!
Omicidi! Cose incredibili.
E allora? Ho viaggiato da solo per tanto tempo. Per anni,
disse lui. Da quando sono nato, quasi.
Per quel che ne sai, riprese la donna, potrei tenerti
prigioniero per avere un riscatto.
La cosa lo fece scoppiare a ridere. Lei gli lanci un'occhiata
e fece un sorriso triste. C'era un che di rassicurante in quella
sua pancia grassoccia e confortevole, in quella gonna di cotone
che le si arrampicava su per le gambe tracagnotte, nelle sue
scarpe da tennis d'un bianco grigiastro. Di tanto in tanto si
strofinava la punta del naso con le nocche: egli not che portava
la fede matrimoniale, e che l'aveva portata per cos tanto
tempo che ormai sembrava incassata nel dito.
Solo tre o quattro chilometri pi avanti, meno di un mese
fa, disse la donna, un ragazzo con una macchina sportiva
si  fermato per fare salire una ragazza, e lei gli ha spaccato
la testa con una torcia elettrica, lo ha fatto rotolare gi
per un terrapieno, ed  ripartita con la macchina.
Il che dimostra che  lei che sta facendo una cosa pericolosa,
non io, fece notare Luca. (Come era facile slittare nel
tono canzonatorio e polemico che si usa con le madri!)
Perch mi ha fatto salire? Potrei avere in mente di ammazzarla.
Oh, certo, rispose lei tirando di nuovo su con il naso.
Non  che hai un Kleenex in tasca, per caso?
No, mi dispiace.
Non mi fermerei mai a raccogliere chiunque, gli disse.
Solo chi  in pericolo: voglio dire, ragazzine sole o poppanti
come te.
Non sono un...
Ieri era una ragazza con i calzoncini cortissimi, ci credi?
Le ho detto: "Tesoro, vai proprio in cerca di guai, vestita
cos". Ier l'altro era un ragazzino di dodici anni: diceva che
gli avevano rubato i soldi dell'autobus ed era costretto a tornare
a casa come poteva. Il giorno prima ancora...
Fa questa strada tutti i giorni?
Quasi tutti i giorni.
Egli guard fuori del finestrino i furgoni, le autocisterne,
i pullman, le macchine con il portabagagli stracarico. Mi
sembrava che fosse una strada che la gente percorre per andare
lontano, disse.
Cielo, no. Io vivo qui vicino, gli rispose.
E allora perch fa su e gi?
Lei aggrinz il mento. Non sono fatti tuoi, disse.
Oh!
Il fatto , vedi, che di solito lo faccio dalle due o le tre
del pomeriggio fino all'ora di cena: delle volte arrivo ad Annapolis,
delle volte da qualche parte in Virginia, a volte continuo
solo a girare senza sosta per il raccordo anulare; dipende,
disse. E gli lanci uno sguardo, come se si aspettasse
che lui le chiedesse per quale motivo, ma egli era stato insultato
e non apr bocca. Ella sospir. Verso le due o le tre del
pomeriggio mia figlia si sveglia. Ha quattordici anni, pi o
meno la tua et, no? Quanti anni hai?
Egli tamburell con le dita e guard fuori del finestrino.
D'estate non si sveglia mai. Mio marito dice: "Cribbio,
Mag. Perch la fai dormire fino a quest'ora?" Be', te lo dico
io perch: perch  una ragazzina impossibile; davvero impossibile.
Cio,  incredibile che possa essere cos tremenda.
Scende da basso in accappatoio, sbadigliando; mi trova in cucina
e dice: "Be', Ma, sento che ti sei messa di nuovo quel
tuo profumo insetticida, ddt Numero Cinque". Poi sparisce,
lasciandomi l che mi annuso i polsi stupita. Se io dico: "Liddie,
metti un po' in ordine la tua stanza, oggi?" lei risponde:
"Sentila, com' aggressiva e opprimente; sembri proprio tua
madre". Se io faccio una battuta, lei ribatte: "Molto buffo,
mamma. Ah! Ah! La grande comica". Scopro che mi ha rubato
il mio reggiseno migliore, di pizzo, quello che mi metto
solo il giorno del mio anniversario, e lei me lo rilancia tutto
sporco sui bordi, dicendo: "Prendilo, e chi lo vuole, tanto 
per un seno troppo piatto". Mi dice chiaro e tondo in faccia
che sono una strega, che sono grassa e bonaria, che mi odia,
al che io le faccio: "Ascolta un po', ragazzina,  ora di chiarire
alcune cose", ma lei si limita a sbadigliare ed a mordere uno
di quei cordini di plastica a cui  attaccato il cartellino del
prezzo, che sta appeso a una manica della sua camicetta. Io
insisto con mio marito: "Parlale", e allora lui interviene: "Liddie,
tu lo sai come reagisce tua madre. Perch la fai star
male?" Al che io: "Come reagisco? Cosa vuoi dire, come reagisco?"
e prima ancora che ce ne rendiamo conto, siamo io e
lui a litigare, che forse  proprio quello che lei voleva fin dall'inizio.
Separazione. Rottura. Caos.  questo che le piace.
Prendi il suo ragazzo, lo tratta malissimo. Alla fine lui l'ha
lasciata e lei ha pianto tutta la notte e non ha fatto che chiedere:
"Perch mi sono comportata cos? E adesso come faccio
a fargli cambiare idea?" Le ho detto di essere onesta, di limitarsi
a telefonargli, spiegandogli che non capiva bene che cosa
le era preso; e cos la mattina dopo ha telefonato, e si sono
riconciliati, e tutto andava benissimo ed  venuta a ringraziarmi
per il mio buon consiglio. La sua vita era tornata
in ordine, almeno sembrava. Per cui si  seduta al tavolo,
per un po', calma come non l'avevo mai vista prima. Poi per
ha incominciato a dondolare un piede, quindi a stuzzicarsi
le unghie; alla fine  andata di nuovo a telefonare al suo ragazzo,
e ha detto: "Ruggero, non te lo volevo dire, ma poi ho
pensato che  ora che tu lo sappia: il dottore dice che sto morendo
di leucemia".
Luca scoppi a ridere. Ed ella lo guard con aria innocente,
ma lui not ai lati della sua bocca una piega sarcastica, orgogliosa.
Verso le due o le tre del pomeriggio, disse, salgo
in macchina e incomincio a guidare. Dapprima parlo a voce
alta: dovresti vedermi. "Non torno mai pi", dico, maledicendo
tra i denti, strombazzando alle vecchiette storpie. "Quella
piccola sciagurata, quella peste, quella ragazzaccia viziata. Se
ne pentir!" E corro forte: dovresti vedere il mio record stradale!
Un'altra nota della polizia sulla patente e mi fanno fare
quel corso del sabato sui pericoli della guida spericolata; mi
costringono a vedere quel film dove la donna finisce decapitata.
Be', almeno mi consentir di stare fuori di casa. Vado
sparata in giro con la macchina e sorpasso tutti quanti e mi
immagino mio marito che torna a casa e dice: "Liddie?
Dov' tua madre? Che cosa le hai fatto, Liddie?" e allora lei si
sente malissimo... ma poi penso a mio marito. Ho un marito
davvero bravo, non  lui che voglio lasciare. E allora mi viene
in mente, se potessi tornare a casa di nascosto, la notte, e
dirgli: "Pss! Andiamocene tutt'e due, scappiamo". Ma so che
non lo farebbe mai, perch non  cos dentro al problema come
me. Liddie lo annoia, ma lui non  a casa abbastanza per
fare dei veri sbagli con lei.  questo che mi uccide: fare degli
sbagli. Avere delle reazioni troppo violente, farmi mandare
fuori dei gangheri... ne riesco a ricordare cos tanti! Si pu dire
che quel che mi lascio alle spalle  la cattiva opinione che
ho di me stessa, dico bene? E allora incomincio a guidare pi
piano, a ricordarmi delle cose. Penso a Liddie quand'era piccola:
stava sempre cos diritta. La si riconosceva tra una folla
di persone dalla sua piccola schiena diritta. E per un anno intero
ha voluto mangiare solo con le bacchette: clic clic contro
il piatto... dovevi vedere che macello! Ma io non mi seccavo.
A quei tempi le piacevo molto. Ero davvero una buona mamma,
e le piacevo.
Forse le piace ancora, disse Luca in tono dubbioso.
No, rispose la donna. Non  vero.
Incontrarono un segnale che indicava Baltimora. La campagna
sembrava eternamente la stessa: campi d'erba alta, poi
il retro dei centri residenziali, con le corde del bucato e le
motociclette ed in superficie le piscine circolari, poi di nuovo
campi d'erba alta, come se lo scenario continuasse a girare regolarmente
su un tapis-roulant.
Il fatto , disse la donna, che  come se io continuassi
a guidare fino a che non ritrovo quello che lei era in passato.
Capisci? E quello che ero io in passato. Poi con il procedere
dei chilometri mi calmo, e riduco ulteriormente la velocit.
Cos all'ora di cena sono pronta a tornare di nuovo a casa.
Luca guard l'orologio sul cruscotto: erano le quattro e
trentacinque.
Stasera preparo solo un'insalata di tonno, disse lei.
Be', la ringrazio per quel che sta facendo.
Di niente, disse dandosi un'ultima strofinata al naso.
Alle cinque avevano raggiunto la periferia di Baltimora.
Era un po' come entrare in un congegno meccanico, pens
Luca: tutto fuligginoso e ammassato e in movimento. La donna
ci sembrava abituata; continu a guidare senza commenti.
Ora, dimmi da che parte devo andare dopo via Russell,
osserv.
Come dice?
Gome arrivo a casa tua?
Oh, fece Luca, se mi lascia nel centro va bene.
Dove nel centro?
Qualsiasi posto.
Si volt a guardarlo.
Egli disse: Abito cos vicino, voglio dire...
Vicino a cosa?
A qualsiasi cosa.
Ora, Luca, ascoltami, fece lei. Mi sta proprio venendo
una strana sensazione, adesso. Voglio sapere esattamente dove
sono i tuoi genitori.
Egli si chiese come avrebbe reagito se le avesse detto che
doveva cercarli sull'elenco telefonico. Era stato via cos tanto
tempo, le avrebbe potuto dire, al campeggio estivo od in
qualche altro posto, che l'indirizzo gli era proprio sfuggito
di... no. Ma il problema era che non l'aveva mai saputo l'indirizzo
di Ezra: era solo una casa dove loro arrivavano, Cody
al volante e Luca seduto dietro.
Il fatto , le disse, che sono tutti e due al lavoro.
Possiedono un ristorante, il "Ristorante della Nostalgia". Forse mi
potrebbe lasciare al ristorante.
E dov'?
Uhm...
Non esiste,  vero? disse lei. Lo sapevo! Ristorante
della Nostalgia, s, certo.
S che esiste, mi creda, fece lui. Ma  nuovo: l'hanno
appena comprato, e io non ci sono ancora mai stato.
Cercalo sull'elenco, gli disse.
Si ferm cos di botto che egli fu felice di essersi allacciato
la cintura. Vicino a loro c'era una cabina del telefono. Avanti!
Cercalo, insistette. Doveva aver pensato che stava per
smascherare il suo bluff.
Luca rispose: Va bene.
Una volta nella cabina - di quelle vecchio tipo, tutta chisa,
come una scatola di vetro e di alluminio piena di caldo -
egli scorse con il dito i vari ristoranti con la N e fu cos sorpreso
quando trov il Ristorante della Nostalgia, che avrebbe
benissimo potuto essere un bluff, dopo tutto.  in via St.
Paul, disse quando fu ritornato alla macchina. Mi pu lasciare
a qualunque altezza, ci penso io a trovare il numero.
E invece no, lei lo volle portare fino davanti alla porta,
anche se questo volle dire fare un sacco di giri in tondo, perch
via St. Paul, salt fuori, era senso unico, e lei continuava
a sbagliare la traversa. Dopo aver parcheggiato davanti al ristorante,
lei disse: Che peste mi colga! Esiste.
Grazie per il passaggio, fece Luca.
Lo guard fisso. Sei sicuro di non avere bisogno di niente?
gli chiese.
Certo che lo sono.
E sei sicuro che i tuoi genitori sono qui?
Certo che ci sono.
A ogni modo lei aspett. (Gli fece tornare in mente le feste
che i suoi compagni davano alle elementari: con sua madre
che non ripartiva mai fino a che non era sicura che fosse entrato).
Prov la porta del ristorante, ma era chiusa: doveva
fare il giro da dietro. La donna si sporse dal finestrino e grid:
Cosa c' che non va, Luca?
Me n'ero dimenticato, devo entrare dalla cucina.
E se anche quella  chiusa?
No, non lo .
Ascoltami, Luca, gli grid. Tutto  cambiato; non  pi
sicuro come una volta. Ogni vicolo in questa citt  pieno di
gente violenta, ascolti quello che dico? Ogni porta, ogni casa
vuota, Luca, ogni strada di Baltimora.
Egli la salut con la mano e scomparve. Un momento dopo
ud la macchina ripartire: ma con riluttanza, senza il suo
ardore abituale, come se lei fosse ancora assorta nella sua lista di pericoli.
...
.
...
Si ricordava il ristorante cos bene, che doveva avere sempre
portato dentro di s quell'immagine: il rumore dei tegami
e l'acciottolio delle stoviglie, l'odore del sedano tagliato che
cuoceva lento nel burro, i piccoli fasci di erbette che pendevano
a forma di scopa gi dalle travi, i grossi vasi di olive greche
grinzose, le ceste del prezzemolo, le marmitte nere fumanti
che un ragazzino non pi grande di lui sorvegliava con
devozione. Al di l della cucina, quasi unita ad essa, si allungava
la sala da pranzo con le sue tavole drappeggiate di bianco
e i raggi di sole impolverati. C'erano cos tante decorazioni
in quella sala da pranzo - regali e ricordi accumulati negli
anni - che a Luca faceva sempre venire in mente la casa di
qualcuno, la casa di una di quelle famiglie brulicanti, dove i
disegni dell'asilo vengono appesi sul camino e poi dimenticati.
Riconobbe il collage alto quasi due metri dell'insalata
di cuori di palma che preparava Ezra, regalato da un pittore
che mangiava spesso l, e vide il festone di carta colorata che
lui e i suoi cugini avevano attaccato intorno a una lampada
del soffitto, in occasione di una cena di Natale di tanto tempo
fa. (Ezra non lo aveva mai tirato gi, anche se la cena si
era interrotta con un litigio, e il festone era ormai diventato
fragile e scolorito). Luca sapeva che in un angolo, anche se da
l non riusciva a vederla, c'era una pesante bicicletta antica
che Ezra aveva comprato in un mercatino delle pulci, delicatezze
culinarie di mercurio c'era scritto pomposamente
sul cestino di legno, pieno di pere e banane di vetro gelide,
regalate da un cliente. A cavalcioni della bicicletta c'era una
Marilyn Monroe di cartone, con il vestito tirato su dal vento:
lo scherzo di un qualche sconosciuto, ma nessuno l'aveva mai
tolta di l, e Marilyn continuava ad andare in bicicletta con
il collo cos rovinato che quasi si spezzava, il sorriso sempre
pi sbiadito di stagione in stagione, e la gonna pieghettata,
a fisarmonica, che si arrotolava ai margini.
Lavoratori accaldati, con il viso rosso, saettavano per la cucina,
ciascuno intento nel suo compito, muovendosi a zig-zag
tra gli altri come le vecchie Ford nei film di tanti anni fa...
zip! si evitavano sempre, non si scontravano mai, le loro strade
si incrociavano, ma miracolosamente schivavano il disastro.
Luca si ferm sulla soglia senza che nessuno lo notasse. II viaggio
era stato una tale operazione in s, che ne aveva quasi
perso di vista lo scopo. Che cosa ci faceva l, a ogni modo?
Ma poi vide Ezra, che stava ammonticchiando dei biscotti in
un cesto grezzo di giunchi. Non aveva addosso la camicia scozzese
sull'azzurro che Luca si ricordava - dopo tutto era di flanella,
poco adatta al clima estivo - ma una camicia di batista
con le maniche arrotolate. Sistemava pensieroso ogni biscotto
al proprio posto, con quelle sue grosse mani non affilate
che si muovevano decise. Luca attravers la cucina e fu preso
da un improvviso colpo di timidezza: il cuore gli batteva troppo
forte. Arriv davanti a Ezra e disse: Salve.
Ezra alz lo sguardo ancora pensieroso. Salve, rispose.
Non lo aveva riconosciuto.
Luca dapprima ne fu ferito, poi la cosa incominci a fargli
piacere. Doveva essere cambiato immensamente! Era cresciuto
pi di trenta centimetri, la voce gli stava diventando
roca; era praticamente un uomo. E gli dava una certa sicurezza,
un senso di protezione, quello sguardo tranquillo di Ezra.
Luca modific i propri piani; raddrizz le spalle e disse con
l'aria sicura di s: Cerco lavoro.
Ezra si fece immobile. Luca? chiese.
Se quel ragazzino laggi pu occuparsi delle marmitte...
stava dicendo Luca, ma si arrest: Come?
Sei Luca di Cody, vero?
Come hai fatto a indovinare?
L'ho capito quando hai fatto quel movimento con le
spalle, come il tuo pap, esattamente come il tuo pap. Che
buffo! E c'era qualcosa nel tuo tono di voce, un che di combattivo...
be', Luca! E gli diede una forte stretta di mano:
aveva le dita leggermente sabbiose, per via dei biscotti. E i
tuoi genitori dove sono? Gi alla casa?
Sono venuto da solo.
Da solo? fece Ezra, sorridendo gioviale, dubbioso, come
se sperasse di capire lo scherzo. Vuoi dire senza nessun
altro?
Volevo chiederti se posso rimanere con te.
Ezra smise di sorridere. Si tratta di Cody, disse.
Come dici?
Gli  successo qualcosa.
No, non  successo niente.
Sarei dovuto andare a trovarlo; lo sapevo: non avrei dovuto
lasciare che me lo impedisse. L'incidente  stato peggio
di quel che han voluto far credere.
No! Sta bene.
Ezra lo scrut per un lungo momento, in silenzio.
Gli hanno gi messo il gesso con cui pu camminare,
disse Luca.
S, ma le altre ferite, la testa?
 tutto okay.
Me lo giuri?
S, perbacco.
Capisci, non ho altri fratelli che lui, disse Ezra.
Te lo giuro, con una mano sul cuore, rispose Luca.
E allora dov'?
In Virginia, rispose Luca. L'ho lasciato l, sono
scappato.
Ezra ci pens su. Una cameriera gli pass vicino con un
vassoio di bicchieri che tintinnavano appena, vibrando.
Non  stata una cosa programmata, spieg Luca. Ma
lui mi ha detto... vedi, mi ha detto...
Ma non c'era motivo di raccontare a Ezra quel che aveva detto
Cody. Era un'assurdit, una di quelle affermazioni senza fondamento.
E ora Luca era l, troppo, troppo lontano da casa,
esitante sotto lo sguardo gentile di suo zio. Non riesco a spiegarlo,
disse.
Ma come se lo avesse spiegato, Ezra rispose dolcemente:
Non te la devi prendere, non diceva sul serio. Non ti farebbe
del male per nulla al mondo.
Lo so, fece Luca.
...
.
...
Al telefono con Rut, Ezra fu scherzoso e fraterno e cerc il
pi possibile di avere un tono disinvolto, minimizzando l'accaduto.
Ascolta, Rut, sono seduto proprio davanti a lui e sta
benissimo... la polizia? E perch? Be' richiamali e di' che 
sano e salvo. Che vi siete agitati inutilmente.
Luca ascoltava, sorridendo ansioso come se sua madre lo potesse
vedere, e intanto si attorcigliava alle dita la spirale del
filo del telefono. Erano nel piccolo ufficio di Ezra dietro alla
cucina. Ezra era seduto a una scrivania ricoperta di libri di ricette,
conti, riviste, un vasetto di cipolline, una pentola di rame
smaltata che si stava scrostando, e una foto di giornale incorniciata
con due uomini in grembiule che tenevano un grosso
pesce intero su un piatto da portata.
Poi evidentemente Cody prese il telefono: Ezra aveva un'aria
pi seria ora. Forse potremmo tenerlo qui per un po', disse.
Ci farebbe piacere se stesse qualche tempo con noi. Spero che
tu gli dia il permesso. Nel suo tono di voce diretto e cauto,
perfino nella brevit delle sue frasi, Luca intu una certa circospezione,
e si chiese preoccupato se dall'altra parte della linea
Cody stesse urlando: lasci andare il filo del telefono e si allontan,
facendo finta di interessarsi ai libri che Ezra aveva sugli
scaffali. Si sentiva imbarazzato per suo padre. Ma non doveva
aver urlato, dopo tutto, perch Ezra disse serenamente: Va bene, Cody. S, lo capisco.
Dopo avere riattaccato si rivolse a Luca: Saranno qui il
prima possibile. Dice che preferisce venirti a prendere subito.
Luca sent nello stomaco un piccolo morso di terrore: si chiedeva
fino a che punto suo padre fosse arrabbiato; come gli era
venuto in mente di comportarsi cos... di andare tanto lontano!
Tutto solo! Gli sembrava di avere vissuto il tutto fluttuando in un sogno.
...
.
...
La casa della nonna aveva ancora il suo odore di toast bruciati,
i suoi angoli bui, la sua atmosfera misteriosa. Se uno si
trasferiva a vivere qui, pens Luca, continuava per settimane
o anche per mesi a scoprire cantucci e armadi inaspettati? (S,
pensa vivere qui, stare in quel salotto accogliente, nella cucina
serena della nonna). La nonna gli svolazzava intorno, aggiungendo
piccoli piattini di cibo a quello che era gi in tavola.
Ezra continuava a dirle: Mamma, clmati; non ti agitare cos,
ma a Luca faceva piacere quell'agitazione. Gli piaceva vederla
interrompere quel che stava facendo per correre verso di lui e
mettergli le mani intorno al viso: Gurdati! Ma guarda!
Ormai era pi bassa di lui; ed era invecchiata parecchio, oppure
prima egli era troppo giovane per notarlo. C'era un che di
precario e di fugace nel suo chignon attorcigliato stretto, un
tempo biondo, ora incolore, e nel suo viso profondamente segnato
dalle rughe e nelle sue mani grinzose, con le macchie dell'et.
Si rendeva conto di quanto ella lo amasse semplicemente
dall'avidit con cui gli toccava le guance; e si chiedeva come
avesse fatto suo padre a non capirla.
Non  giusto che i tuoi genitori vengano a portarti via cos,
gli disse. Li convinceremo a fermarsi. Li costringeremo.
Dopo cambio le lenzuola nella vecchia stanza di Jenny. Tu ti
puoi mettere nella camera degli ospiti. Oh, Luca! Non ti avrei
mai riconosciuto; non mi sarei neanche sognata che potessi essere
tu, se ti avessi incontrato per la strada:  passato tanto
tempo. Per avrei detto... s, avrei pensato tra me incrociandoti:
"Perbacco, quel bambino mi ricorda il mio Cody anni fa,
solo che ha i capelli pi biondi, ecco tutto". Avrei provato una
piccola fitta al cuore e me ne sarei dimenticata; e poi pi tardi,
forse, preparandomi una tazza di t, avrei pensato: "Un attimo,
c'era qualcosa che mi turbava prima per strada..."
Cerc di versare in una pentola una scodella di fagiolini rimasti,
ma non riusc a centrarla e rovesci quasi tutto il liquido
sul ripiano; lo asciug tamponandolo con la carta da cucina e
rise di se stessa. Com' vecchia! Com' vecchia e sciocca,
starai pensando. La mia vista non  pi quella di un tempo. No,
no, Ezra, ce la faccio da sola, tesoro.
Mamma, perch non lasci fare a me?
Non ho certo bisogno di aiuto nella mia cucina, Ezra,
disse lei. Non vuoi tornare al ristorante? Chiss cosa stanno
facendo quei tuoi aiutanti.
 solo che vuoi avere Luca tutto per te, la prese in giro
Ezra. Ammettilo! Ammettilo!
Ella accese il fuoco sotto la pentola. Tutto sta tornando a
posto, disse rivolta a Luca. Sono stata cos preoccupata,
impazzivo dalla preoccupazione, a immaginarmi Cody malato;
morivo dalla voglia di andarlo a trovare, e ovviamente lui non
voleva;  stato cos fin da quando  nato, cos... spinoso, ispido,
sempre a rizzare il pelo. E ora ci deve essere un qualche problema,
o qualcosa del genere... no, non avere l'aria cos imbarazzata.
Non ti faccio domande, te lo prometto; Ezra me l'ha
detto; non sono fatti nostri, ma... ora c' un qualche piccolo
problema che ti porta qui da noi, non so, un litigio forse? Uno
dei momenti di cattivo umore di Cody?
Mamma, fece Ezra.
E cos, continu lei in fretta, lo vediamo finalmente.
Si fa vedere davvero. Ma Luca, dimmi la verit, non ha, non
ha... delle brutte cicatrici o cose simili, vero? La sua faccia,
voglio dire. Non  deturpata dalle cicatrici?
Solo dei lividi, rispose Luca. Niente che durer. Anzi,
aggiunse, ormai sono andati quasi tutti via.
Fu sorpreso di scoprire che per tutto questo tempo aveva
conservato l'immagine di Cody tutto rotto, quando in realt, a
ripensarci, i lividi erano andati sbiadendo e i gonfiori erano
scomparsi e i capelli erano quasi completamente ricresciuti sulla
ferita della testa.
 sempre stato cos bello, disse Perla. Era parte della
sua identit.
Ezra si muoveva intorno alla tavola, tirando fuori i piatti e
le posate. La pentola fischiava sul fornello. Luca si sedette su
una sedia della cucina e si dondol indietro contro un termosifone,
i cui elementi affilati, le cui tubature alte gli facevano
tornare in mente dei posti all'antica, confortevoli: una chiesa
che aveva visitato con un amico dell'asilo, per esempio, o la
sua classe in seconda elementare, dove una volta, quando all'ora
di pranzo era iniziata una gran nevicata, egli aveva immaginato
che scoppiasse una bufera, che avrebbe costretto tutti i
bambini a rimanere per giorni isolati dal mondo esterno, l al
sicuro, mangiando la minestra procurata dal self-service
sottostante.
Dopo cena lui e Perla si misero a guardare la televisione,
mentre Ezra torn a dare un'occhiata al ristorante. Perla tenne
il salotto completamente buio, illuminato solo dallo schermo
blu tremolante della televisione. Entrambe le finestre davanti
erano aperte e si udivano i rumori della strada: qualcuno che
giocava a guardie e ladri, il campanello del furgone dei gelati,
una donna che chiamava i suoi figli. Verso le nove, quando ormai
il crepuscolo aveva ceduto il passo alla sera e l'aria soffocante
si era un po' rinfrescata, Luca ud il tipico ronzio uniforme
del motore della Mercedes che si fermava vicino al marciapiede.
Si irrigid. Perla, che non poteva avere riconosciuto il
rumore, continu tranquillamente a guardare la tv. Chi , tesoro?
gli chiese, ma si riferiva a uno degli attori: stava fissando
la televisione. Ci furono dei passi sul portico. Eh?
fece lei. Di gi? Si alz, cercando prima a tentoni i braccioli
della sedia con due o tre tentativi ciechi. Apr la porta
d'ingresso e disse: Cody?
Si vide gigantesca la sagoma di Cody, pi grande di quel che
Luca non s'aspettasse, con i suoi due gessi, al braccio e alla
gamba, che brillavano bianchi nel buio. Ciao, mamma, disse.
Oddio, Cody, lascia che ti guardi! E Rut: ciao, cara. Cody,
come stai? Non riesco a vedere la tua faccia. Ti senti davvero
meglio?
Sto benissimo, le disse Cody dandole un bacio sulla guancia,
poi entr zoppicando.
Ciao, pap, salut Luca alzandosi imbarazzato.
Cody disse: Posso chiederti cosa pensavi di fare?
Be', non lo so...
Non lo sai? Tutto qui quel che hai da dire? Ci hai fatto
morire di paura. Tua madre ha perso completamente la testa.
Tesoro, eravamo cos preoccupati! si lament Rut, tirandolo
a s e baciandolo. Le increspature del suo vestito - di poliestere
color magenta, che indossava solo nelle occasioni speciali -
si spiegazzarono contro il petto di lui. Ed egli sent il suo
odore familiare, che ricordava l'erba, e che non aveva mai davvero
notato prima di allora.
Siamo quasi impazziti di paura, Rut disse a Perla. Devo
essere invecchiata d'un quarto di secolo. Avevo la sensazione
che se guardavo ancora una volta fuori della finestra diventavo
pazza, completamente pazza, furiosa: la stessa vecchia
curva della strada, lo stesso vecchio marciapiede, vuoti. Non
sai che cosa ho provato.
Lo so. Lo so, disse Perla.
Stava cercando l'interruttore della lampada che era sul tavolo.
Il paralume di seta frusci e si inclin. Poi arriv Ezra.
Cody? chiam. Sei tu? Entr veloce e per prima incontr
Rut - travolgendola quasi - e le afferr la mano e gliela
strinse su e gi. Sono contento di vederti, Rut, disse. Nel
frattempo Cody aveva trovato l'interruttore per sua madre e
accese la lampada. Fu una coincidenza: la stava solo aiutando,
ma Luca ebbe la sensazione che avesse acceso la luce per esaminarli:
Rut ed Ezra, faccia a faccia. Ezra sbatt gli occhi alla luce
improvvisa e poi diede a Cody un abbraccio un po' goffo. Cody
non oppose resistenza... Come va il braccio? E la gamba?
chiese Ezra. Come, niente stampelle?
Cody continuava ad esaminare Rut ed Ezra. Dice che non
le pu usare, intervenne Rut. Dice che con il gesso al braccio
opposto... Allung una mano e sistem la maglietta di
Luca, che non aveva nessun bisogno di essere sistemata; gli tolse
i capelli dalla fronte. E ora che gli hanno messo questo
gesso con cui pu camminare... disse distratta. Luca, amore
mio, non hai pensato a quanto avremmo sentito la tua
mancanza?
Cody si volt e sprofond in una poltrona. Volete del t
freddo, voi due? chiese Perla.
No, grazie, rispose Cody.
O del caff? Una tazza di caff?
No! Cielo. Niente! disse Cody.
Luca pens che Perla si sarebbe offesa, e invece si limit a
rivolgere a Cody un sorriso stranamente soddisfatto. Sei sempre
stato scontroso quando non ti sentivi bene, gli disse.
In effetti fu una visita davvero sorprendente! (In tono minore,
in cui non successe niente, noiosa perfino). Luca all'inizio
rimase seduto rigido ed eretto, poi piano piano incominci a rilassarsi
e lasci slittare la propria attenzione verso il variet televisivo.
I grandi gli mormoravano intorno senza enfasi, parlando
di soldi. Cody voleva che Perla comprasse una nuova
caldaia; l'avrebbe pagata lui, diceva. Perla sosteneva d'avere
un po' di risparmi, ma Cody continuava ad insistere, come se ci
fosse stato qualcosa di gratificante, una possibilit di trionfo,
nel fatto di comprare a qualcuno una caldaia. Soldi, soldi, soldi:
certo che potevano venirsene fuori con un argomento pi
interessante.
Luca schiacci una leva della poltrona e si ritrov scaraventato
all'indietro, con le gambe improvvisamente sollevate su
una specie di poggiapiedi. Ora Perla stava chiedendo dove sarebbero
andati dopo Petersburg, e Cody rispondeva che non lo
sapevano: Sloan e lui speravano di incominciare a lavorare in
una fabbrica di cosmetici, gi a... Il suo tono di voce ragionevole
diede a Luca la sensazione di essere stato imbrogliato,
tradito. Insomma, per tanto tempo non aveva fatto che sentire
delle storie cos terribili! Gli avevano raccontato di tanta cattiva
volont e acredine! Ma Cody e Perla conversavano piacevolmente,
come qualsiasi adulto civilizzato. Discutevano se era
meglio vivere al Nord o al Sud, ed ebbero in proposito una
specie di blando, noioso, distaccato litigio, fino a che non salt
fuori che Perla partiva dal presupposto che Baltimora fosse
Nord e Cody che invece fosse Sud. Lei chiese se la nuova fabbrica
avrebbe potuto essere pericolosa come la precedente.
Qualsiasi posto  pericoloso, rispose Cody, se ci sono degli
idioti a mandarlo avanti.
Cody, sono cos preoccupata, gli disse lei. Se tu sapessi
come sono stata agitata, a sapere che il mio figlio pi grande,
il mio primogenito, era in condizioni critiche e io non potevo
andarlo a trovare!
In condizioni critiche! Cammino, no?
Per fortuna non ti serve la barella, disse lei alzando le
mani al cielo. Non  ironico? Ho sempre pensato che i disastri
erano una cosa... da ceti bassi. Leggevo quelle storie scalognate
sul giornale: donna sfrattata mentre cerca di allevare i
sette bambini di sua figlia che  stata uccisa con un colpo di pistola
in un bar, e uno dei bambini  ritardato, e un altro deve
essere portato a fare la dialisi tot volte alla settimana, in autobus,
cambiandone due... be', certo che mi dispiaceva per questa
gente, ma al tempo stesso, non so, mi sentivo quasi spazientita,
come se se lo fossero tirati addosso in qualche modo. C' un
limite, mi veniva da dire, solo fino a un certo punto la vita 
questione di fortuna. E invece ora guarda: ho la vista malandata,
e mio figlio pi grande ha avuto un incidente grave, e suo
figlio scappa di casa per ragioni che non ci vengono dette, e
non vedo mia figlia da settimane perch  tutta presa con la sua
ragazzina che ha quella malattia, com' che si chiama,
AnorEssia...
Come sta Becky, a proposito? chiese Cody, e Luca ebbe
l'immagine di suo padre che allungava una mano verso un pazzesco
groviglio di fili e tirava l'unico pezzetto corto che non
era tutto attorcigliato con gli altri.
Non lo sa nessuno, rispose Perla, muovendosi sulla sedia
a dondolo.
Rut si massaggi la fronte, con quell'aria tesa e corrucciata
che assumeva sempre dopo una giornata difficile. Ezra rise per
qualcosa che dicevano in televisione. Cody, che li stava osservando
entrambi, sospir forte e torn a girarsi verso sua madre.
 meglio che andiamo adesso, le disse.
Ella si raddrizz. Cosa? fece. Partite?
La strada  lunga.
Ma  proprio per questo che rimanete qui! gli disse.
Riposatevi stanotte, e partite freschi domani mattina.
Non possiamo, insistette Cody.
E perch?
Dobbiamo... dare da mangiare al cane.
Non sapevo che aveste un cane.
Un Dobermann.
Ma i Dobermann sono feroci!
 per questo che  meglio tornare a casa di corsa e dargli
da mangiare, disse Cody. Mica vogliamo che si mangi i
vicini.
Allung una mano verso Luca per aiutarlo ad alzarsi e a scendere
dalla sedia inclinabile. Quando le dita di Cody presero le
sue, ebbe la sensazione che gliele stringesse pi forte del solito:
come una stretta di mano segreta, una specie di complicit per
lo scherzo che avevano ideato ai danni di Perla. Ed egli apposta
mantenne il viso totalmente inespressivo.
Sentite tutti quanti, disse Ezra. Fra poco ci sono le feste
dei primi di novembre.
Tutti lo fissarono.
Tornate qui in quel periodo? Potremmo organizzare una
cena di famiglia al ristorante.
Ezra, chiss dove saremo allora, rispose Cody.
Come, intervenne Perla. Non avete mai sentito nominare
gli aeroplani, i mezzi anfibi, i trasporti moderni?
Ne riparleremo quando la scadenza si avvicina, disse Cody
dandogli dei colpetti sulla spalla. Rut, hai preso tutto?
Ciao, Ezra, tienimi informato.
Ci fu un turbinare di abbracci e di strette di mano. Pi tardi
Luca ebbe il dubbio di non avere ringraziato Ezra... anche se,
di che cosa lo voleva ringraziare esattamente? Di qualcosa...
Attraversarono il marciapiede fino alla macchina di Cody, che
aveva ancora quell'odore viziato, sempre uguale, dell'aria condizionata.
Tutti tirarono fuori dei mozziconi di frasi, come se
volessero dare l'impressione di avere ancora cos tanto da dirsi
che non c'era tempo per tutto. Allora, assicrati che... Mi
ha fatto proprio tanto piacere... Di' a Jenny che le auguriamo...
E guida piano, capito?
Si allontanarono dal marciapiede, salutando con la mano dal
finestrino. Perla ed Ezra sparirono in lontananza. Luca, che sedeva
dietro, si volt in avanti e si accorse che c'era suo padre
al volante, e non Rut. Mamma? disse. Non pensi sia meglio
che guidi tu?
Ha insistito, rispose Rut. Ha guidato anche all'andata.
Si volt e guard Luca con aria significativa al di sopra
dello schienale. Ha detto che voleva essere lui a guidare per
venirti a prendere.
Ah, fece Luca.
Che cosa stava aspettando? Continu a guardarlo per un po',
ma poi decise di desistere e si volt di nuovo dall'altra parte.
Facendo del suo meglio, Luca si sedette in avanti per vedere
come se la cavava Cody.
Be', suppongo che non sar cos difficile, disse, tranne
che per cambiare le marce.
Cambiare  facile, gli rispose Cody.
Ah.
E per fortuna non c' frizione.
Gi.
Oltrepassarono file e file di case, molte con il portico pieno
di persone che si dondolavano al buio. Girarono intorno a un
isolato dove le case avevano dei terrazzi invece che dei portici,
terrazzi bianchi che arrivavano fin vicino alla strada. In uno di
essi c'era tutta una famiglia, con un refrigeratore per la birra,
un ventaglio che sventolava e un neonato in una culla a rete
sul marciapiede. Sul cofano di una macchina parcheggiata al
bordo della strada c'era una televisione, cos se uno andava a
piedi doveva per forza passare tra lo schermo e gli spettatori,
mormorando: Scusatemi, come se stesse attraversando il
salotto di qualcuno. Luca continu a fissare quella famiglia finch
non scomparve in lontananza, sostituita da una striscia di
bar e tavole calde, e poi da un vicolo buio.
Che strano, Luca disse a suo padre, che nessuno ti ha
mai chiesto di riorganizzare una fabbrica a Baltimora.
Molto strano, fece Cody.
Se te lo chiedono possiamo vivere con la nonna, no?
Cody non rispose.
Uscirono dalla citt in direzione dell'autostrada, entrando in
un mondo di luci alte e fredde, con un cielo nero bluastro. Rut
piano piano scivol contro il finestrino; la sua piccola testa batteva
leggermente a ogni avvallamento della strada.
La mamma dorme, disse Luca.
 stanca, fece Cody.
Forse voleva essere un rimprovero. Era qui che iniziava la
sgridata? Luca stette buono per un po'. Ma Cody alla fine disse:
La sfinisce, quella casa. Tua nonna  una persona cos
difficile.
La nonna non  difficile.
Non per te, forse, ma per altre persone s: per tua madre.
Secondo la nonna tua madre  "sconclusionata". Me l'ha detto
una volta: l'ha definita "sconclusionata", "un maschiaccio".
Scoppi a ridere, ricordando qualcosa, tanto che Luca incominci
a sorridere in attesa. Una volta, disse Cody, scommetto
che non te lo ricordi, tua madre e io abbiamo avuto un
piccolo battibecco stupido e lei ti ha preso ed  scappata via da
Ezra. Poi appena  arrivata alla stazione ha incominciato a pensare
a come sarebbe stato vivere con tua nonna, e cos mi ha
telefonato chiedendomi di riportarla a casa.
Luca smise di sorridere.  scappata via da chi? chiese.
Da Ezra, ma non importa:  stato solo uno di quei...
Non  scappata da Ezra. Voleva tornare dai suoi, disse
Luca.
Quali suoi? gli chiese Cody.
Luca non lo sapeva.
 orfana, disse Cody. Quali suoi?
Be', forse...
Voleva andare da Ezra, disse Cody. Adesso me ne rendo
conto! Riesco a immaginarmeli a iniziare il loro matrimonio
proprio dal punto in cui si  interrotto il nostro. Comunque
credo di avere sempre avuto la sensazione che questo matrimonio
non fosse mio, ma di qualcun altro. Era il loro. A volte mi
sembrava di goderlo di pi quando immaginavo di guardarlo
attraverso gli occhi di un'altra persona.
Perch me le dici queste cose? chiese Luca.
Quel che voglio dire ...
Ma che sei matto? Com' che continui ad attaccarti a queste
idee anno dopo anno dopo anno?
Be', un attimo...
Mamma? Luca la stava scuotendo per una spalla. Mamma!
Svgliati!
La testa di Rut ricadde dall'altra parte.
Lasciala riposare, disse Cody. Maledizione, Luca...
Svgliati, mamma!
Eh? fece Rut senza svegliarsi.
Mamma? Voglio chiederti una cosa. Mamma? Ti ricordi
quando mi hai preso e te ne sei andata via da pap?
Uhm.
Te lo ricordi?
S, mormor lei rannicchiandosi di pi.
Dove saremmo andati, mamma?
Sollev la testa, con i capelli tutti spettinati, e gli lanci uno
sguardo vago, stordito. Cosa? disse. Al mio paese, dove
vive mio zio. Chi lo vuole sapere?
Nessuno. Rimettiti a dormire, le disse Cody.
Lei si riaddorment; Cody si strofin il mento pensieroso.
Passarono a tutta velocit per un corridoio di luci circondato
da entrambi i lati dal buio pi profondo. Incontravano e sorpassavano
macchine solitarie che in un attimo scomparivano.
Le palpebre di Luca si abbassarono.
Quel che voglio dire, riprese Cody,  che ho fatto tutta
questa strada per dire...
Ma poi non fin la frase, e quando riprese a parlare si trattava
di un argomento completamente differente: il tempo.
Come la gente sottovalutasse il tempo, come il tempo fosse importante
e cos via. Luca ne fu risollevato. Ascoltava senza difficolt,
cullato dalle parole di suo padre. Tutto, stava dicendo
Cody, in ultima analisi si riduce al tempo... al tempo che passa,
alle cose che cambiano. Ci hai mai pensato? Tutto quel che
ti rende felice o triste, non si basa forse sui minuti che passano?
La felicit non  aspettarti qualcosa che il tempo ti dar?
La tristezza non  desiderare che il tempo torni indietro?
Anche le cose importanti, anche piangere la morte di qualcuno: in
realt non stai solo desiderando che ritorni il tempo in cui la
persona era viva? O le foto... hai mai notato le vecchie fotografie?
Come rendono malinconici? Gente di tanto tempo fa che
sorride, una bambina che adesso sarebbe una vecchia signora,
un gatto che  morto, una pianta in fiore che  ormai appassita
da tanto e che avr anche il vaso rotto, o smarrito... Non  semplicemente
il fatto che per una volta il tempo si  fermato a
renderti malinconico? Se solo potessi tornare indietro, pensi;
se solo potessi cambiare questo o quello, disfare quel che ho fatto,
se solo potessi arrotolare i minuti alPindietro, per una volta.
Non sembrava aspettarsi nessuna risposta, per fortuna: Luca
era troppo assonnato per trovarne una. Si sentiva pesante,
aggravato dalle storie altrui. Ebbe la sensazione di slittare o cadere.
Credette di scivolare via, di fluttuare gi per il fiume del
tempo, grande, ampio, luminoso, insieme a tutte le persone che
aveva incontrato quel giorno. Lasci cadere la testa, chiuse gli occhi e si addorment.
...
.
...
MELA MELA.
...
.
...
Una mattina Ezra Tull si alz e si fece la barba, si lav i denti,
si mise i pantaloni, e scopr un nodulo nel punto in cui si flette
la coscia destra. Le sue dita ci passarono sopra per caso, esitarono
e tornarono a toccarlo. Nello specchio della camera da letto,
il suo viso largo e biondo aveva un'aria pietrificata: la parola
cancro gli venne spontanea, come se qualcuno gliela avesse
sussurrata nell'orecchio, ma quel che provoc la sua espressione
scioccata fu il pensiero che l'accompagn: va bene. Lascia
che succeda. Lascia che muoia.
Lo cacci via, ovviamente. Aveva quarantasei anni, era un
uomo calmo e sensibile, e pi tardi avrebbe preso un appuntamento
con il dottor Vincent. Per ora si mise la camicia, l'abbotton
e srotol un paio di calze. Due volte, senza volerlo,
controll il nodulo con la punta delle dita. Era quasi grande come
una ghianda, sensibile, ma non doloroso; rotolava sotto la
pelle, scivoloso come un globo oculare.
Non  che volesse morire; no certamente. Stava solo lasciandosi
sopraffare da un umore passeggero, pens, mentre scendeva
le scale: quell'estate le cose non erano andate bene. Sua madre,
che aveva incominciato a perdere la vista fin dal 1975, era
ormai (nel 1979) quasi completamente cieca, ma ancora non lo
ammetteva del tutto, il che rendeva molto pi difficile occuparsi
di lei; e suo fratello era troppo lontano, e sua sorella
troppo indaffarata, per dargli una mano. Il ristorante era ancora
pi in difficolt del solito; la sua cuoca migliore se ne era
andata perch glielo aveva consigliato l'oroscopo; e l'ondata di
caldo sembrava avere intontito l'intera citt di Baltimora.
Tutto andava cos male che anche la vista delle cose pi insignificanti
contribuiva a rafforzare la sua disperazione: il cane del
vicino che ansimava sul marciapiede, o l'unico sparuto cespuglio
di ortensie di sua madre che perdeva vigore e si afflosciava
ogni pomeriggio verso le due. Perfino il postino era segno di
catastrofe; sua moglie era stata uccisa la primavera precedente
durante un furto con scasso, e ora egli trascinava per il vicinato
la sua borsa di pelle come se fosse stata insopportabilmente
pesante, come se alla fine tirandolo gi lo avesse costretto a
fermarsi. I suoi piedi camminavano sempre pi piano, le sue
spalle ricurve erano sempre pi vicine a terra. Ogni giorno la
posta arrivava sempre pi tardi.
Ezra stava davanti alla finestra con una tazza di caff e guardava
il postino passare depresso e si chiedeva se ci fosse un
qualche scopo nella vita.
Poi scese sua madre, camminando pesantemente. Guarda,
disse, che sole stamattina! Lo sentiva, suppose Ezra: le
scaldava la pelle attraverso i riquadri del vetro, mentre stava
alla finestra vicino a lui. O forse riusciva persino a vederlo,
visto che evidentemente distingueva ancora la luce dal buio. Ma
aveva il vestito abbottonato storto. I capelli a ciuffi, biondo-grigiastri,
se li era accomodati nel solito chignon, e si era abilmente
applicata un'unica linea di rosa al centro delle labbra aride,
increspate, ma il colletto aveva un angolo abbottonato pi
alto dell'altro e la stoffa a fiori formava un rigonfiamento in
fuori, che nello spazio tra i due bottoni lasciava intravedere la
sottoveste.
Sar un'altra giornata torrida, le disse Ezra.
Povero Ezra, come detesto vederti andare a lavorare in
queste condizioni.
Tutto quel che diceva aveva sempre un qualche riferimento
alla vista: egli si chiedeva se era intenzionale.
Lasci che Ezra le portasse una tazza di caff, ma rifiut la
colazione, e invece si sedette accanto a lui in salotto mentre egli
leggeva il giornale. Questo era l'unico periodo della giornata
che passavano insieme, la mattina fino a mezzogiorno, dopo
di che egli andava al ristorante e non tornava fino a tarda notte,
quando lei era gi a letto da parecchio. Egli non riusciva
bene a immaginarsi cosa facesse in sua assenza. A volte le telefonava
dal lavoro e lei aveva sempre un'aria cos attiva: Mi
stavo preparando del t freddo, diceva, oppure: Stavo smistando
le mie calze. Ma nel sottofondo egli sentiva il motivo
nefasto e sdolcinato della musica dell'organo, proveniente da
qualche dramma sentimentale a puntate trasmesso in televisione,
e aveva il sospetto che lei passasse la maggior parte della
giornata semplicemente seduta davanti alla tv, con un golf
graziosamente drappeggiato sulle spalle, anche con questo caldo,
e quelle sue mani fredde ripiegate in grembo. Di certo non
vedeva amici, perch non ne aveva: per quel che si ricordava
Ezra, non aveva mai avuto amici. Aveva sempre vissuto attraverso
i figli; i racconti che essi portavano a casa costituivano
tutta la sua conoscenza del mondo esterno, e le loro attivit il
suo unico senso del movimento. Anche in passato, quando lavorava
in drogheria, non aveva mai fatto amicizia con i clienti
o le altre cassiere; e ora, che era in pensione, nessuno dei suoi
compagni di lavoro veniva a trovarla.
No, senza dubbio questo era il momento di punta della sua
giornata: queste ore lente del mattino, il frusciare del giornale
di Ezra, i suoi racconti frammentari delle notizie del giorno.
Un'altra rapina a mano armata ad un tassista, dice qui.
Dio mio!
Anche un'altra sparatoria.
Dove andremo a finire? si chiese sua madre.
Una bomba di terroristi a Madrid.
Giornali, lettere, fotografie, riviste: in queste cose la poteva
aiutare: lei si metteva a fissare dritto davanti a s, con gli occhi
spenti, e lui faceva da interprete. Ma in tutte le altre situazioni
ella era ferocemente indipendente. Che tipo di intesa avevano
di preciso? Lei ammetteva solo che la sua vista non era
pi quella di un tempo: che era abbastanza indebolita da rendere
faticoso leggere.  cieca, aveva detto il dottore, e lei
aveva riferito: Lui pensa che io sia cieca, senza obiettare
alla cosa, ma riuscendo a sottintendere, in qualche modo, che
era una questione di opinione... o di volont, di quel che vuoi
che accada e quel che no. Ezra aveva imparato a offrirle degli
indizi in modo casuale, indiretto, l'unico che lei accettasse. Se
per esempio le diceva: Sta piovendo, mamma, quando si
stavano preparando per andare da qualche parte, lei si inalberava
e gli rispondeva: Be', lo so anch'io. Aveva invece imparato
a dirle: Le previsioni del tempo dicono che continuer
cos.  meglio che porti l'ombrello. E allora la sua faccia
cambiava e si rasserenava, adeguandosi all'informazione. A
dire la verit non ci credo, rispondeva lei, anche se era una
di quelle pioggerelline che cadono senza far rumore ed egli sapeva
che non se ne era accorta. Nascondeva cos bene la sua
sorpresa che solo i suoi figli, abituati a sentirla negare testarda
qualsiasi cosa la indebolisse, potevano avere intravisto che cosa
c'era sotto a quello sguardo grigio di sfida.
Il mese precedente la sorella di Ezra aveva riferito che la
madre l'aveva chiamata per farle una strana domanda. Voleva
sapere se  vero, aveva detto, il fatto che stare a lungo
sdraiati sul letto pu provocare la polmonite. "E perch lo vuoi
sapere?", le ho chiesto io. "Che cosa te ne importa?" "Era solo
una curiosit", mi ha risposto.
Ezra abbass il giornale e con cautela si mise due dita sulla
piega della coscia.
Quando ebbero finito il caff, egli lav le tazze e sistem la
cucina, che ormai, qualunque cosa facesse per pulirla, aveva
sempre un aspetto un po' sporco. C'erano dei problemi che
non sapeva bene come risolvere: le tende dietro ai fornelli
che diventavano grigie, e il centrino di pizzo che la polvere
rendeva sempre pi rigido sotto l'oliera che era sulla tavola.
Che si fa, si lavano queste cose? Basta buttarle in lavatrice?
Avrebbe potuto chiederlo a sua madre, ma non lo fece, perch
la cosa sarebbe solo servita a turbarla: si sarebbe chiesta che
cos'altro aveva mancato di fare.
Ella se ne venne fuori indagando la possibilit con tanta
precauzione, che i suoi piccoli occhi neri sembrarono organi
tremanti, delicati, ultrasensibili. Ezra, disse, quali sono
i tuoi programmi per questa mattina?
Non ne ho, mamma.
Sei sicuro?
Che cos' che vuoi fare?
Pensavo che potremmo smistare i cassetti della mia scrivania,
ma se sei occupato...
Non sono occupato.
Dillo per se lo sei.
Ti aiuto volentieri.
Quando eri piccolo, disse lei, ti faceva arrabbiare vedermi
ammalata o bisognosa di aiuto.
Be', quand'ero piccolo.
Non  buffo? Tu eri il pi gentile, il pi affettuoso, il pi
dolce dei miei figli; gli altri avevano sempre qualcosa da fare,
erano sempre in giro a fare i fatti loro. Ma quando mi ammalavo,
diventavi cos freddo! "Questo vuol dire che non riusciamo
ad andare al cinema?" chiedevi. Era tuo fratello che allora
prendeva in mano la situazione, quello da cui me lo sarei meno
aspettato. Io ti dicevo, per esempio: "Ezra, mi andresti solo a
prendere lo scialle, per favore", e tu diventavi di pietra e facevi
finta di non sentire. Sembrava che pensassi che avevo fatto
qualcosa a te: che avevo mal di testa per cattiveria.
Ero molto giovane allora, rispose Ezra.
Anche se era strano come si sentiva teso anche adesso: non
tanto arrabbiato, quanto indifeso; e anche da bambino si doveva
essere sentito indifeso, pens. Si era fidato di sua madre,
che potesse essere tutto per lui; e le volte in cui lei si era tagliata
un dito sbucciando qualcosa, egli si era sentito sconfitto
dalla sua inettitudine. Come poteva dipendere da una persona
simile? Perch lo aveva tradito in quel modo?
La prese per l'avambraccio e la riaccompagn in salotto.
(Tutt'a un tratto si sent consapevole della propria altezza e
del proprio peso, solido, comodo, rassicurante). La fece sedere
sul divano e and alla scrivania per estrarne l'ultimo cassetto.
Era una cosa che aveva gi fatto tante volte. Non che il cassetto
avesse bisogno di essere ripulito, no di certo, anche se
agli occhi di un estraneo poteva sembrare in disordine. Mucchi
di foto non incorniciate scivolavano da tutte le parti mentre
camminava, altre saltavano fuori da album ammuffiti, che si andavano
sgretolando, ammucchiati da un lato. C'era una scatola
da scarpe piena dei diari giovanili di sua madre; un album incompleto
con le varie fasi di crescita di Cody; e una scatola di
caramelle piena di vecchie lettere, tutte con i francobolli tagliati
via dalle buste. C'era un mazzolino di fiori tutto schiacciato
e sbiadito, color lavanda, rigido e duro come una carcassa
di topo rinsecchita; un unico guanto da bambino, indurito dagli
anni; e una pagella, che odorava di stantio, di Perla E. Cody,
quarta elementare, 1903, i cui voti erano segnati con una calligrafia
cos raffinata che qualcuno poteva avere appoggiato accanto
a ogni materia dei riccioli a forma di dieci, tagliati da
una bella capigliatura castana. A Ezra piacevano questi tesori,
e continuava a rivederli volentieri, tante e tante volte, descrivendoli
a sua madre. Ecco la foto di tua zia Melinda il giorno del suo matrimonio.
S?
Tu sei in piedi vicino a lei con un ventaglio di piume.
Questa la teniamo, disse sua madre, che ancora faceva
finta che lo scopo fosse quello di smistare la roba nel cassetto.
Ma ben presto se ne dimentic e si appoggi indietro, meditando,
mentre egli descriveva quel che trovava. Qui c' una fotografia del portico di qualcuno.
Portico? Che portico?
Non ti so dire.
Com'?
Due pilastri e una base scura, un vaso di terracotta pieno
di gerani...
Io ci sono?
No.
Be', fece scuotendo una mano. Forse quello era il portico
di Luna.
Lui non l'aveva mai sentita nominare Luna.
A dire la verit, egli era convinto che non erano i parenti
quello che sua madre andava cercando. Signore e signori passavano
loro davanti sfuocati. Egli faceva del suo meglio per impararne
i nomi, ma sua madre li accantonava con aria disinvolta.
Ezra aveva la sensazione che fosse se stessa che andava
inseguendo. Non mi si vede proprio? Era la cena in cui indossavo
il vestito celeste? Il fatto che avesse quest'unico
obiettivo a volte lo divertiva, a volte lo irritava: c'era una certa
avidit in quel suo sporgere il mento in avanti in attesa di
sapere dov'era lei. Ci sono anch'io in quel gruppo? Io c'ero
a quel picnic?
Egli apr un album di velluto marrone rossiccio, le cui pagine
grigie, che ormai si sgretolavano, erano tutte diventate lungo
i bordi d'un giallo intenso come l'urina. Nessuna delle foto era
attaccata per bene. Un ritratto in seppia di un uomo con la barba
era incastrato nella rilegatura dell'album, accanto alla fotografia
a colori di un bambino rosa in una piscinetta di plastica
dai colori sgargianti, con sett. '63 stampato sul bordo. Sua
madre protese il viso in avanti, era in attesa, ed egli disse:
Qui c' un uomo con la barba; credo che sia tuo padre.
Forse, fece lei senza alcun interesse.
Egli volt pagina. Qui c' un gruppo di signore sotto un
albero.
Signore?
Nessuna ha un'aria familiare.
Cos'hanno addosso?
Dei vestiti lunghi, ampi, le disse. Sembrano tutti sblusati
in vita.
Allora doveva essere intorno al 1910. Forse la festa di
fidanzamento di lola.
Chi era lola?
Guarda se ci sono io con un vestito a righe blu, gli disse.
Non ci sono vestiti a righe, qui.
Vai avanti.
Non era mai stata il tipo che si fermava a guardare indietro,
e non aveva mai riempito l'infanzia di Ezra di quei quando
avevo la tua et che tante madri usano. E anche ora queste
foto non le servivano come scusa per abbandonarsi ai ricordi;
anzi, quasi non ne parlava, neanche di quelle in cui appariva
lei. Ascoltava invece attenta ad ogni dettaglio che Ezra poteva
darle di quel che era stata in passato. Voleva forse un'opinione
esterna di se stessa? O sperava di risolvere qualche mistero?
Sono sorridente o corrucciata? Diresti che avevo l'aria
felice?
Quando Ezra cercava di fare a lei qualche domanda, ella assumeva
un atteggiamento annoiato. E tua madre com'era?
le chiedeva lui.
Oh,  passato tanto tempo, rispondeva.
Non aveva avuto una gran vita, pensava Ezra, e si chiedeva
che cosa, in tutta la sua storia, le avrebbe fatto piacere rivivere
ora. Il periodo del suo corteggiamento, anche sapendo come
andava a finire? La nascita dei figli? La loro infanzia? Parlava
spesso, ansiosamente, degli anni in cui i suoi bambini erano
piccoli. Ma la maggior parte delle fotografie in questo cassetto
risalivano a un periodo molto precedente, fino ai primi anni del
secolo, ed erano queste che lei esplorava con pi attenzione.
Sar la riunione di famiglia dei Baker: 1908. La festa dei sedici
anni di Bella. Le nozze d'argento di Lucy e Harold. Gli
avvenimenti che elencava appartenevano ad altre persone; lei
si era limitata a starne ai margini, a guardare. Caterina Rosa,
l'estate in cui era cos bella e ha incontrato il suo futuro
marito.
Egli diede un'occhiata a Caterina Rosa. A me non sembra
mica poi cos bella, disse.
 sfiorita presto.
Caterina Rosa, chiunque fosse, indossava un abito severo e
complicato, d'un tipo che non s'era mai pi rivisto negli ultimi
sessant'anni o pi. Egli stava giudicando la sua faccia da coniglio
come fosse stata una ragazza di oggi, che avesse intravisto
in un bar, ma ella era probabilmente morta da decenni. Si sent
trascinato indietro di generazioni e generazioni.
Apr dei piccoli diari, alcuni non pi grandi di un portacipria
da signora, e lesse a voce alta gli appunti fitti di sua madre.
8 dicembre 1912. Andata a trovare Edwina Barrett.
Mentre tornavo a casa, versato nel calesse un quarto di litro
di panna di prima qualit e avuto un bel daffare a pulire i cuscini,
te lo assicuro io... 4 aprile 1908. Andata in citt con
Alice e pesata sulla nuova bilancia del negozio del signor Salter.
Alice pesa cinquantun chili e io cinquanta. Sua madre
ascoltava, tesa e immobile, come se si aspettasse qualcosa di
importante, ma egli trov solo comprati nove metri di brillantina
rosso violetto e fatto un biancomangiare di cioccolata per
il Circolo culturale delle ragazze e pesata di nuovo nel negozio
del signor Salter. Durante l'estate del 1908 - in cui lei aveva
quattordici anni, sembrava approssimativamente a Ezra - si era
pesata pi o meno ogni due giorni, attaccando Principe, il suo
pony, al calesse e guidando dritta fino in citt a quello scopo.
7 agosto, egli lesse. Prese le misure dalla sarta e lei me
ne ha dato una copia da tenere. Mi sono sviluppata in ogni senso
possibile. Egli rise, ma sua madre fece un piccolo movimento
impaziente con una mano. 9 settembre, continu lui,
e poi tutt'a un tratto ebbe la sensazione che gli fosse stato tolto
il terreno da sotto i piedi. Come, quella ragazza vivace era ora
questa vecchia signora! Questa vecchia signora cieca che gli
sedeva accanto! Un tempo era stata una persona completamente
diversa, aveva avuto una vita totalmente differente separata
dalla sua, aveva passato il tempo a roteare le clave con le Giovani
Amazzoni e ad architettare cose tremende con i ragazzini
dei Neal e a ricevere il primo premio nella gara di recitazione
autunnale. (Speravo che lo vincesse la povera Nadina, aveva
scritto con una calligrafia paffuta e innocente, ma ovviamente
 stato bello riceverlo io). Sua madre sedeva in silenzio, accarezzando
distrattamente il mazzolino di fiori secco. Lascia
perdere, gli disse.
Smetto?
Non era quel che volevo, dopo tutto.
...
.
...
Andando al ristorante, Ezra si tuff in una libreria e l nel
settore Salute della famiglia scov un prontuario medico. Cerc
nell'indice analitico nodulo, ma trov solo una definizione
generica. Evidentemente bisognava prima sapere il nome della
propria malattia... nel qual caso a che serviva controllare?
Rivang nei ricordi delle sue lezioni di biologia del liceo, e decise
di guardare sotto ghiandole linfatiche. Il termine era rassicurante;
le ghiandole linfatiche si gonfiavano in continuazione:
egli ne aveva un paio sul collo che diventavano grosse come
noci di pecan ogni volta che gli veniva il raffreddore. Ma il libro
non parlava neanche di ghiandole linfatiche, ed egli invece
raggel nel vedere leucemia linfatica e tubercolosi linfoematogetta.
Chiuse velocemente il volume e lo rimise sullo scaffale.
Giosia aveva gi aperto il ristorante e due aiutanti stavano
tagliando le verdure in cucina. Un rappresentante con un vestito
scozzese cercava di entusiasmare Giosia a un qualche nuovo
prodotto. Ma, continuava a fare Giosia, ma non credo...
Era cos goffo e aveva l'aria cos confusa - un gigante emaciato
vestito di bianco, con i capelli grigi che gli si rizzavano sulla
testa in ciuffi pazzi, come se per la disperazione se li fosse tirati
a manciate - che Ezra prov un impeto d'amore nei suoi confronti,
e disse: Giosia, che problema c'? Giosia si volt
riconoscente verso di lui: Be', vedi, questo signore qui...
Mi chiamo Murphy; J.R. Murphy, disse il rappresentante.
Vendo salsa di soia, che faccio io privatamente. La vendo
a casse.
Non sapremmo mai che farcene di una cassa, rispose
Ezra. Non la usiamo quasi mai.
La userete per, gli rispose il rappresentante. La salsa
di soia  il prodotto del futuro; meglio che la compri finch
pu.  l'antidoto contro le radiazioni.
Contro che cosa?
Gli incidenti nucleari! Le bombe atomiche! Guardi un po'
i fatti come stanno: la gente di Hiroshima non ha avuto neanche
lontanamente gli effetti collaterali che ci si aspettava. E sa
perch? Per via di tutto quel cibo giapponese con la salsa di
soia. La semplice, vecchia salsa di soia. Tenetene una cassa a
portata di mano e non dovrete pi preoccuparvi degli incidenti
nelle centrali nucleari.
Ma nemmeno mi piace la salsa di soia.
E chi l'ha detto che le deve piacere?
Be', forse solo qualche bottiglia... disse Ezra.
Si chiese se sulla sua porta ci fosse per caso un qualche segno
segreto, mafioso, che faceva capire a tutti i pazzi che lui
faticava a dire di no.
And a dare un'occhiata nella stanza da pranzo. Due cameriere
stavano spiegando le tovaglie scuotendole con un rumore
secco, quasi uno strappo; Giosia stava trascinando cumuli di
tovaglioli puliti. C'era sempre un momento a quest'ora non
avanzata della giornata, in cui Ezra trovava il suo ristorante
deprimente; si sentiva scoraggiato da quei tavoli vuoti, dalla
sagoma delle finestre senza tende, dall'odore acre delle sigarette
della sera prima. Ma che lavoro era? La gente mandava
gi senza neanche pensarci i piatti che lui preparava, troppo occupata
a corteggiare, a discutere, a negoziare per accorgersi di
quel che stava mangiando; poi tornava a casa e se ne dimenticava
del tutto. Nulla aveva significato. Ed Ezra era un uomo
di mezza et con i capelli sempre pi radi in cima alla testa;
ma eccolo qui, nella stessa situazione di quando aveva vent'anni,
che viveva con sua madre in una di quelle casette tutte in
fila, e che la sera leggeva libri di cucina per addormentarsi.
Non si era mai sposato, non aveva mai avuto bambini, e aveva
perso l'unica ragazza che avesse mai amato, per puro fatalismo,
mancanza di forza, per avere dato volutamente per scontata la
propria sconfitta. (Lascia perdere era stato il motivo costante
della sua vita, dominata da uno stato d'animo irreale d'accettazione,
che in parte costituiva la sua fonte di felicit, in parte
la sua rovina).
Giosia gli si piazz davanti chiedendo: Hai visto i miei
stivali?
Ezra riaffior dai propri pensieri e abbass lo sguardo sugli
stivali di Giosia: spuntavano dalla sua divisa bianca... giganteschi,
di tela plastificata, in grado di affrontare alluvioni, tormente
e valanghe.
L. L. Bean.
Ah.
L. L. Bean era la ditta da cui Giosia riceveva i suoi misteriosi
regali. Arrivavano una o due volte all'anno: una tenda a
un posto; un sacco a pelo di piume d'oca; scarpe da caccia della
sua misura enorme, cos difficile da trovare; un poncho grigio-verde
che lo avrebbe riparato anche in mezzo a un monsone;
una scatola con il necessario per la sopravvivenza, contenente
bussola, pietra focaia e telo metallizzato. Il tutto per un uomo
che era nato e cresciuto in citt e sembrava propenso a rimanerci.
Ad accompagnare questi regali, mai un biglietto da visita
o due righe di spiegazione. Giosia aveva scritto alla ditta,
ma L. L. Bean aveva risposto che il donatore preferiva rimanere
anonimo. Ezra aveva passato ore con Giosia a vagliare
tutte le possibilit. Ti ricordi quella vecchia signora a cui in
passato spalavi la neve dal vialetto? Forse  lei.
Ormai sar morta, Ezra.
Ti ricordi Molly Kane con la sua sedia a rotelle? Tu di solito
gliela spingevi per accompagnarla al corso di algebra.
Ma lei diceva: "Lascia stare la mia sedia, grosso imbecille!"
Forse adesso le dispiace d'averti trattato cos.
No. Non a Molly Kane. Non a lei di certo.
Forse  solo qualcuno che hai aiutato a cambiare una gomma
della macchina e a cui non hai mai pi ripensato. Forse 
qualcuno a cui hai tenuto aperta la porta. Forse... non so...
Di solito si divertiva a fare queste supposizioni, ma ora,
guardando gli stivali giganteschi di Giosia, fu colpito dal fatto
che anche Giosia - alto e dinoccolato, con i denti sporgenti,
che balbettava - aveva un essere umano tutto suo a cui era legato,
che ne sapesse o meno il nome era irrilevante, e viveva
in un nido di regali, di segreti, di attenzioni particolari da cui Ezra era escluso.
...
.
...
Primo dell'anno 1914, Ezra lesse a voce alta. Spero
che questo diarietto non vada perduto come quello dell'anno
scorso, e spero di non metterci dentro niente di sciocco come
si sa che ho fatto in passato.
Sua madre cerc di nascondere un sorriso, inutilmente. Che
sciocchezza poteva avere commesso tanto tempo fa? Gli occhi
di Ezra scivolarono in fondo alla pagina, su una riga che era
stata cancellata. C' qualcosa qui che non riesco a leggere,
disse.
Non sono mai stata rinomata per la mia calligrafia.
No,  che ci hai scarabocchiato sopra tante di quelle curve
e code...
Mela mela, disse sua madre.
Come?
 cos che scrivevamo sopra le parole che volevamo mantenere
segrete. Melamelamela tutto unito, cos nessuno riusciva
ad indovinare cosa c'era scritto sotto.
Bisogna proprio dire che funzionava, disse Ezra.
Vai avanti, lo incit sua madre.
Uhm... Messo un impiastro di semi di lino sul dito... iniziate
delle piccole giarrettiere di nastro rosa pallido... fatto
scoppiettare del popcorn: ne ho salato met e dolcificato il resto...
Sua madre sospir; Ezra scorse alcune pagine in silenzio.
Come era priva di trama la vita reale! Nei romanzi gli avvenimenti
portavano a qualcosa; nei diari di sua madre passavano
veloci senza una direzione apparente. Franco le aveva portato
dei tamponi di carta assorbente profumata e una scatola
di caramelle di noce di cocco; Roy le aveva fatto proprio una
lunga visita e sembrava che non riuscisse ad andarsene; Burt
l'aveva portata all'opera buffa e dopo le aveva regalato lo spartito
con le canzoni; ma nessuna di queste persone veniva mai
rinominata in sguito. Un tale di nome Arturo le aveva scritto
una lettera che era una cosa tenerissima, diceva lei. Non sapevo
che potesse essere cos sciocchino. Era per una lettera perbene
e io non sono molto arrabbiata. Un certo Clark le aveva promesso
di andarla a trovare e poi non lo aveva fatto. Suppongo
che sia meglio cos, aveva scritto lei, ma non capisco perch si
comporti in questo modo, visto che domani parte. Mentre stava
chiudendo le tende, il negro aveva annunciato l'arrivo di un
giovane. Io ero proprio orribile da vedere, ma sono ugualmente
andata di l e ci ho trovato Hugh McKinley. Era diretto al
negozio delle sementi e quindi gli  CAPITATO di fermarsi
da queste parti, e si  trattenuto un po'...
Ezra incominci a capire che per sua madre (o per lo meno
per la ragazza che era stata un tempo) dopo tutto una trama
c'era. Ella si era immaginata una trama assolutamente stupenda:
che ogni incontro casuale avesse un significato, la possibilit
di corteggiamenti vorticosi, grandi matrimoni in bianco, e
in sguito felicit assoluta per sempre. Giacomo Wrayson  venuto
a trovarmi incredibilmente tardi, aveva scritto. Ha rubato
la mia fotografia dal pianoforte e se l' messa in tasca. Si  comportato
in modo troppo buffo per poterlo descrivere a parole.
Davvero non so che cosa ne verr fuori.
Be', non ne era venuto fuori niente. Da nessuna cosa era venuto
fuori niente. Aveva sposato un piazzista della Tanner Corporation
e lui l'aveva lasciata e non s'era mai pi fatto rivedere.
Ezra? Perch hai smesso di leggere? gli chiese sua madre.
Sono stanco, rispose.
...
.
...
La port a vedere una partita pomeridiana di baseball:
invecchiando era diventata una grande fan della squadra degli
Orioles. Se non poteva andarlo a vedere di persona, ascoltava
l'incontro per radio, e andava a dormire anche molto pi tardi
del solito se la partita aveva degli inning supplementari. Il baseball
era l'unico sport che avesse senso, diceva lei: facile da
seguire come un gioco di societ, intelligente come gli scacchi.
Sembrava soddisfatta di pensarla a questo modo, ma Ezra sospettava
che la cosa avesse anche degli aspetti in comune con
quei drammoni sentimentali che le piacevano in televisione.
Certo era che assisteva ad ogni partita come a un dramma, e si
logorava sui pettegolezzi che Ezra le tirava fuori dalle pagine
sportive: giocatori feriti, rivalit, cadute, storie lacrimevoli di
giovani esordienti cos nervosi da buttare a mare le loro uniche
occasioni. Le piaceva considerare gli Orioles un gruppo indigente
e virtuoso, incapaci di limitarsi a comprare il loro talento
come facevano le squadre pi ricche. L'aspetto fisico dei giocatori
era per lei profondamente importante, come se fossero stati
dei divi del cinema: gli zigomi alti e lucidi di Ken Singleton,
cos li aveva descritti una delle sue nipoti, la mandavano in un
piccolo trance d'ammirazione. Le piaceva sentire ripetere come
Al Bumbry facesse serpeggiare spensieratamente la mazza in
aria prima di colpire la palla; e come Stanhouse facesse impazzire
la gente a forza di temporeggiare sulla pedana di lancio.
Sperava che Doug DeCinces si togliesse quei baffi e che Kiko
Garca si desse una bella tagliata di capelli. Pensava che Earl
Weaver non fosse abbastanza paterno per fare il manager come
si deve, e spesso, quando sostituiva qualche povero lanciatore
disperato a cui a mala pena era stata data la possibilit di
giocare le sue carte, lei si rivolgeva severamente all'apparecchio
radiofonico, storpiando per dispetto il nome del pover'uomo e
sputando fuori arrabbiata: Il fatto che si coltivi da solo i pomodori,
non vuole necessariamente dire che una persona abbia un cuore.
A volte Ezra raccontava ai suoi amici del ristorante quel che
diceva sua madre, e a met del racconto gli capitava di pensare,
oddio, la sto facendo passare per una donna con... una
forte personalit; e allora quel che stava riferendo gli incominciava
a sembrare una bugia, anche se ovviamente era successo
davvero. Sta di fatto che sua madre era una donna molto forte
(gli aveva perfino fatto paura durante l'infanzia), e se adesso
era invecchiata e si era rimpicciolita, la parte pi vera, pi intima
di lei era ancora enorme, pi ampia della vita stessa, potente. Schiacciante.
Arrivarono in anticipo allo stadio, in modo che Perla potesse
camminare secondo il proprio ritmo, che era cos lento ed esitante
che quando finalmente si furono sistemati, stavano gi
annunciando la formazione di gioco. Avevano dei buoni posti,
vicino alla casa base. Sua madre fu contenta di potersi buttare
a sedere, ma poi si dovette rialzare quasi immediatamente per
l'inno nazionale. Anzi, per due inni nazionali, perch l'altra
squadra era il Toronto. A met del secondo inno Ezra not che
le tremavano le gambe. Vuoi sederti? le chiese, ma lei scosse
la testa. Era una giornata molto calda, ma prendendole il
braccio egli si accorse che era freddo e troppo asciutto per essere
del tutto normale, come ricoperto d'uno strato di cipria.
Come era intenso il verde del prato! Riusc a capire perch
sua madre prendeva la cosa in quei termini: perfetto, pianeggiante,
molto colorato, il campo sembrava davvero un cartellone
da gioco. I giocatori stavano ancora l senza fare niente,
dondolando le braccia. Poi il battitore del Toronto colp la palla
facendola volare in alto e il centrocampo l'afferr in aria con
facilit, quasi distratto. Be', fece Ezra, che velocit; subito fuori il primo.
C'era uno scopo in questi suoi commenti: servivano a tenerla
informata di quel che succedeva senza farglielo notare, come
se egli stesse semplicemente chiacchierando. Dio mio, guarda
come ha lanciato la palla. E la chiami una palla quella?
Gli  passata proprio rasente alle ginocchia. Sua madre ascoltava,
con il viso recettivo e leggermente proteso in avanti, come se fosse stata ad un concerto.
Che cosa ne traeva da tutto ci? Avrebbe potuto seguire
molto meglio, pens lui, se fosse rimasta a casa accanto alla
radio. (E non avrebbe mai portato con s una radio, perch
non voleva che la gente pensasse che le serviva a sentire meglio).
Forse le piaceva l'atmosfera, pens, la gente eccitata, che
applaudiva, l'odore dei popcorn. Accett perfino che lui le comprasse
una birra, che dopo un sorso lasci l a diventare calda;
e quando suonarono il corno ella sussurr: Carica, in modo
appena percettibile, con un sorrisetto imbarazzato che le fece
increspare le labbra. Alle sue spalle c'erano tre uomini che
si stavano ubriacando - e gridavano e fischiavano e urlavano
cose volgari alle ragazze che passavano - ma la madre di Ezra
se ne stava imperturbata, guardando avanti. Sai, quando vieni
di persona, spieg a Ezra, puoi volgere la tua attenzione
dove vuoi. Invece gli uomini della radio e della televisione a
volte si concentrano, che so, su un lanciatore, mentre tu vuoi
sapere che sta facendo la prima base; e non puoi fare altro che accettarlo.
Un battitore fece il movimento e colp una palla bassa ed
Ezra (occhi in tutte le direzioni) vide il campo animarsi istantaneamente,
con ogni giocatore che seguiva il proprio percorso.
L'interbase, come se fosse appeso a delle cinghie di gomma, fece
un balzo in alto senza un secondo di preparazione ed afferr la
palla; i giocatori fuori del diamante si mossero verso il centro
come in un caleidoscopio; la seconda base rot su se stesso e
l'interbase lo tocc con la palla in mano facendolo uscire dal
gioco. Ehi, Garca! grid un ubriaco dietro di loro, con
quella voce rauca, gracchiarne che certi uomini assumono sui
campi di baseball; e rovesci della birra fredda sul collo di
Ezra. Be', fece Ezra a sua madre, ma non gli venne in mente
nulla che sunteggiasse in breve l'accaduto, e cos alla fine
disse: Siamo in vantaggio, a quanto pare.
Ella non rispose, ed egli si volt verso di lei e si accorse che
si stava accasciando su se stessa, con la testa che cadeva in avanti
e il bicchiere di birra che le scivolava di mano. Mamma?
Mamma! Tutti intorno si alzarono e incominciarono a muoversi
da una parte e dall'altra e a fare confusione. La faccia
respirare, gli dissero, e poi in qualche modo riuscirono a
sdraiarla sulla schiena, nello spazio dove prima tenevano i piedi.
Aveva il viso bianco come un foglio di carta, immobile,
sembrava una roccia grinzosa. Uno degli ubriachi si fece avanti per
sistemarle decorosamente la gonna sopra le ginocchia e un altro
le tolse con delicatezza i capelli dalla fronte. Si riprender,
disse a Ezra. Non si preoccupi,  solo il caldo. Ragazzi, su,
fate largo! Lasciatela respirare!
La madre di Ezra apr gli occhi. L'aria, che luccicava d'una
luce metallica e dura, era fulgente come la lama di un coltello,
ma lei non socchiuse nemmeno gli occhi; e per la prima volta
Ezra si rese conto fino in fondo che era cieca. Sembrava che prima
non l'avesse creduto del tutto. Barcoll indietro accovacciandosi
ai piedi di persone sconosciute ed immagin di dovere
rimanere l in eterno: loro due, inermi, schiacciati sotto il bagliore del cielo estivo.
...
.
...
Quella notte sogn di girare tra i tavoli del suo ristorante.
Un vecchio cliente, il signor Rosen, era indeciso sul men.
Che cosa mi consiglia? chiedeva ad Ezra. Vedo che ha lo
stroganoff, ma non so,  un po' pesante. Non ho tanta fame,
voglio solo spilluzzicare qualcosa, mi sento un leggero peso sullo
stomaco, proprio qui, sotto le costole, capisce cosa intendo
dire? Secondo lei cosa mi pu fare star meglio? Che mi consiglia
di mangiare?
Il signor Rosen si comportava cos anche nella vita reale, ed
Ezra lo sapeva ed era con lui sempre gentile e premuroso. Ma
nel sogno fu sopraffatto da un panico del tutto inusuale. Non
ho niente da darle! Niente! rispondeva disperato. Come
faccio a sapere che cosa vuole? Non ho niente da darle! Smetta
di chiedermelo! E si torceva le mani al pensiero del suo
frigorifero vuoto, luccicante, e dei fornelli inattivi.
Si svegli grondante di sudore, con le lenzuola umide tutte
attorcigliate intorno. C'era qualcosa di bianco nel buio, che gli
fece credere che l'alba era vicina. Scese dal letto tirandosi su
i calzoni del pigiama, e and al pianoterra a prendere un bicchiere
di latte. Poi entr in salotto a cercare una rivista, ma
le uniche che riusc a trovare erano vecchie di mesi; alla fine
si sistem sul tappeto, vicino alla scrivania di sua madre, e apr
l'ultimo cassetto.
Una ricetta per la torta di marmellata: Avuta da... ma non
c'era stato aggiunto alcun nome. Il diploma di qualcuno, arrotolato
e fermato da un nastro blu tutto sporco. Un ritaglio di
giornale: I pini di California, nei periodi di difficolt, concentrano
tutta la loro vita in un'unica parte della pianta e lasciano
che il resto muoia. Una foto di sua sorella in abito da sera con
delle gardenie avviticchiate ai polsi. Un diario del 1909 con
una viola seccata tra le pagine. Lavato il vestito giallo, fatto del
pane con lievito acido, giocato a pallacanestro, lesse. Comprato
una forma per cappelli che ho guarnito con del gros-grain verde,
fatto la conserva di pomodori. Andata a vedere l'esercitazione
militare di marcia. Imparato a giocare a sciangai.
Egli sentiva intorno a s, nella stanza, ronzare la vitalit di
sua madre. In passato ella aveva continuato tutto il tempo a
fare delle cose ai suoi corpetti, che Ezra supponeva fossero
delle camicette. Non aveva fatto altro che ricamare corpetti o
aggiustare corpetti o comperare stoffa per un corpetto o cucire
un nuovo nastro su un corpetto, aggiungere un tramezzo a
un corpetto, togliere un tramezzo a un corpetto, imbastire il
suo corpetto scozzese fino a che il dispositivo per fare baste
nella macchina da cucire non si  rotto, attaccare nuove maniche
a un corpetto: per un'intera settimana aveva anche seguito
un corso che si chiamava Modellare il corpetto. Aveva stirato
un bolero, cucito un busto, rammendato le calze, fatto delle
variazioni a un corsetto, impunturato una sciarpa, cifrato un
fazzoletto, tagliato flanella misto lana per gonne. (Eppure, per
tutto il tempo che l'aveva conosciuta, Ezra non l'aveva mai vista
neanche fare l'orlo a un canovaccio). Era andata a sentire
una conferenza intitolata Rombi di tuono dalla ghigliottina.
Aveva scocciato il veterinario per via dell'indisposizione di
Principe: una lesione della grascella, che chiss cosa vuol dire.
Aveva venduto biglietti per varie feste pubbliche, rappresentazioni
teatrali dilettantesche, e picnic della Societ Missionaria.
Era andata a trovare suo zio, ma aveva trovato la porta sbarrata
e solo una finestra del salotto aperta.
Nella vita casalinga di Ezra, sonnacchiosa, immobile, il rumore
pi forte proveniva proprio da quella Perla che aveva
quindici anni e che si tirava su le sottane per arrampicarsi attraverso
una finestra di tanti anni fa.
...
.
...
Ogni giorno, in varie librerie, continu a leggere prontuari
medici, passando da quello che aveva consultato in passato, ad
altri pi facili, ideati per i profani. Alcuni erano in indice alfabetico
per sintomi e parlavano di noduli. Scopr che il suo poteva
essere un linfonodo: un gonfiore temporaneo dovuto a
qualche infezione di minore importanza. O poteva anche essere
un'ernia. O qualcosa di peggio. Consultate il vostro medico,
lesse; ma non lo fece.
Ogni mattina, ancora in pigiama, toccava quel nodulo con le
dita e decideva di chiamare il dottor Vincent, ma pi tardi cambiava
idea. E se fosse saltato fuori che era un cancro: perch
sopportare tutte quelle cure, le radiazioni e i farmaci tossici?
Meglio morire e basta.
Si accorse di pensare alla morte come a una specie di avventura,
qualcosa di nuovo che non aveva ancora provato. Una sorta di vacanza.
...
.
...
Sua sorella, Jenny, pass di l con i bambini. Era un mercoled,
la sua mattinata libera. Prese in mano la casa senza problemi.
Dove sono le cose da stirare? Dai che te le stiro io,
disse. E per quanto riguarda la spesa, di che cosa hai bisogno?
Quinn, scendi di l. Aveva tante di quelle energie,
cui dava fondo con tale noncuranza. Con i suoi vestiti dall'aria
sciupata, le scarpe rovinate, i capelli scuri sollevati sulla nuca,
svolazzava per la stanza da pranzo. Secondo me dovresti comprarti
un condizionatore d'aria, mamma. Hai sentito le ultime
valutazioni sul tasso d'inquinamento? Per una persona nel tuo
stato di salute...
Sua madre resistette a questa fiumana di parole avvolta in
un silenzio cupo, infine sollev una mano pallida dicendo:
Vieni pi vicino che voglio vedere i tuoi capelli.
Jenny le si accost e si sottopose al suo tocco: Perla le accarezz
i capelli con un'espressione insoddisfatta in volto.
Non capisco proprio perch non vuoi curare di pi il tuo
aspetto, disse. Quant' che non vai da un'estetista?
Sono una donna molto occupata, mamma.
Quanto tempo ci vuole per tagliarti i capelli? E non sei
neanche truccata, vero? O sbaglio? In questa luce  difficile
dire. Oh, Jenny! Che cosa penser tuo marito? Penser che
non ce la metti tutta. Ti sei lasciata andare. Penso che potrei
incontrarti per strada senza riconoscerti.
Il suo modo di dire preferito, pens Ezra: se ti incontrassi
per la strada non ti riconoscerei. Lo usava nel parlare della
poca cura che Jenny aveva di s, delle rare visite di Cody, della
tendenza di Ezra ad ingrassare. Ezra ebbe per un attimo l'immagine
di un grande marciapiede vuoto, con i vari membri della
sua famiglia che camminavano senza guardarsi in faccia.
I bambini di Jenny girellavano per la casa con aria annoiata
e disgustata; la piccolina stava masticando il cordone della tenda.
Jane, quella di nove anni, si appollai sul ginocchio di Ezra
con noncuranza, come se fosse stato un mobile. Odorava di
matite colorate e di burro d'arachide: odori familiari, che gli
fecero provare un senso di calore.
Che cosa prepari da mangiare stasera al ristorante? gli
chiese.
Piatti freddi. Insalate. Minestre.
Le minestre sono calde, obiett lei.
Non necessariamente.
Ah.
Si ferm un attimo, forse per archiviare l'informazione in
qualche casella ordinata della sua testa. Ezra era colpito dalla
sua volont di assecondare: dalla sua amabile capacit di adattamento.
Era possibile, si chiedeva a volte, che i bambini si limitassero
ad accontentare i grandi? Se gli adulti insistevano a
insegnare loro ad andare in bagno, a dire per favore e grazie...
be', allora d'accordo, visto che evidentemente per i grandi era
cos importante: non era poi una cosa cos essenziale da mettersi
a discutere.  un verbo transitivo, diceva un adulto, e i
bambini lo accettavano, anche se per loro, francamente, era un
problema del tutto irrilevante. Transitivo, intransitivo, e chi se
ne importa? Che differenza faceva? Per loro si trattava comunque
di una lingua straniera.
Forse potresti invitarmi a cena al tuo ristorante, Jane
disse a Ezra.
Mi farebbe molto piacere.
Forse potrei portare un'amica.
Certo.
Porto Barbie.
Mi pare un'ottima idea, disse Ezra.
Porta un'amica anche tu.
Tutti i miei amici lavorano al ristorante.
Non vedi mai delle ragazze?
Certo che le vedo.
Non voglio dire solo quelle cuoche che sono amiche tue.
Be', ai miei tempi uscivo con qualcuno.
Ella archivi anche questa informazione.
Jenny stava criticando il dottore di sua madre: diceva che
era troppo vecchio, troppo antiquato... troppo generico, diceva.
Per te ci vuole un buon internista. Io ne conosco uno...
Da quando vivo a Baltimora sono sempre andata dal dottor
Vincent, rispose sua madre.
Ma cosa c'entra?
Mica tutti vogliono cambiare solo per il gusto di
cambiare.
Jenny volse lo sguardo verso Ezra.
Ed Ezra disse: Forse potresti curarla tu.
Io sono sua parente, Ezra.
Tanto meglio, fece lui.
A parte il fatto che mi occupo di pediatria.
Jenny, disse Ezra, secondo te...
Si interruppe, e Jenny sollev le sopracciglia.
Secondo te qual  la malattia pi comune dei tuoi
pazienti?
La mammite, gli rispose.
Ah.
Perch me lo chiedi?
Non  per caso il cancro o cose cos?
Perch me lo chiedi? ripet lei.
Egli si limit a scrollare le spalle.
Dopo aver preso le cose da stirare e fatto una lista di quel
che bisognava comprare, Jenny radun i bambini e disse che
doveva proprio andar via. Accost la guancia a quella della
madre e diede un colpetto affettuoso sul braccio di Ezra. Ti
accompagno alla macchina, disse lui.
No, non ti preoccupare.
Egli l'accompagn ugualmente, portandole la borsa della
biancheria mentre lei teneva la bambina pi piccola a cavalcioni
su un fianco. Incontrarono il postino: era cos piegato
verso terra che non li vide nemmeno.
Giunti alla macchina Ezra disse: Ho un nodulo.
Ah, fece Jenny. Dove?
Egli si tocc l'inguine. La mattina  ancora piccolo, disse.
Ma la sera diventa cos grande che sembra una roccia,
sembra che io abbia qualcosa nella tasca dei calzoni. Mi chiedo
se pu essere, sai... cancro.
Non  un cancro. Sembrerebbe pi un'ernia, da quel che
dici, rispose lei. Vai a farti vedere dal medico. Poi entr
in macchina e allacci la piccola nel suo seggiolino; infine si
sporse dal finestrino aperto. Li ho presi tutti i bambini?
chiese.
S.
Lo salut con la mano e part.
Tornato in casa Ezra si accorse che sua madre stava indugiando
alla finestra come se ci vedesse benissimo. Quella ragazza
ha una famiglia troppo numerosa, disse. Suppongo
che ormai la sua bellezza sia completamente sciupata.
No, non l'ho mica notato.
E i suoi capelli, ma insomma! Ezra, dimmi la verit,
disse. Come ti sembra Jenny?
La stessa di sempre.
Cio, non pensi che si sia lasciata andare? Per esempio,
che ne dici di quello che aveva addosso?
Cerc di ricordarsi. Gli parve che fosse qualcosa di sbiadito,
ma di perfettamente accettabile. Blu? Grigio? Cerc di rammentare
la sua pettinatura, il tipo di scarpe, ma l'unica cosa
che gli rivenne in mente furono quelle linee quasi cesellate che
sempre, fin da quando era giovane, le avevano cerchiato il collo:
linee ad anello che le davano un aspetto sensuale. Per qualche
motivo quelle rughe ora gli fecero provare un senso di tristezza,
come anche le mani olivastre di Jenny con le sue unghie
ovali spezzate, e le grinze che aveva agli angoli degli occhi, e
la notizia che la propria vita, dopo tutto, avrebbe continuato
ad andare avanti, e avanti e avanti.
...
.
...
6 febbraio 1910, Ezra lesse a voce alta. Ho fatto dei
dolcetti scozzesi, ma non andrebbero bene da portare a un t.
Sua madre, che ascoltava attenta, ci pens su per un attimo,
poi fece quel suo tipico gesto da lasciamo perdere e riprese
a ondeggiare sulla sedia a dondolo.
Ho attaccato Principe al calesse e sono andata in citt a
comprare dei guanti di seta marrone ed una borsa del ghiaccio.
Poi ho tirato fuori le mie cappelliere e ho lavato il cappello di
paglia. Per cena ho fatto un'infornata di...
Passa avanti, disse sua madre.
Egli scorse rapidamente le pagine, e l'occhio gli cadde su
punto asola e festa del cocomero e belle pellicce per 22 dollari
e 50. Questa mattina presto, egli lesse a sua madre, sono
andata dietro casa a tagliare le erbacce. Stavo inginocchiata nel
terriccio vicino alla stalla, con il grembiule ridotto in uno stato
che non ti dico, e il sudore che mi colava gi per il collo, mi sono
asciugata il viso con la manica, ho allungato una mano per
prendere la paletta, e tut t'a un tratto ho pensato, perbacco,
credo che in questo preciso momento sono proprio totalmente felice.
Sua madre smise di dondolarsi e si immobilizz.
La musica del pianoforte della figlia dei Bedloe fluttuava
nell'aria, fuori della sua finestra, continu a leggere lui. E
una callifora stava ronzando nell'erba, e io mi sono accorta di
essere inginocchiata su un magnifico piccolo pianeta verde. Non
mi importa cos'altro pu succedere. Ho avuto questo momento.
Ormai mi appartiene.
L'annotazione finiva qui, ed egli rimase in silenzio.
Grazie, Ezra, disse sua madre. Non c' pi bisogno di
continuare a leggere.
Poi lei si alz a tentoni dalla sedia e lasci che la accompagnasse
in cucina a mangiare. La guidava con delicatezza, passo
per passo. Gli sembrava di dovere fare molta attenzione con
lei. Stavano attraversando la curva della Terra, piccoli e saldi,
circondati di amici: Jenny che passava volando con i suoi bambini,
gli ubriachi allo stadio che si facevano passare la sbornia
nel momento in cui c'era bisogno di loro, i giocatori di baseball
che scattavano in alto ubbidienti sotto la luce del sole, e
Giosia unito al suo donatore sconosciuto d'un legame altrettanto
profondo, e misterioso, di quello che univa Ezra a questa donna accanto a lui.
...
.
...
AL RISTORANTE DELLA NOSTALGIA.
...
.
...
Quando Perla Tull mor, Cody era via a caccia di anatre, e per
due giorni non ci fu modo di raggiungerlo: lui e Luca alloggiavano
in una casupola di propriet del suo socio d'affari,
dove non c'era telefono e le strade erano poco pi che sentieri
per il trasporto dei tronchi.
Domenica sera, quando tornarono, Rut venne loro incontro
sul vialetto. Era una serata fresca, e lei non aveva golf, ma si
stringeva stretta nelle braccia mentre andava incontro alla macchina,
Con una strana espressione sul viso bianco e lentigginoso,
e i capelli rossi sbiaditi diritti al vento. Fu questo che fece
capire a Cody che c'era qualcosa che non andava: Rut odiava il
freddo, e in circostanze normali li avrebbe attesi in casa.
Brutte notizie, disse. Mi dispiace.
Cosa  successo?
Tua madre  deceduta.
La nonna  morta? chiese Luca come se la stesse
correggendo.
Rut baci Luca sulla guancia, ma tenne gli occhi fissi su Cody,
forse cercando di calibrare l'effetto della notizia. Lo stesso
Cody, che con aria stanca si stava chiudendo la portiera alle
spalle, non era ben sicuro di che effetto stesse avendo su di lui.
Sua madre era stata una donna difficile, certo. Ma nonostante
ci...
 morta nel sonno, ieri mattina presto, disse Rut. Poi
prese la mano di Cody in entrambe le sue e la strinse forte, cos
che il dolore che egli prov in quel momento fu puramente
fisico. Egli rimase l per un po', lasciandoglielo fare; poi si ritrasse
dolcemente ed and ad aprire il baule della macchina.
Non avevano preso neanche un'anatra: la caccia in realt
era stata una debole scusa per passare un po' di tempo con
Luca, che stava ormai finendo il liceo e non sarebbe stato in
giro per casa ancora per molto. Tutto quello che c'era da tirare
fuori della macchina erano i fucili nella loro custodia di tela e
una sacca da viaggio. Luca port la ghiacciaia. Si diressero verso
casa in silenzio: Cody non aveva ancora reagito.
Il funerale  domani alle undici, disse Rut. Ho detto
a Ezra che arriveremo di prima mattina.
Come la sta prendendo?
Mi pare abbastanza bene.
Varcata la soglia, Cody pos per terra la sacca da viaggio e
appoggi i fucili contro il muro. Realizz di non sentirsi tanto
triste quanto piuttosto pesante. Bench fisicamente fosse ancora
magro e in forma, ebbe la sensazione di franare in se stesso e
di diventare pi denso. Aveva gli occhi pesanti e asciutti, e i
suoi passi sembravano troppo robusti per le piccole listarelle di
legno lucidato dell'ingresso.
Be', Luca, disse.
Luca aveva un'aria stordita, o forse solo assonnata: socchiuse
debolmente gli occhi alla luce forte del lampadario.
Vuoi andare al funerale? gli chiese Cody.
Certo, suppongo, rispose Luca.
Non sei costretto.
Mi fa piacere.
Certo che ci va, intervenne Rut.  suo nipote.
Questo non lo obbliga ad andare, le disse Cody.
Certo che lo obbliga.
In questo erano diversi. Avrebbero potuto discutere la cosa
tutta notte, solo che Cody era cos stanco.

Per raggiungere Baltimora Cody guid la macchina di Rut
perch la sua era ancora tutta sporca di fango dopo la caccia.
Si immagin che l'indomani avrebbero dovuto guidare in fila
in una qualche linda e formale processione funebre, ma quando
accenn la cosa a Rut, a met dell'autostrada, lei gli disse
che aveva saputo da Ezra che sua madre voleva essere cremata.
(Perdio, fece Luca in un sospiro). Perci ci sarebbe stata
solo la funzione, niente cimitero e sepoltura. Molto ragionevole,
disse Cody, e gli rivenne in mente la struttura ordinata
delle ossa di sua madre, lo chignon arricciato sulla nuca. Quella
piccola figura feroce esisteva ancora? Era gi cenere? Dio
mio,  una cosa incivile, comunque la si consideri, disse a Rut.
Che cosa, la cremazione? chiese lei.
La morte.
Continuarono a procedere veloci: Cody nel suo migliore abito
grigio, Rut accanto a lui con un vestito nero rigido. Luca sedeva
di dietro e fissava fuori del finestrino: stavano percorrendo
il raccordo anulare ormai, sempre pi vicini a Baltimora.
Oltrepassarono alberi fiammeggianti di foglie rosse e gialle, e
viali di negozi pieni del solito traffico del luned mattina.
Quando ero ragazzo questa era campagna, Cody disse a
Luca.
Me l'hai detto.
Baltimora era solo una piccola citt portuale.
Non ci fu risposta. Cody cerc di vedere Luca nello specchietto
retrovisivo. Ehi, disse. Vuoi finire di guidare tu?
No, non ti preoccupare.
Davvero. Vuoi?
Lascialo stare, gli sussurr Rut.
Cosa?
 turbato.
Per che cosa?
Per tua madre, Cody. Lo sai che le  sempre stato
affezionato.
Cody non riusciva a capire come qualcuno potesse essere affezionato
a sua madre... Tranne ovviamente Ezra, che alcuni
pensavano fosse un santo. Controll ancora il viso di Luca nello
specchietto, ma cosa si poteva dedurre da quello sguardo fisso
impassibile? Maledizione, disse a Rut, gli ho solo chiesto
se voleva guidare.
La citt sembrava ancor pi rovinata del solito, ridotta a
pezzi sotto un cielo azzurro cereo. Guarda l, fece Cody.
Linsey: caramelle e tabacchi: vendevano le sigarette ai minori.
E la rosticceria di Bobbie Joe. E l c' la mia vecchia
scuola.
In via Calvert le case erano allineate in due file senza fine.
Non so proprio come facevi a riconoscere la tua, gli aveva
detto una volta Luca, e Cody ne era rimasto colpito. Se uno
viveva qui le riconosceva benissimo le case: non erano affatto
una uguale all'altra, non fino in fondo. Una aveva dozzine di
rose che crescevano a fatica nel giardinetto davanti, l'altra una
madonna luminosa, accesa giorno e notte, sulla finestra del salotto.
Alcune avevano le finiture dipinte di colori incredibili e
asserivano la loro presenza come gente con il mento sporto in
fuori. Il fatto che fossero attaccate non significava nulla.
Parcheggi di fronte alla casa di sua madre, poi usc dalla
macchina stiracchiandosi e aspett Rut e Luca.
Perla sarebbe gi stata fuori della porta, a met delle scale,
protendendosi verso di loro con quelle sue dita avide,
desiderose.
 la macchina di tua sorella quella? gli chiese Rut.
E che ne so io che macchina ha.
Salirono gli scalini; Rut teneva una mano agganciata alla cintura
di Luca, sulla schiena: era diventato troppo alto perch
gliela potesse poggiare sulla nuca, come faceva in passato.
I primi tempi, dopo che se ne era andato da casa, Cody di
solito bussava quando tornava a trovarli. Lo faceva apposta, era
una cosa premeditata: un insulto a sua madre. Lei lo aveva capito
e obiettava. Perch non entri direttamente? Devi proprio
comportarti come un ospite? Ma sono un ospite,
rispondeva lui. Poi lei aveva incominciato a essere pi furba di
lui: stava l in attesa e gli si precipitava incontro appena metteva
piede sul marciapiede. (Per cui forse non era solo amore
quello che la spingeva a precipitarsi gi per le scale). Ora, mentre
attraversava il portico, Cody non sapeva bene se bussare o
limitarsi ad aprire la porta. Be', pens che questa casa apparteneva
ad Ezra ormai. E buss.
Ezra aveva un'aria triste ed esausta, e a mala pena riempiva
il vestito leggero color cachi che solo lui poteva considerare
adatto a una simile occasione. Come sempre aveva una faccia
imberbe, da ragazzino. C'era uno spazio tra il suo colletto e il
nodo della cravatta e dalla tasca della giacca gli usciva un fazzoletto
appallottolato malamente. Cody, entra, disse, toccandogli
il braccio con quel suo modo di fare titubante: qualcosa
di pi di una stretta di mano, di meno di un abbraccio.
Rut? Luca? Incominciavamo a preoccuparci per voi.
Dalle profondit buie e malinconiche della casa comparve
Jenny, che li accolse con un bacio. Aveva un profumo sofisticato,
ma il suo solito aspetto messo insieme in fretta e furia: il
cappotto sbottonato, i capelli scuri ispidi e scompigliati. Suo
marito avanz lento dietro di lei, grasso e barbuto e d'indole
gentile. Diede a Cody un colpetto sulla spalla: Sono contento
di vederti, mi dispiace per tua madre.
Grazie, Joe.
Dobbiamo muoverci subito per andare in chiesa, disse
Jenny. Bisogna partire un po' prima perch abbiamo da andare
a prendere alcuni dei bambini lungo la strada.
Io sono pronto, disse Cody.
Ezra chiese: Ma prima non volete un caff?
No, no, andiamo.
Vedete, fece Ezra, avevo preparato del caff e delle paste
da offrirvi prima di andare. Pensavo che sareste arrivati
prima.
Abbiamo gi fatto colazione, rispose Cody.
Ma  tutto pronto sul tavolo.
Cody incominci a sentire crescere in s quel vecchio senso
di irritazione che gli era cos familiare. Ezra... disse.
 stato un pensiero molto carino da parte tua, Rut disse
a Ezra, ma davvero, stiamo bene cos, e non vogliamo fare
aspettare gli altri.
Ezra controll l'orologio e diede un'occhiata alle proprie
spalle, verso la stanza da pranzo. Sono solo le dieci e un
quarto, disse avvicinandosi a una delle finestre che dava sulla
strada e scostando la tenda.
Era chiaro che aveva qualcosa in mente, per cui gli altri stettero
in attesa. (Riusciva ad essere lento da impazzire quando
voleva, e se gli si faceva pressione lo era ancora di pi).
Il fatto , disse alla fine.
Toss.
Che stavo aspettando pap.
Ci fu un silenzio totale, immobile.
Chi? chiese Cody.
Nostro padre.
Ma come fa a saperlo?
Be', uhm, l'ho invitato io.
Ezra, santo cielo, disse Cody.
Non  stata un'idea mia, rispose Ezra. Ma della mamma.
Ha incominciato a parlarne quando stava cos male; ha detto:
"Guarda nella mia rubrica del telefono, e invita al mio funerale
tutte le persone che ci sono segnate". In un primo momento
mi sono chiesto chi avesse in mente: sapete bene che
non ha mai scritto a nessuno, e quasi tutti i suoi parenti sono
morti. Ma appena ho aperto la rubrica ho capito: Beck Tull.
Sono anche rimasto molto sorpreso che sapesse dove era
scappato.
Lui le ha scritto,  per questo che lo sapeva, disse Cody.
Davvero?
Ogni tanto le mandava delle lettere, piene di boria, di spacconate.
Me la cavo bene... aspetto un aumento di stipendio...
Ci ho dato un'occhiata, di nascosto da mamma.
Non mi  neanche passato per la testa, disse Ezra.
Che differenza avrebbe fatto?
Non so...
Ci ha mollati, disse Cody. Quando eravamo piccoli.
Che te ne importa di lui adesso?
Be', niente, rispose Ezra. E Cody, che si era sentito cos
spesso esasperato dal cuore tenero di Ezra, cap che questa
volta era vero: non gliene importava davvero niente. Egli guard
Cody diritto in volto con quei suoi occhi chiari, luminosi e
disse:  stata la mamma a volerlo, non io. Io mi sono limitato
a chiamarlo e dirgli: "Sono Ezra; la mamma  morta e il funerale
 luned alle undici".
Tutto qui? chiese Cody.
Be', poi gli ho detto che prima poteva passare di qui, se
arrivava in anticipo.
Ma non gli hai chiesto: "Come stai?" o "Dove sei stato?" o
"Perch sei andato via?"
Gli ho detto solo: "Sono Ezra, la mamma  morta..."
Cody scoppi a ridere.
A ogni modo, disse Jenny, sembra che non venga.
Gi, fece Cody. Ma pensateci un attimo. Voglio dire,
non ve ne rendete conto? Prima lui se ne va e mamma fa finta
che non sia successo niente. Per orgoglio, o per ripicca, o per
qualche cosa, non ne parla assolutamente mai e cerca di farci
credere che  via per lavoro. Un viaggio di lavoro durato trentacinque
anni. Poi Ezra gli telefona e fa esattamente la stessa cosa.
"Sono Ezra", dice, come se avesse visto pap solo ieri...
Jenny disse: Possiamo incominciare a muoverci adesso? I
miei bambini staranno morendo di freddo.
Certo, le disse Rut. Cody, tesoro, i suoi bambini ci
stanno aspettando.
La mamma si sarebbe comportata cos, proprio nello stesso
modo, disse Cody. Se pap tutt'a un tratto fosse entrato
in casa, lei avrebbe detto: "Ah, s, eccoti qua. Mi potresti dire
se mi si vede la sottoveste?"
Joe fece una risatina; Ezra sorrise, ma i suoi occhi si velarono
di lacrime.  vero, disse. Lo avrebbe detto, sai?
Avrebbe reagito proprio cos.
Bene, allora, avrebbe fatto cos, intervenne Jenny.
Vogliamo andare?
Lei comunque era cos piccola quando suo padre se ne era
andato: sosteneva di essersene dimenticata completamente.
...
.
...
Durante il funerale il pastore, che non aveva mai incontrato
Perla, fece un elogio funebre cos vago, cos generico, cos applicabile
a chiunque, che a Cody venne in mente quel gioco di
societ in cui la gente tira fuori parole a caso e poi ridacchia
isterica alla storiella che ne viene fuori. Perla Tull, disse il pastore,
era stata una moglie fedele ed una madre affettuosa e un
pilastro della comunit. Aveva avuto una vita lunga e piena, ed
era morta in seno alla famiglia, che piangeva la sua scomparsa
ma si confortava al pensiero che ora fosse in un luogo di gran
lunga migliore.
Il pastore si dimenticava, o forse non lo sapeva proprio, che
ella in realt non era stata la moglie di nessuno per pi di un
terzo di secolo, ormai; che era stata una madre folle, irascibile,
a volte terrorizzante; e che non aveva mai dimostrato il minimo
interesse per la sua comunit, ma ci era vissuta dentro come
un visitatore proveniente da un quartiere pi alto, sempre
con il cappello in testa quando camminava per la strada e con
le porte ben serrate quando era in casa. Che la sua vita era stata
s molto lunga, ma mai molto piena; striminzita era una definizione
pi appropriata. O esacerbata. O... qual era l'immagine
che Cody cercava? Una vita da rampicante: attorcigliata e appiattita
contro un muro; ancora di pi da quando era diventata
vecchia e si era avvizzita, e aveva perso la vista, e sempre
pi si era aggrappata troppo pesantemente a Ezra. Che non era
stata affatto religiosa, che per decenni non aveva messo piede
in chiesa; e che se anche in certi momenti di malinconia poteva
avere fatto accenni alla possibilit di un paradiso, Cody non si
sentiva affatto confortato all'idea di lei lass, irrequieta e piena
di cose da ridire e sempre pronta ad attizzare insoddisfazioni.
Cody era seduto in prima fila, sulla destra, l'immagine tipica
del figlio addolorato e rispettoso. Ma tutta una serie di pensieri
scettici gli fluttuavano per la testa cos forte che ebbe quasi
paura che la congregazione li potesse sentire. Era tornato
all'infanzia, a quanto pareva, alla vecchia paura che sua madre
gli potesse leggere nella mente con la stessa sicurezza con cui
intuiva la temperatura interna di un pollo arrosto semplicemente
tastandogli sprezzante una coscia. Sbirci Rut di sottecchi,
ma ella stava ascoltando il pastore.
Il pastore annunci l'inno finale che Perla aveva richiesto
nelle sue istruzioni per il funerale: Capiremo tutto tra poco.
Mentre sollevava il viso lungo e flaccido per condurre il canto,
il reverendo Thurman aveva s un'aria sconcertata: non tanto,
forse, al pensiero delle misteriose vie del Signore, quanto piuttosto
alla vista di quel pubblico che per sua natura tendeva a
non rispondere. La maggior parte di loro si limitava a fissare il
libro degli inni aperto, seguendo in silenzio le strofe. Ed erano
cos poco numerosi: un paio di compagni di lavoro di Ezra, alcuni
nipoti adolescenti scorbutici che tenevano il muso, sparsi
qua e l sui banchi, e cinque o sei vecchietti anonimi, che forse
erano l come membri della congregazione, ma davano l'impressione
di essere entrati dalla strada per ripararsi un po', trascinando
le loro borse della spesa con il manico di spago.
Quando il servizio liturgico fin, il pastore scese dal pulpito
e si ferm a dare a Cody, come primogenito, una stretta di mano
e fare le sue condoglianze. Mi dispiace molto... che grossa
perdita...
Grazie, rispose Cody, e lui e Rut e il pastore percorsero
la navata. Seguivano Jenny e Joe, e per ultimo Ezra, soffiandosi
il naso. In teoria anche i nipoti avevano il diritto di alzarsi, ma
se lo avessero fatto, in chiesa non sarebbe rimasto quasi
nessuno.
L'aria fredda, di fuori, fu un sollievo, e Cody fu anche grato
del rumore disordinato del traffico per la strada. Stava in piedi
tra Jenny e Rut, accettando le parole che gli sussurravano degli
sconosciuti. Bel servizio, gli dissero.
Grazie, rispose lui.
Ud una donna che diceva ad Ezra, vicino al portone della
chiesa: Mi dispiace tanto per quel che  successo, ed Ezra
che rispondeva gentilmente: Non si preoccupi, anche se
per Ezra, il solo di loro tre, questa morte non era affatto una
cosa facile da superare. Come si sarebbe riempito la vita adesso?
Egli era stato gli occhi di sua madre, e ultimamente anche
le sue mani e i suoi piedi. Ora che lei non c'era pi, sarebbe
tornato a casa la sera e... cosa avrebbe fatto? Si sarebbe seduto
da solo sul divano, si immagin Cody, o si sarebbe sdraiato sul
letto, tutto vestito, a fissare il vuoto.
Jenny disse: Te lo ha detto Ezra che ci troviamo tutti al
suo ristorante pi tardi?
Cody emise un mormorio di disapprovazione, strinse la mano
a un vecchio signore e rispose a Jenny: Lo sapevo. Me lo
sentivo. E infatti non lo aveva forse detto a Rut? In macchina,
venendo, aveva detto: Dio mio, suppongo che ci sar
una di quelle cene. Dovremo sorbirci una di quelle eterne cene
familiari al ristorante di Ezra.
Forse si sentir troppo stranito, aveva risposto Rut.
Dubito che abbia voglia di organizzare una cena in questo
momento.
Il che dimostrava che non conosceva Ezra cos bene come
aveva sempre pensato di conoscerlo. Certo che avrebbe organizzato
una cena, o un pranzo, come in questo caso; ogni scusa era
buona: matrimoni, fidanzamenti, un nipote che entrava nella
lista d'onore scolastica. Al Ristorante della Nostalgia! Tutta
la famiglia! Solo una riunioncina familiare, e si sarebbe strofinato
le mani in quel suo modo cos irritante. Senza dubbio i
suoi dipendenti erano al lavoro perfino in questo momento, a
preparare... le carni al forno per il funerale. Cody sospir; ma
suppose di doverci andare.
Il vecchio signore doveva avere detto qualcosa, e stava aspettando
che Cody rispondesse. Inclin leggermente il viso colorito
e tirato sotto un elaborato ciuffo di capelli argentati attraverso
cui brillava la luce. Grazie, rispose Cody. Ma evidentemente
questa era la risposta sbagliata. Il vecchio signore fece
un movimento deluso con la bocca. Uhm... riprese Cody.
Ho detto, continu il vecchio signore, ho detto:
"Cody? Mi riconosci?"
Cody lo riconobbe.
Non avrebbe dovuto metterci tanto: c'erano indizi che avrebbe
dovuto cogliere subito: quella pettinatura alta a ventaglio,
con i capelli ancora folti e molto ondulati; l'azzurro brillante
degli occhi; l'aria un po' da gangster del suo vestito blu a righine
che cadeva male...
S, disse il vecchio con un cenno del capo trionfante.
Sono tuo padre, Cody.
Cody disse a Jenny: Non so se Ezra si  ricordato di apparecchiare
un posto anche per pap.
Cosa? fece Jenny, e guard Beck Tull. Oh.
Al ristorante. Se ne  ricordato?
Be', forse, rispose lei.
Niente di elaborato, Cody spieg a Beck.
Beck lo guardava a bocca aperta.
Solo un pasto leggero alla Nostalgia.
Ma di che stai parlando? chiese Beck.
Dopo c' un pranzo, ovviamente, al Ristorante della
Nostalgia.
Beck si pass una mano sulla fronte, e disse: E questa qui
 Jenny?
S, rispose lei.
Jenny, l'ultima volta che ti ho visto avevi pi o meno otto
anni, disse Beck. Otto? O forse nove. Avevi una canzoncina
preferita che cinguettavi notte e giorno.
S, fece Jenny con aria distante.
Beck, che aveva ripreso il respiro per continuare a parlare,
si ferm e rimase in silenzio.
Tu te la ricordi Rut, vero? disse Cody.
Rut?
Mia moglie.
E come faccio a ricordarmela? Non c'ero! Sono stato via!
Rut fece un passo avanti per dargli la mano. E cos Cody
si  sposato, disse Beck. Pensa un po'. Avete figli?
Be', Luca, ovviamente, rispose Cody.
Sono nonno! Si volt verso Jenny. E tu? Ti sei
sposata?
S, ma lui  andato a prendere i bambini pi piccoli,
rispose Jenny. E salut qualcuno con un cenno della mano.
Ed Ezra? chiese Beck. Dov'?
Laggi, vicino alle scale, disse Cody.
Ah.
Beck si avvi allegramente, passandosi una mano nel ciuffo
di capelli. Da dietro, Jenny e Cody lo guardavano fissi.
Se lo avessi semplicemente incontrato per la strada, disse
Jenny, non lo avrei neanche riconosciuto.
Lo hai semplicemente incontrato per la strada, le disse
Cody.
Gi,  vero.
Videro Beck arrivare davanti a Ezra con un balzo, come un
bambino che fa vedere quel che sa fare. Ezra pieg il capo cortesemente
per udire le parole di Beck, poi gli lanci un debole
sorriso e gli strinse la mano.
Poi udirono Beck dire: Figrati! Ma guarda qua! Tutti e
due i miei figli sono pi grandi di me.
Poi andiamo tutti al mio ristorante, gli disse Ezra calmo.
Beck ebbe di nuovo un'espressione esitante, ma poi si riprese.
Benissimo! disse. Quindi si avvicin ai ragazzini, che
avevano vagamente intuito cosa stava succedendo e stavano l
vicino in gruppo: silenziosi, fissandolo, ostili come sempre.
Beck sembr non farci caso. Sono vostro nonno, disse. Il
vostro nonno Tull. Avete mai sentito parlare di me?
Probabilmente no, a meno che a qualcuno di loro non fosse venuto
in mente di fare delle domande. Con l'aria raggiante, si spost
lungo la fila di ragazzi. Sono il nonno che avete perso tanti
anni fa. E voi siete...? Ma guarda che bel giovane!
Strinse su e gi la mano dell'adolescente pi alto, che purtroppo
non era affatto suo nipote, ma uno dei ragazzi che preparavano le insalate nel ristorante di Ezra.
...
.
...
Cody, Rut e Jenny fecero strada verso il ristorante a piedi; gli altri rimasero indietro in ordine sparso. Il primo gruppo svolt per via St. Paul e oltrepass diversi piccoli edifici pieni
di movimento: una lavanderia, un negozio di generi vari, un fiorista. Tutti gli altri che venivano a piedi erano rimasti indietro, e la maggior parte di loro teneva attaccate alle orecchie delle radio strepitanti, cos che si udivano avvicinarsi e svanire nell'aria frammenti di canzoni sull'amore, la gelosia e le donne dal cuore di pietra. Poi l'insegna di legno del ristorante di Ezra oscill in alto, e tutti e tre salirono le scale ed entrarono.
Alla luce fredda che proveniva dalle finestre, il ristorante risplendeva vuoto. C'era un tavolo lungo, ricoperto d'una tovaglia bianca, apparecchiato con cristalli e porcellane; tredici posti, cont Cody, perch Joe di Jenny avrebbe portato altri bambini, quelli troppo piccoli per seguire tutto il servizio liturgico in chiesa. Una cameriera grassottella, con il viso dolce, in grembiule di cotone, stava trascinando un seggiolone per la bambina pi piccola. Quando li vide entrare, si interruppe per abbracciare Jenny. Mi dispiace tanto per quel che  successo, disse.
Le faccio le mie condoglianze, a lei e a tutta la sua famiglia, capito?
Grazie, signora Potter, rispose Jenny. Conosce mio fratello Cody? E questa  Rut, sua moglie.
La signora Potter schiocc la lingua. Che giorno terribile per tutti voi, disse.
Cody si volt verso la porta, in tempo per vedere Beck ed Ezra che entravano, trascinati dai ragazzi. Evidentemente Ezra si sentiva pi rilassato e parlava di pi: non era mai riuscito a
essere freddo con nessuno per troppo tempo. E cos ho buttato gi quel muro l... stava dicendo.
 molto bello. Ha molta classe, comment Beck.
Ho tolto la pittura ai pavimenti...
Spero che tu non serva quei cibi che uno non riesce bene a identificare.
No!
Un miscuglio di cose non separate l'una dall'altra.
No, mai.
Cody li osservava con interesse. (Ezra in realt serviva spesso piatti del genere). Ezra condusse Beck dall'altra parte della stanza, qua e l agitando un braccio. Vedi, questi tavoli possono essere uniti, se qualcuno vuole... e questa  la cucina... e questi sono due dei miei cuochi, Sam e Myron. Sono venuti apposta per il nostro pranzo: la sera ne ho anche altri tre, Giosia, Chenille e Mohammad.
Proprio una cosa in grande, disse Beck.
Gli altri nel frattempo gironzolavano intorno alla tavola: nessuno si sedeva. Il figlio di Cody, Luca, e quello di Jenny, Pietro - entrambi con un'aria formale per nulla spontanea in camicia bianca e cravatta - stavano lottando insieme, cos, senza scopo, per imbarazzo, lanciando a Beck occhiate di nascosto.
Forse questi ragazzini vedevano in lui una nuova possibilit: un inizio da zero, qualcuno che li apprezzasse, finalmente. Eppure quando alla fine si sedettero, nessuno scelse un posto accanto a Beck. Forse era una questione di timidezza. Perfino Ezra si sistem a una certa distanza. E siccome Joe e i bambini pi piccoli non erano ancora arrivati Beck si ritrov di fianco varie sedie vuote. Ma non sembr farci caso. Come un re, stava seduto da solo, con le mani giunte davanti al piatto, sorridendo radiosamente agli altri intorno a s. Sulle guance gli si vedeva un intrico di vene rosse, chiare come i fiumi e gli affluenti disegnati su una mappa. E cos, disse, mio figlio  proprietario di un ristorante alla moda.
Ezra aveva un'aria contenta e imbarazzata.
E mia figlia  medico, aggiunse Beck. Ma tu, Cody, che cosa fai?
Cody disse: Dai che lo sai: sono un esperto di tempi e metodi.
Che cosa vuol dire?
Cody non rispose, ed Ezra intervenne: Controlla le fabbriche, e consiglia loro come mandare avanti le cose in modo pi produttivo.
Ah! Uno che analizza i tempi di lavorazione.
 uno dei migliori, disse Ezra. Non fa che essere citato sui giornali.
Ah,  cos dunque. Be', sono proprio orgoglioso di te, figliolo.
Cody ebbe improvvisamente la sensazione che l'indomani non ce l'avrebbe fatta a trascinarsi al lavoro. Il successo che aveva ottenuto aveva finalmente soddisfatto l'obiettivo per cui
lo aveva voluto. Tutto qui ci per cui aveva lottato? questo breve momento di rispetto sul volto di suo padre?
Mi sono spesso chiesto di te, Cody, disse Beck protendendosi verso di lui. Ho spesso pensato a te quando ero via.
S? chiese Cody educatamente. Sei stato via?
Suo padre si appoggi alla spalliera della sedia.
A ogni modo, intervenne Ezra schiarendosi la gola. Be', pap, lavori ancora per la Tanner Corporation?
No, no, sono in pensione adesso, ci sono andato nel '65. Mi hanno organizzato un magnifico banchetto e mi hanno dato un completo penna e matita tutto d'argento. Mi sono fatto ben
quarantadue anni di servizio.
Rut emise un mormorio molto femminile di approvazione; egli si volt verso di lei e disse: A dire la verit, mi manca un po'. Mi mancano i contatti con la gente, mi manca quel tipo di vita... La vita del piazzista  molto attiva, capite cosa voglio dire? Molto movimentata. Ora mi sembra spesso di non avere abbastanza cose da fare. Ma mantengo i contatti con qualche conoscente, gioco a carte; ho degli amici nel mio albergo. E anche un'amica, sapete? Diede un'occhiata in giro, agli altri, da sotto le sopracciglia a ciuffi. Scommetto che pensate che sono troppo vecchio per queste cose, aggiunse. So cosa state pensando! Ma questa  davvero una signora come si deve; ha molta fiducia in me. Non voglio con ci mancare di rispetto a vostra madre, cercate di capirmi, ma ora che se ne  andata e sono libero di risposarmi...
Chiss come, non era mai passato per la mente di Cody che i suoi genitori fossero ancora sposati. Anche Jenny ed Ezra sbatterono le palpebre e si tirarono un attimo indietro.
L'unico problema  la figlia di questa signora, spieg loro Beck. Ha una figlia che non mi piace niente, che ha trentacinque anni e vive ancora a casa. Eustacia Lee. Una persona proprio balorda. Anni fa ha perso due dita nella pressa di un trapano e da allora non ha mai pi lavorato, e ha speso i soldi del suo indennizzo per un veicolo a motore che va sulla neve. Non sono del tutto sicuro di volere vivere con lei.
Nessuno sembr farsi venire in mente qualcosa da dire.
Poi arriv Joe: entr di botto, avvolto in una cortina di aria profumata di fresco, con la piccola in braccio e trascinando un mucchio di altri bambini. In realt erano solo tre, ma sembravano di pi; facevano una tale baraonda. La signora Nesbitt quasi non voleva farmi uscire da scuola e non indovineresti mai che cosa ha mangiato la piccola e Febe non  potuta
uscire perch  andata male in matematica. E questo chi ? chiese una bambina fissando Beck.
Tuo nonno Tull.
Oh, fece lei sedendosi. Anche noi bambini possiamo bere il vino?
Joe, vorrei presentarti mio padre, disse Jenny.
Davvero? fece Joe. Perdiana. Ma poi dovette risolvere il problema della cinghia del seggiolone.
Gli altri due bambini scivolarono sulle sedie vuote ai lati di Beck, attorcigliarono i piedi al piolo della seggiola e piazzarono i gomiti appuntiti sul tavolo. Circondato, Beck si volt
prima alla sua sinistra, poi alla sua destra. Ma guarda un po', disse.
Come dici? chiese Jenny.
Questo gruppo, questa riunione, questo... assembramento!
Oh, fece Jenny tirando fuori della borsa un bavaglino.
S,  una bella folla.
Undici, dodici... tredici... contando la piccola sono quattordici persone!
Sarebbero state quindici, ma Slevin  all'universit, disse Jenny.
Beck scosse la testa, e Jenny leg il tovagliolo intorno al collo della bambina.
Abbiamo proprio, disse Beck, be'... un equipaggio. Un intero equipaggio.
Febe, che era religiosa, incominci a recitare un ringraziamento a voce alta. La signora Potter mise una scodella di minestra fumante davanti a Beck, che la fiut con aria dubbiosa.
 una minestra di melanzane, gli disse Ezra.
Be', non credo...
Minestra di melanzane alla Ursula: una ricetta lasciatami da una delle mie cuoche migliori.
In questo giorno di morte, intervenne Febe, il meno che potreste fare  di lasciare che la gente preghi in silenzio.
Basava tutta la sua cucina sull'astrologia, disse Ezra. Io le dicevo: "Facciamo un'insalata di indivia stasera", e lei mi rispondeva: "Niente di condito con l'aceto, le stelle sono contrarie", ed ecco che se ne saltava fuori con un piatto che a me non sarebbe mai venuto in mente, che mi sembrava solo un errore; ma funzionava, funzionava sempre. Ci doveva essere qualcosa in 'sta storia dell'oroscopo, sapete? Ma l'estate scorsa le stelle le hanno consigliato di andarsene, e lei se ne  andata: questo posto non  mai pi stato lo stesso.
Dicci qual  l'ingrediente segreto, lo stuzzic Jenny.
E chi te lo dice che c'?
Non c' sempre un ingrediente segreto? Un trucco speciale, che non ci si aspetta, e che sveli solo ai parenti stretti?
Be', fece Ezra, sono le banane.
Oh!
Senza banane questa minestra non vale niente.
In questo giorno di morte, intervenne Febe, dobbiamo proprio parlare di cibo?
Non  un giorno di morte, le disse Jenny. Usa il tovagliolo.
Il fatto , disse Beck, poi si interruppe. Quel che voglio dire  che questa sembra proprio una di quelle belle, grandi, allegre, rumorose, confusionarie... be', famiglie!
I grandi si guardarono intorno, mentre i bambini continuarono a mangiare rumorosamente la minestra. Beck, che fino a quel momento non vi aveva neanche immerso dentro il cucchiaio, si protese serio in avanti. Un clan,  quello che voglio dire, continu. Come una di quelle storie che si vedono in televisione: un sacco di cugini e di zii, di scherzi, di riunioni...
In realt non  affatto cos, gli disse Cody.
Cosa vuoi dire?
Non farti trarre in inganno: non  come sembra. Solo due o tre, al massimo, di questi ragazzini sono imparentati con te; gli altri sono di Joe, avuti da una moglie precedente. Quanto a me, be', non vedevo queste persone da anni... non saprei neanche dirti come si chiama il piccolo laggi. A proposito,  un bambino od una bambina? E sono stato informato della sua nascita? Non lo so, per cui non contare me nel tuo clan. E Becky, laggi, in fondo alla tavola...
Becky? fece Beck.  stata chiamata cos in onor mio, per caso?
Cody si ferm, con la bocca aperta, e si volt verso Jenny.
No, disse Jenny pulendo il mento della piccola. Si chiama Rebecca.
Tu pensi che siamo una famiglia, disse Cody riprendendo il discorso. Pensi che siamo una di quelle allegre famiglie da romanzo, mentre in realt siamo disgregati, disuniti, sparsi da
tutte le parti, e nostra madre era una strega.
Oh, Cody, fece Ezra.
Una strega furiosa, urlante, imprevedibile, Cody disse a Beck. Ci sbatteva schiaffeggiandoci contro il muro, ci chiamava rifiuti, vipere, diceva che desiderava che fossimo morti, ci scuoteva finch i nostri denti non sbatacchiavano, ci urlava in faccia. Non sapevamo mai da un giorno all'altro: sarebbe andato tutto bene, o no? Una minima cosa poteva farla scattare.
"Adesso ti sbatto fuori da quella finestra", mi diceva. "E poi guardo gi e rido nel vedere il tuo cervello spiaccicato sul selciato".
Il secondo fu messo loro davanti, in punta di piedi, dalla signora Potter e da un'altra donna che sorridevano fisse, come se facessero di tutto per non sentire, ma nessuno prese in mano la forchetta. La piccola mormorava sommessa in direzione di un fungo. Gli altri bambini osservavano Cody orripilati, sbiancando in volto, mentre i grandi sembravano pensare a qualcos'altro: tenevano gli occhi abbassati. Anche Beck.
Non era cos, disse Ezra alla fine.
Hai intenzione di negarlo? gli chiese Cody.
No, ma non era sempre arrabbiata. Anzi, si arrabbiava di rado, solo ogni tanto, con dei lunghi intervalli di tempo tra una volta e l'altra, e sono quelle volte che ti si sono fissate in
mente.
Cody si sent come prosciugato. Guard il piatto di fronte a s e scopr di avere davanti dell'agnello rosato, al sangue, e delle verdure dai colori vivaci: una perfetta combinazione di
forme e colori, uno dei capolavori di Ezra, ma non riusc a mangiarne neanche un boccone.
Pensa al resto, gli disse Ezra. Pensa a quando giocava a Monopoli con noi, o ascoltava con noi la radio. O cantava quella canzoncina insieme a te... come si chiamava quella che
cantavate insieme? Ivy, dolce dolcissima Ivy... e tu facevi qualche passo di danza, e poi tutt'e due, sottobraccio, entravate ballando il tip tap in cucina.
Ma sei sicuro? disse Beck. Io non mi ricordo che Perla sapesse ballare il tip tap.
La signora Potter vers del vino nel bicchiere di Cody: egli mise le dita intorno al gambo, ma poi non riusc a sollevarlo: sapeva che Rut, alla sua destra, stava fissandolo preoccupata.
Poi Ezra disse: E allora, che ti pare di questo vino, pap?
Ho paura di non essere un grande appassionato di vino, figliolo, rispose Beck.
Questo  veramente buono.
 pi nel mio stile un goccio di bourbon, disse Beck.
E la cosa migliore  il vino che berremo come dessert: lo fanno con delle uve affette da un tipo speciale di muffa, capisci...
Aspetta un attimo, disse Beck. Muffa?
Vedrai che ti piacer moltissimo.
E che cos' questa cosa biancastra?
Kasha.
Mi sa che non l'ho mai sentita nominare.
Ti piacer, disse Ezra.
Beck scosse la testa, ma aveva l'aria compiaciuta, come se gli facesse piacere pensare che Ezra aveva percorso tanta strada pi di lui.
Poi Cody allontan il piatto che aveva davanti. C' questo mio socio, Sloan, disse, che  rimasto scapolo tutta la vita, non si  mai sposato.
Tutti dimostrarono un interesse esagerato... perfino i bambini.
L'anno scorso, continu Cody, Sloan ha incontrato un suo vecchio amore, una donna con cui era stato anni fa, la quale aveva con s la figlia: stavano festeggiando il compleanno della bambina. Sloan ha chiesto quanti anni compiva, cos tanto per chiacchierare, e quando la donna gliel'ha detto, nella sua testa  come suonato un campanello. Ha fatto un po' di calcoli e ha concluso: "Dio mio, ma deve essere mia!" La donna lo ha guardato con un'aria un po' vaga e poi raccogliendo le proprie idee ha risposto: "S, in effetti lo ".
Erano tutti in attesa. Cody sorrise e fece loro un piccolo cenno che voleva dire di continuare pure a mangiare.
Be', che strana signora, disse infine Beck.
Niente affatto, rispose Cody.
Ci si sarebbe aspettati che almeno avesse...
Quel che lei voleva dire era che l'uomo non aveva niente a che fare con loro. Non era mai stato presente, capisci? per cui non contava. Non faceva parte della famiglia.
Beck si tir indietro di colpo: i suoi occhi non sembravano pi azzurri; erano diventati cos scuri da essere pi vicini al blu.
Poi Joe grid: La piccola!
La bambina stava dibattendosi afona, convulsa, a bocca aperta, con la faccia che diventava viola. Si sta strangolando, disse Jenny. Varie persone balzarono su di scatto e si rovesci un bicchiere di vino. Joe stava cercando di tirarla fuori del seggiolone, ma Jenny lo ferm: Non serve! lascia fare a me! Evidentemente il piano d'appoggio era bloccato in quella posizione e non riuscivano a tirarla fuori. Uno dei bambini pi grandi incominci a piangere; qualcosa cadde per terra andando in frantumi. Jenny diede alla bimba un colpo nella parte bassa del torace e schizz fuori una testa di fungo. La piccola gemette ed il suo viso ridivent rosa; con il singhiozzo, fu tirata fuori del seggiolone e piazzata sulle ginocchia di sua madre, dove si accomod allegramente ed incominci a dare la caccia a un pisello intorno al bordo del piatto di Jenny.
Riuscir a sopravvivere abbastanza a lungo da vederli cresciuti? Jenny chiese agli altri.
Se ne  andato, disse Ezra.
Capirono immediatamente di chi stava parlando: tutti volsero lo sguardo verso la sedia di Beck. Era vuota, e il tovagliolo era buttato da una parte, con un angolo nel piatto ad assorbire
l'unto.
Aspettate qui, disse Ezra.
Non solo aspettarono, ma smisero anche di parlare, di muoversi, mentre Ezra attraversava di corsa la stanza da pranzo e usciva dalla porta. Ci fu una pausa, durante la quale neanche la bambina piccola disse nulla. Poi Ezra torn, passandosi distrattamente le dita tra i capelli. Non lo si vede pi da nessuna parte, disse. Ma  passato solo un minuto, lo possiamo
rintracciare! Forza, tutti quanti.
Ancora nessuno si mosse.
Per piacere! disse Ezra. Per piacere. Almeno per una volta voglio che questa famiglia finisca un pasto insieme. Insomma, tutte le cene che abbiamo fatto sono finite male. Qualcuno se ne  andato arrabbiato, o in lacrime, e tutto  andato a scatafascio... Forza, tutti fuori, setacciate la zona, scovatelo! Quando lo troviamo ci riuniamo di nuovo qui e riprendiamo il pranzo da dove l'abbiamo interrotto.
Oppure, fece notare Cody, finiamo il pasto senza di lui.  sempre una possibilit.
Ma non lo era, e anche lui se ne rendeva conto: un posto vuoto intorno alla tavola avrebbe rovinato tutto. Le sedie stesse, con il loro schienale di legno a forma di arpa, avevano un aspetto desolato, di rimprovero. Lentamente la gente si alz; i bambini si raggrupparono intorno a Ezra, che stava dando direttive come uno stratega militare. Tu e quelli pi piccoli
provate via Brushnell... poi vi incontrate con Joe a... Anche Rut si alz, per prendere la piccola mentre Jenny si infilava il cappotto: si diressero verso la porta. Buona caccia! grid
Cody, inclinando la sedia indietro il pi possibile e chiedendo alla signora Potter un altro bicchiere di vino.
Dentro di s per si sentiva punito, e gli rivenne in mente quando alle elementari gli era capitato di prendere in giro un compagno fino alle lacrime, di esagerare un po', e poi guardandosi
intorno si era accorto che tutti i suoi amici avevano smesso di ridere. Non c'era forse lo stesso silenzio vuoto in questa stanza da pranzo, tra i tavoli ricoperti dalle tovaglie bianche?
La signora Potter sostitu la bottiglia di vino sul portabottiglia bordato d'argento, poi fece un passo indietro e si mise a braccia conserte.
Penso che andr a dare un'occhiata per vedere come procede la cosa, le disse Cody.
Fuori il cielo era diventato di un azzurro intenso quasi sgargiante.
Un sole pallido illuminava la cima dei palazzi e non sembrava pi cos freddo. Cody stette l con le mani sui fianchi e le gambe larghe - imperturbato, all'apparenza - guardando su e gi per la strada. Una parte del gruppo all'inseguimento stava proprio allora scomparendo dietro un angolo: Joe e i ragazzi pi grandi. Un'imponente donna negra, con il capo avvolto in un fazzoletto colorato, si era fermata a ridistribuire meglio il contenuto delle due borse della spesa.
Cody imbocc il vicolo a destra della porta, una stretta striscia di calcestruzzo lungo la quale erano allineate vecchie casse da imballaggio e bidoni dell'immondizia deformati a forza di colpi. Oltrepass la finestra della cucina del ristorante, dove una zaffata dell'aspiratore rivivific il ricordo dell'agnello di Ezra.
Rasent un gatto lungo ed esile, affamato, con la coda arruffata come un spazzolino per le bottiglie ormai frusto. Sent il retro del proprio collo tendersi di quell'attenzione particolare, vigile, che si richiede nelle strade di Baltimora, ma continu a procedere con passo sciolto, lento, e le mani nelle tasche dei pantaloni.
Abbi sempre uno scopo, era solito dirgli suo padre in passato. Comprtati come se ti stessi dirigendo intenzionalmente da qualche parte, e vedrai che la feccia non interferir con te. Gli aveva anche detto: Non ti fidare mai di una persona che incomincia le sue frasi con "francamente" e  il movimento del polso a costituire i nove decimi di un buon tiro laterale, e se vuoi vendere qualcosa ad una persona, guarda altrove mentre parli, non la fissare diritta negli occhi.
Abbiamo solo l'un l'altro, diceva Ezra per giustificare una di quelle sue cene che non finivano mai. Dobbiamo rimanere fermamente uniti; nessuno ha lo stesso passato nostro.
Ma su quella misera manciatella di consigli offerta da Beck Tull - davvero gli unici che Cody si ricordasse di avere avuto da lui - non sembrava ci si potesse costruire un gran passato.
Di primo acchito ci si sarebbe immaginati che loro tre, Ezra, Cody e Beck, avessero in comune solo un aspetto risoluto, la tendenza a diffidare della franchezza della gente, il polso agile
e lo sguardo evasivo.
Tutt'a un tratto Cody sent un forte bisogno di rivedere suo figlio, la chioma bionda di Luca e le sue spalle curve. (Avrebbe preferito morire che abbandonare un suo figlio. Lo aveva giurato a se stesso quando era ancora un ragazzo: tutto tranne che questo). Ripens al loro week-end a caccia, in cui non avevano avuto molto da dirsi reciprocamente; insieme si erano comportati in modo timido, riservato. E si chiese se Sloan gli avrebbe riprestato la casupola per il prossimo fine settimana, cos avrebbero potuto riprovare.
Sbuc su una piazza, pi assolata del vicolo e quasi vuota; con la mano si ripar gli occhi dal sole e diede un'occhiata in giro. Mamma mia! Ecco l Luca, apparso come per magia, che sedeva chiss perch sul portico di una casa le cui porte e finestre erano state sigillate con delle assi. Cody si avvi verso di lui, camminando veloce. Luca ud i suoi passi e alz la testa all'arrivo di Cody. Ma non era Luca, era Beck. I suoi capelli argentati sembravano biondi alla luce del sole e si era tolto la giacca, mettendo in mostra una camicia bianca e delle spalle angolose, impettite, che strano, cos simili a quelle di Luca. Cody si ferm di colpo.
Stavo cercando la stazione dei pullman, gli disse Beck.
Pensavo di farcela a piedi, ma ora non ne sono pi tanto sicuro.
Cody tir fuori di tasca il fazzoletto per asciugargli la fronte.
Vedi, Claudette mi star aspettando, continu Beck.
Voglio dire, l'amica di cui vi ho parlato. Ho pensato che era meglio che io mi muovessi. Mi dispiace di mangiare e scappare via, ma sai come sono fatte le donne. Le ho detto che sarei tornato per l'ora di cena, ci conta.
Cody si rimise in tasca il fazzoletto.
Suppongo che mi voglia sposare, adesso, continu Beck.
Sa che Perla se ne  andata, e star sicuramente facendo progetti.
Tenne sollevata la giacca, come se la stesse scrutando in cerca di qualche imperfezione; poi la ripieg con cura, alla rovescia, e se la mise sul braccio. Aveva la fodera di seta, leggermente iridata, come la carne un po' vecchia che assume quella particolare lucentezza.
A dir la verit, riprese Beck, non  che mi vada molto di sposarmi con lei. Non si tratta solo della figlia, si tratta anche di me; s, davvero, di me. Credi che non abbia avuto delle
donne prima? Certo che le ho avute, e le avrei potute sposare quasi tutte. Molte di loro mi hanno supplicato: "Scrivi a tua moglie, chiedile il divorzio; sposiamoci". "Be', forse fra un p'", rispondevo io, ma poi non l'ho mai fatto. Non so perch, non l'ho fatto e basta.
Ci hai abbandonato nelle sue grinfie, disse Cody.
Beck sollev lo sguardo: Eh?
Come hai potuto farlo? gli chiese Cody. Come hai potuto gettarci in balia di nostra madre? Gli si pieg pi vicino, abbastanza vicino da sentire l'odore di canfora del vestito di Beck. Eravamo piccoli, solo bambini, non potevamo difenderci. Contavamo sul tuo aiuto. Aspettavamo di sentire i tuoi passi alla porta perch ci venissi a salvare, ma tu ci hai voltato le spalle. Non hai mosso un dito per difenderci.
Beck fissava il traffico dietro le spalle di Cody.
Lei mi logorava, gli disse alla fine.
Ti logorava?
Aveva la capacit di esaurire quel che di buono c'era in me. Tutto quel che di buono c'era in me.
Cody si raddrizz.
All'inizio, continu Beck, pensava che io fossi meraviglioso.
Avresti dovuto vedere il suo viso, se entravo in una stanza. Quando l'ho incontrata era gi una vecchia zitella: ci aveva rinunciato. Erano anni che nessuno la corteggiava pi; le sue amiche le chiedevano di fare da baby-sitter ai loro bambini, che la chiamavano zia Perla. Poi sono arrivato io, e la rendevo cos felice!  questo il mio punto debole, figliolo.
Voglio dire,  successo con tutte le mie amiche, non riesco mai a resistere a una persona che so di fare felice. Pu avere i denti storti, essere brutta o tarchiata... tanto meglio! Suppongo che se avessi divorziato da tua madre mi sarei risposato altre sei volte, con ogni nuova donna che si rallegrasse un po' nel vedermi, e avrei cambiato di nuovo non appena fossimo diventati pi intimi e lei avesse dimostrato di non essere pi tanto contenta.
 l'intimit che rovina. Non ti avvicinare mai troppo alle persone, figliolo... te l'avevo gi detto quando eri piccolo?
All'inizio, quando tua madre e io ci siamo sposati, tutto era perfetto. Sembrava che non facessi mai nulla di male. Poi suppongo che a poco a poco abbia incominciato a vedere i miei limiti. Non li avevo mai tenuti nascosti, ma ad un certo punto hanno preso a pesarle. Facevo degli sbagli e lei li vedeva.
Vedeva che passavo troppo tempo lontano da casa e che non le ero abbastanza d'aiuto, che non facevo progressi nel mio lavoro, che mettevo su peso, bevevo troppo, parlavo male, mangiavo male, vestivo male, guidavo male la macchina. Anche se ce la mettevo tutta, sembrava che qualsiasi cosa facessi diventasse un pasticcio: la sciupavo, la trasformavo in un qualche disastro.
Che so, portavo a casa un giocattolo per rallegrarvi tutti quando tornavo, e questo chiss come diventava fonte di lite: tua madre diceva che era troppo caro o troppo pericoloso o troppo complicato, e voi tre bisticciavate per chi doveva giocarci per primo. Ti ricordi il completo per il tiro dell'arco? Avevo pensato che sarebbe stato cos divertente, che ci avrebbe tutti uniti: una gita di famiglia in campagna, in cui avremmo attaccato il bersaglio al tronco di un albero e avremmo tirato con l'arco e le frecce. Ma le cose non sono andate come mi immaginavo.
Prima Perla si lamenta di non essere sportiva, poi Jenny dice che fa troppo freddo, poi tu ed Ezra iniziate una specie di, non so, discussione, o litigio, e finite con l'accapigliarvi, e tirate una freccia e ferite tua madre.
Me lo ricordo, disse Cody.
Diritta nella spalla. Un disastro, un vero disastro. E la settimana dopo, mentre io sono via, qualcosa va storto con quella ferita. Torno da uno dei miei viaggi di lavoro e lei mi dice che ha rischiato di morire. Qualcosa, non so, una qualche infezione o roba del genere. Per me  stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Stavo seduto in cucina quella domenica sera, bevendo una birra, e tutt'a un tratto, senza neanche rendermene conto, ho detto: "Perla, me ne vado".
Cody intervenne: Vuoi dire che  stato quello il momento in cui te ne sei andato?
Ho fatto la valigia e ho inforcato la porta, disse Beck.
Cody si sedette anche lui sul portico.
Vedi, continu Beck, penso che si trattasse di questo: era il grigiore, il grigiore delle cose; il fatto che tutto fosse sempre met bello e met brutto. Che ogni cosa fosse ingarbugliata, confusa, non pi perfetta. Non riuscivo a sopportarlo. Tua madre ci riusciva, ma io no. Sissignore, devo riconoscerglielo, con tutta la mia ammirazione.
Sospir accarezzando la fodera della giacca.
Sar onesto, disse. Quando me ne sono andato pensavo che non mi sarebbe pi importato di rivedervi. Ma in sguito ho incominciato a pensare: "Che cosa star facendo Cody adesso?
Ed Ezra? E Jenny?" "La mia famiglia non era un gran che", pensavo, "ma in fin dei conti cos'altro c' oltre a essa?" A quei tempi me ne ero gi andato da due o tre anni. Una sera stavo passando per Baltimora e ho parcheggiato a un isolato di distanza, sono sceso dalla macchina e mi sono avvicinato a casa. Mi sono quasi congelato a stare l ad aspettare dall'altro lato della strada. Suppongo che se nessuno fosse uscito mi sarei presentato alla porta o qualcosa del genere. Sei stato tu a venire fuori.
Dapprima non ti ho nemmeno riconosciuto e ho pensato che fossero andate ad abitare l delle altre persone. Poi mi sono reso conto che eri solo tanto cresciuto: eri diventato quasi un uomo. Sei venuto gi verso il cancelletto e ti sei chinato a raccogliere il giornale della sera, e tirandoti su lo hai come lanciato in aria e ripreso al volo, e io allora ho capito che potevi vivere anche senza di me. Vedi, potevi fare quel gesto cos spensierato, lanciare il giornale e riacchiapparlo al volo: te la saresti cavata bene. E avevo ragione, no? Guarda qua! Non siete riusciti tutti benissimo, con una bella vita, tutti e tre?  stato merito suo; di Perla. Sapevo che ce l'avrebbe fatta. Ho girato i tacchi e sono tornato alla macchina.
Dopo di che, ho semplicemente continuato a fare la mia solita vita. Con qualche amico e anche un'amica di tanto in tanto. Appena qualcuno incominciava ad avere un'ottima opinione di me, io mi dicevo: "Come vorrei che Perla lo vedesse".
Le scrivevo anche due righe, a volte: le mandavo sempre il mio indirizzo quando mi trasferivo, ma quello che in realt volevo dirle, scrivendole, era: "Abbiamo questo nuovo capo, una persona importante, che mi stima moltissimo". Oppure: "C' una signora che si comporta in modo entusiasta quando mi vede".
Una follia, non trovi? Per tutti questi anni, ogni volta che ottenevo un qualche successo, era come se lo mettessi in mostra, nella mia immaginazione, perch tua madre lo ammirasse. Guarda qua, Perla, pensavo. Oddio, come far ora che se ne  andata?
Scosse la testa.
Cody, che cercava qualcosa da dire, alz per caso lo sguardo e vide la sua famiglia attorniare l'angolo di una strada, aprendosi a ventaglio. Prima venivano i bambini, di corsa, con gli adolescenti che li seguivano veloci, e i grandi, che cercavano di tenere dietro agli altri, stavano quasi correndo anche loro, cos che tutti avevano un aspetto stranamente gioioso. I colori scuri dei vestiti del funerale rendevano i loro visi pi luminosi.
Le braccia e le gambe dei bambini si dimenavano in aria, e la piccola rimbalzava sulle spalle di Joe.
Cody ne fu sorpreso e toccato: ebbe la sensazione che lo stessero trascinando verso di loro, che non fossero loro a spostarsi, ma lui stesso.
Ci hanno trovati, disse a Beck. Andiamo a finire il nostro pranzo.
Be', non so, fece suo padre, ma lasci che Cody lo aiutasse a tirarsi su. Forse solo quest'ultima portata, disse, ma ti avverto, intendo andarmene prima che quel vino da dessert venga versato.
Sostenendolo per il gomito, Cody lo condusse verso gli altri.
In alto, i gabbiani si lasciavano trasportare per un cielo cos limpido e blu che gli tornarono in mente tutte le gite della sua infanzia: i giri in macchina, i picnic, le escursioni autunnali e le passeggiate tra i fiori di campo in primavera. Si ramment della gita con l'arco, e gli parve di ricordarsi perfino quella freccia, che con grazia, vibrando, compiva il suo percorso. Si ramment della sagoma diritta di sua madre che si muoveva lungo il prato, con i capelli dorati alla luce del sole, e le sue piccole mani che aggiustavano il mazzo di fiori, mentre la freccia procedeva verso di lei. E su in alto, gli sembr di ricordarsi, c'era un piccolo aeroplano marrone, quasi immobile, che ronzava nel sole splendente come un bombo.
...
.
...
FINE.